Torino si è trasformata in un campo di battaglia urbano durante la manifestazione contro lo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna. Circa 1500 tra anarchici, autonomi e antagonisti hanno scatenato una guerriglia coordinata che ha visto l'utilizzo di tattiche militari rodate, comunicazioni in codice e una regia che gli inquirenti ritengono sia stata affinata nelle proteste della Val di Susa. Non si è trattato di semplici scontri: dietro passamontagna e caschi si nascondevano specialisti della violenza arrivati da diverse città italiane e dall'Europa, con una massiccia presenza francese che ha destato l'attenzione delle forze dell'ordine.
La sera degli scontri ha rivelato un livello di organizzazione preoccupante. I manifestanti violenti si sono mossi utilizzando nomi in codice come Blu, Ugo, Kiwi e Mango per coordinare gli attacchi contro i contingenti di polizia. Al calar del sole, blocchi organizzati si sono staccati dal corteo principale per dare vita a una serie di assalti sistematici: pietre, bottiglie di vetro, razzi, bombe carta, barricate con cassonetti incendiati e persino l'incendio di una camionetta della polizia. L'arsenale utilizzato comprendeva puntatori laser per disorientare gli agenti, tubi di lancio artigianali e aste di cartelloni stradali trasformate in armi improprie.
La tattica adottata dai violenti ha seguito uno schema ormai consolidato in altre manifestazioni. I partecipanti agli scontri si sono cambiati d'abito all'interno del corteo stesso, indossando giacche e pantaloni impermeabili neri per poi abbandonarli sull'asfalto prima della fuga. Gli investigatori hanno individuato nella Val di Susa la "palestra" dove questi gruppi hanno affinato le proprie tecniche di guerriglia urbana, acquisendo competenze che hanno poi esportato in contesti urbani come quello torinese.
Il bilancio degli arresti e delle denunce racconta la portata dell'operazione di sicurezza. Tre persone sono finite in manette e 24 sono state denunciate, tra cui diversi stranieri. Particolare attenzione ha ricevuto il caso del presunto responsabile del pestaggio ai danni di Alessandro Calista, agente del Reparto mobile di Padova, identificato come un ventiduenne della provincia di Grosseto. Gli investigatori lo hanno rintracciato attraverso l'analisi dei filmati, individuandolo come colui che ha strappato il casco e lo scudo al poliziotto. Secondo gli inquirenti si tratterebbe di un "cane sciolto", non riconducibile a un'area politica ben definita.
Le operazioni preventive avevano già fatto scattare l'allarme nei giorni precedenti la manifestazione. Il questore Massimo Gambino aveva fatto identificare circa 770 persone durante i controlli lungo le principali vie d'accesso alla città, compreso l'aeroporto di Caselle. Tra questi, 54 stranieri di cui ben 35 francesi, un dato che conferma la dimensione transnazionale di questi movimenti. Numerose misure di prevenzione erano state emesse contro individui trovati in possesso di maschere antigas, passamontagna, oggetti contundenti o con precedenti considerati pericolosi dal punto di vista della sicurezza pubblica.
Gli episodi violenti di Torino non rappresentano un caso isolato nel panorama cittadino degli ultimi mesi. Durante le manifestazioni Pro Palestina si erano già verificati assalti alle OGR (le ex officine grandi riparazioni diventate hub culturale e tecnologico), alla sede di Leonardo e alla redazione del quotidiano La Stampa. Questo pattern di attacchi mirati a simboli istituzionali, aziendali e mediatici rivela una strategia comunicativa precisa dietro la violenza di piazza.
Le indagini proseguono serrate per identificare tutti i responsabili della guerriglia urbana. Gli investigatori stanno passando al setaccio ore di filmati, analizzando comunicazioni e movimenti dei gruppi organizzati. L'obiettivo è ricostruire la catena di comando dietro gli scontri e individuare eventuali finanziatori o organizzatori delle trasferte violente. La presenza di militanti stranieri solleva inoltre questioni di coordinamento europeo tra questi gruppi, con la Francia che emerge come principale bacino di provenienza dei manifestanti violenti arrivati a Torino per gli scontri di piazza.
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