Steve Cropper morto, addio al chitarrista blues

Chitarrista dei Blues Brothers e cofondatore dei Booker T. & the M.G.'s, ha plasmato il Memphis Sound che ha rivoluzionato soul e blues negli anni Sessanta.

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Autore: Redazione ,

Il mondo della musica piange uno dei suoi giganti più autentici. Steve Cropper, leggendario chitarrista blues e anima musicale dei Blues Brothers, si è spento il 3 dicembre a Nashville all'età di 84 anni. Per il grande pubblico internazionale era il barbuto musicista che affiancava Dan Aykroyd e John Belushi nel cult movie di John Landis, ma la sua eredità artistica va ben oltre quella straordinaria esperienza cinematografica, affondando le radici nel cuore pulsante del Memphis Sound che ha rivoluzionato la musica soul e blues negli anni Sessanta.

Nato nel Missouri ma cresciuto a Memphis, Cropper ha contribuito a plasmare quello che oggi chiamiamo il suono Stax Records, l'etichetta discografica che rivaleggiava con la Motown nel definire l'identità musicale afroamericana. Come membro fondatore dei Booker T. & the M.G.'s, non si limitava a suonare la sua iconica Telecaster: era il direttore artistico dell'etichetta, il produttore che stava dietro la consolle, il compositore che firmava hit destinate a diventare immortali. La sua chitarra ha accompagnato giganti come Otis Redding, Sam & Dave, Wilson Pickett, Rufus e Carla Thomas, Eddie Floyd, forgiando un sound inconfondibile che mescolava blues, soul e rhythm & blues.

Il suo palmares compositivo fa impressione anche oggi: "(Sittin' on) the Dock of the Bay" scritta insieme a Otis Redding, "Green Onions", "Knock on Wood", "Soul Man", "In the Midnight Hour", "Cruisin'". Brani che hanno attraversato generazioni, diventando parte del DNA della cultura pop mondiale. Non sorprende che la rivista Mojo lo abbia posizionato come secondo miglior chitarrista di sempre, subito dietro a Jimi Hendrix: i suoi riff minimali ma penetranti, il suo approccio chitarristico essenziale ma profondamente emotivo hanno influenzato intere generazioni di musicisti.

La sua è una di quelle carriere in cui non serve essere esperti di musica per comprenderne l'importanza: chiunque abbia un cuore è in grado di sentirne la grandezza

L'avventura con i Blues Brothers è iniziata nel 1978, quando Dan Aykroyd e John Belushi trasformarono quello che era nato come sketch al Saturday Night Live in un fenomeno culturale globale. L'album "Briefcase Full of Blues" raggiunse il doppio disco di platino, mentre il film del 1980 diretto da John Landis divenne un cult assoluto. Cropper portò nella band non solo il suo straordinario talento, ma anche la credibilità di chi aveva letteralmente scritto la storia della musica nera americana. Fino a pochi anni fa, ormai lontano dall'immagine del barbuto blues man degli anni Ottanta, continuava a salire sul palco per regalare al pubblico la magia dei suoi assoli.

La carriera di Cropper, iniziata nei Royal Spades insieme al futuro compagno di band Donald "Duck" Dunn (bassista dei Blues Brothers scomparso nel 2012), si è arricchita nel corso dei decenni di collaborazioni straordinarie. Ha suonato con Bob Dylan, Neil Young, John Fogerty e Levon Helm, ricevendo nel corso della sua carriera due Grammy Award che però rappresentano solo una minima frazione del riconoscimento che merita. Il suo contributo alla musica soul e blues è stato talmente fondamentale da essere praticamente incommensurabile.

Oggi molti membri della band originale dei Blues Brothers lo hanno preceduto in quello che ci piace immaginare, in modo totalmente laico, come una jam session paradisiaca: oltre a Dunn, anche Matt "Guitar" Murphy e Alan Rubin non ci sono più, così come il carismatico John Belushi. E forse stanno già accompagnando leggende come Aretha Franklin, Cab Calloway, Ray Charles, James Brown e John Lee Hooker in un concerto eterno. Una fantasia consolatoria per chi resta quaggiù ad ascoltare quella musica dell'anima che Steve Cropper ha contribuito a creare e che continua a farci vibrare, ballare e sentire vivi ogni volta che la ascoltiamo.

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