Silvio Orlando: «A 9 anni ho perso mia madre»

Orlando interpreta La vita davanti a sé al Teatro Quirino di Roma, portando in scena un'opera che risuona con il dolore della perdita della madre a nove anni.

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Autore: Redazione ,

Silvio Orlando torna in scena al Teatro Quirino di Roma con La vita davanti a sé, spettacolo tratto dal romanzo di Romain Gary, e lo fa portando con sé un bagaglio di emozioni profondissime che affondano le radici nella sua infanzia. L'attore napoletano, oggi considerato uno dei maestri della scena italiana, rivela al Corriere della Sera come la perdita della madre, avvenuta quando aveva appena nove anni, continui a segnare la sua vita e la sua arte: un vuoto che non si è mai riempito e che oggi, nella sua maturità, riemerge con forza ancora maggiore. È proprio da quel trauma infantile che nasce la sensibilità unica di Orlando, capace di passare dalla comicità più brillante alla malinconia più struggente.

La storia di Momò, il piccolo protagonista del romanzo di Gary, non poteva trovare interprete più adatto. Si tratta di un bambino arabo orfano di madre, cresciuto e amato da Madame Rosa, un'ex prostituta ebrea sopravvissuta ai campi di concentramento. Orlando ha scelto di riportare in scena questo testo per la quarta stagione consecutiva, trasformandolo in quello che lui stesso definisce "un long seller del repertorio teatrale", proprio per la sua capacità di parlare all'oggi con urgenza straordinaria. In un momento storico segnato da conflitti e divisioni, questa storia di amore che supera ogni barriera culturale e religiosa diventa un manifesto potente di convivenza pacifica.

Sul palco, l'attore compie una trasformazione sorprendente: con naturalezza assoluta si cala nei panni del piccolo Momò, restituendone l'innocenza, la fantasia e il dramma esistenziale. "Siamo tutti Momò", aveva dichiarato a Repubblica, spiegando come la vicenda del bambino protagonista tocchi corde universali nell'animo umano. Al centro della narrazione c'è infatti il diritto fondamentale all'amore materno e quel vuoto incolmabile che la perdita della madre lascia in ognuno di noi, indipendentemente dall'età in cui avviene.

"Anche chi vede la sua mamma campare cent'anni il giorno in cui lei se ne va avrà sempre qualcosa che non era riuscito ancora a dirle"

La carriera di Orlando nel mondo della recitazione è iniziata precocemente, tra i banchi delle elementari. Il suo primo successo arrivò interpretando Pinocchio nelle recite scolastiche, una performance che entusiasmò talmente la maestra da valergli il ruolo ancora più ambizioso di Marcantonio nello Shakespeare. Ma quella volta fu un clamoroso flop, vissuto nella vergogna generale e nella soddisfazione dei compagni invidiosi: "Era come la caduta degli dei", ricorda l'attore con autoironia. La vera consapevolezza della sua vocazione artistica maturò più tardi, tra la metà degli anni Settanta e Ottanta, quando a Napoli faceva teatro "a modo suo" nelle cantine insieme a un gruppo di amici.

Orlando riconosce nella sua insicurezza la fonte paradossale della sua forza artistica, quella capacità di oscillare tra registro comico e vena malinconica che lo ha reso unico nel panorama teatrale e cinematografico italiano. La vita davanti a sé rappresenta per lui lo spettacolo della maturità, quello che sintetizza un'intera esistenza artistica e umana. Quando Madame Rosa muore e Momò le rende omaggio celebrando il suo funerale, Gary esalta l'aspetto emotivo del rapporto tra un figlio, sia pure adottivo, e una madre, senza cedere a presunzioni ideologiche.

L'attore conclude con una riflessione che lascia trasparire quanto la sua arte sia intimamente legata alla sua biografia: "Se la mia mamma fosse sopravvissuta, chissà se avrei fatto l'attore". Una domanda sospesa che illumina il mistero della vocazione artistica e del modo in cui il dolore può trasformarsi, attraverso la creatività, in un dono per gli altri. La vita davanti a sé continua così a parlare al pubblico stagione dopo stagione, confermandosi come uno dei cavalli di battaglia più toccanti del teatro italiano contemporaneo.

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