Strage Crans-Montana: chi sono i dispersi italiani

Incendio a Crans-Montana nella notte di Capodanno: 47 morti e 112 feriti. Sei giovani italiani risultano ancora dispersi, la maggior parte minorenni.

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Autore: Redazione ,
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Una tragedia che ha spezzato il cuore dell'Europa e dell'Italia intera si è consumata nella notte di Capodanno a Crans-Montana, la rinomata località sciistica svizzera trasformatasi in un incubo di fiamme e morte. L'incendio che ha devastato il locale Le Constellation ha causato almeno 47 morti e 112 feriti, secondo il bilancio ufficiale fornito dalle autorità elvetiche all'ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado. Ma è il dramma dei dispersi italiani a tenere con il fiato sospeso decine di famiglie: sei ragazzi, la maggior parte minorenni, risultano ancora irreperibili mentre le ore passano inesorabili e i telefoni restano drammaticamente muti.

Tra i nomi che rimbalzano con angoscia dalle liste dell'unità di crisi della Farnesina c'è quello di Giovanni Tamburi, sedicenne bolognese che quella sera aveva cenato allo Chalet con gli amici prima di spostarsi al pub. Un compagno ha riferito alla madre di essere riuscito a fuggire insieme a lui, prima di perdersi nella confusione dell'evacuazione. Un dettaglio straziante potrebbe aiutare nel riconoscimento: Giovanni porta al collo una catenina d'oro con l'immagine della Madonna. Anche Riccardo Minghetti, romano di sedici anni appartenente alla comunità ebraica, figura tra i dispersi. Frequentatore abituale di Crans-Montana, conosceva bene quella zona dove sorge anche una piccola sinagoga, anch'essa divorata dalle fiamme insieme al locale.

Il dramma si estende a Chiara Costanzo, milanese di sedici anni, il cui padre ha trascorso ore davanti all'unità di crisi italiana allestita sul posto, stringendo un telefono che non ha mai squillato con la notizia sperata di un ricovero ospedaliero. Gli altri due dispersi italiani sono Achille Barosi, sedici anni, e Giuliano Biasini. L'identificazione delle vittime si sta rivelando un'operazione drammaticamente complessa: molti corpi risultano gravemente carbonizzati, rendendo necessario l'intervento della polizia scientifica italiana annunciato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, atteso oggi nella località svizzera.

Un lavoro complesso, perché molti corpi risultano gravemente carbonizzati e i tempi potrebbero essere lunghi

La conferma più dolorosa è arrivata per la famiglia di Emanuele Galeppini, diciassettenne nato a Genova ma residente da anni a Dubai. L'ultimo contatto con i genitori risaliva proprio alla mezzanotte di Capodanno, una telefonata di auguri che nessuno immaginava potesse essere l'ultima. Promessa del golf italiano con risultati già di rilievo nel circuito degli Emirati Arabi Uniti, Emanuele è stato ricordato dalla Federazione Italiana Golf come un giovane atleta capace di unire talento, passione e valori. La sua morte ha commosso l'intera comunità golfistica internazionale.

Tra i tredici italiani ricoverati negli ospedali svizzeri, le condizioni più critiche riguardano Francesca Nota, sedicenne milanese in coma all'ospedale di Zurigo. La gravità del suo quadro clinico ha impedito il trasferimento in Italia, a differenza di altri tre connazionali arrivati in serata al reparto grandi ustionati dell'ospedale Niguarda di Milano: Giuseppe Giola di Milano, Manfredi Marcucci romano, entrambi sedicenni, ed Eleonora Palmieri, ventinove anni di Cattolica. Presentano ustioni gravi ma i medici non destano particolari preoccupazioni sulle loro condizioni.

L'unità di crisi della Farnesina è stata letteralmente sommersa dalle chiamate fin dalle prime luci dell'alba del primo gennaio. Genitori arrivati in Svizzera per le vacanze e famiglie rimaste in Italia che avevano sentito i figli pochi minuti prima della tragedia hanno cercato disperatamente notizie in un caos di informazioni frammentarie e spesso contraddittorie. Nel primo pomeriggio mancavano all'appello diciannove ragazzi italiani, numero progressivamente ridottosi man mano che gli ospedali svizzeri riuscivano a identificare i feriti trasferiti d'urgenza da un cantone all'altro.

La presenza massiccia di familiari italiani a Crans-Montana ha spinto Tajani a predisporre una piccola unità di crisi direttamente sul posto, per offrire assistenza pratica e psicologica a chi è ancora in attesa di notizie. Sono state spesso le stesse famiglie, avvertite direttamente dalle autorità svizzere, a comunicare alla Farnesina l'identificazione dei propri figli, mentre per altre l'attesa continua in un silenzio che diventa sempre più insostenibile a ogni ora che passa.

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