Uccide la moglie e la seppellisce ad Anguillara

Il corpo della donna, scomparsa l'8 gennaio, è stato ritrovato sepolto nel terreno dell'azienda del marito, ora in carcere per omicidio. Riconosciuta dai gioielli.

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Autore: Redazione ,
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Il corpo di Federica Torzullo giaceva sepolto a due metri di profondità nel terreno dell'azienda del marito, nascosto sotto rovi e terra smossa da un escavatore. La funzionaria delle poste di Fiumicino, 41 anni, era scomparsa l'8 gennaio scorso e solo domenica 18 gennaio gli investigatori hanno ritrovato i suoi resti nell'area della ditta di movimentazione terra gestita dal coniuge Claudio Carlomagno, ora in carcere con l'accusa di omicidio. La sorella Stefania ha dovuto compiere il tragico riconoscimento attraverso i gioielli: una catenina e alcuni braccialetti erano gli unici elementi riconoscibili su quel corpo sfigurato.

Gli inquirenti erano certi di trovare Federica proprio in quel luogo quando hanno ordinato gli scavi in via Comunale San Francesco. Il cerchio investigativo si era chiuso già il sabato precedente, grazie a una serie di elementi che smontavano pezzo per pezzo la ricostruzione fornita dal 45enne imprenditore. Le telecamere installate all'inizio della strada hanno documentato movimenti sospetti: il 9 gennaio, alle 7:30 del mattino, il furgone aziendale di Carlomagno lasciava l'abitazione con un carico che nessuno avrebbe dovuto trasportare.

La versione dei fatti raccontata dall'uomo agli investigatori è apparsa fin da subito contraddittoria e illogica, secondo le parole degli inquirenti. Carlomagno sosteneva che la moglie fosse rientrata a casa alle 23:30 dell'8 gennaio e che la mattina successiva fosse uscita normalmente dall'abitazione. Ma le indagini hanno ricostruito una realtà completamente diversa: Federica era tornata intorno alle 19 di quella sera e da quel momento non aveva più lasciato la casa da viva.

Il corpo giaceva sepolto a due metri di profondità

L'omicidio sarebbe avvenuto tra le ultime ore dell'8 gennaio e le prime luci del 9, probabilmente nella cabina armadio della camera da letto matrimoniale. Il luminol ha rivelato tracce di sangue proprio in quella stanza, ma non solo: le analisi hanno individuato residui ematici anche sui vestiti da lavoro dell'indagato, sul pavimento dell'ingresso, sul manico di un badile, su un mezzo meccanico all'interno del magazzino aziendale e persino su un asciugamano rinvenuto in una cava. Il procuratore Alberto Liguori ha illustrato questo quadro probatorio che inchioda il 45enne.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Carlomagno potrebbe aver ucciso la moglie sbattendole la testa contro il muro. Dopo il delitto, l'uomo avrebbe messo in atto un elaborato tentativo di depistaggio: messaggi inviati ai familiari utilizzando il cellulare della vittima per simulare che fosse ancora viva, spostamenti in zona con il furgone aziendale la mattina del 9 gennaio per farsi notare e costruirsi un alibi. Una messinscena che non ha retto all'analisi dei carabinieri della compagnia di Bracciano.

Un altro elemento cruciale emerge dalla denuncia di scomparsa presentata dallo stesso Carlomagno. L'imprenditore aveva minimizzato le difficoltà coniugali, parlando di normali "alti e bassi" tipici di una lunga relazione. In realtà il matrimonio era ormai finito: proprio quella settimana un giudice avrebbe dovuto sancire ufficialmente la separazione e Federica si sarebbe trasferita con il figlio di 10 anni, affidato a lei, nella casa dei genitori. Una prospettiva che forse l'uomo non era disposto ad accettare.

Domenica mattina, mentre i carabinieri scavavano nel terreno dell'azienda, altri militari si sono recati all'abitazione di Carlomagno. Con una scusa lo hanno fatto uscire e lo hanno accompagnato in caserma, in via Caduti di Nassiriya. Di fronte agli investigatori, il 45enne si è chiuso in un totale silenzio. Il suo legale, l'avvocato Andrea Miroli, dopo un colloquio di circa un'ora ha dichiarato ai giornalisti che il suo assistito stava per costituirsi spontaneamente, ma che l'arresto lo ha preceduto.

Durante la prima notte trascorsa in cella, secondo fonti penitenziarie sentite da LaPresse, Claudio Carlomagno è stato posto sotto sorveglianza a vista. Le stesse fonti riferiscono che l'uomo sembrerebbe non aver ancora "compreso la gravità di quanto ha fatto". Una dichiarazione che aggiunge un ulteriore elemento di inquietudine a una vicenda che ha sconvolto la comunità di Anguillara, dove Federica era conosciuta e stimata per il suo lavoro presso l'ufficio postale di Fiumicino.

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