Villa Pamphili, le rivelazioni shock del medico legale

Medici legali del Gemelli confermano che Anastasia Trofimova e la figlia Andromeda furono strangolate: la bambina non mangiava da giorni, la madre era in stato di ubriachezza.

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Autore: Redazione ,
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Una storia di dolore e violenza che ha sconvolto Roma torna a occupare le aule della giustizia con rivelazioni agghiaccianti: Anastasia Trofimova e la sua piccola figlia Andromeda sono state strangolate, la bambina non mangiava da giorni prima di morire, e la madre aveva nel sangue una quantità di alcol tale da rendere impossibile qualsiasi tentativo di difesa. Questi sono i dettagli emersi dalle testimonianze dei medici legali del Policlinico Gemelli ascoltati dal pm Antonio Verde nell'aula della Prima Corte d'Assise di Roma, dove è in corso il processo per il duplice omicidio di Villa Pamphili, con Francis Kaufmann come unico imputato.

Tutto riporta a quel tragico 7 giugno 2025, quando i corpi di madre e figlia vennero scoperti nel cuore verde di Villa Pamphili, uno dei parchi più amati della capitale. Fu il corpicino di Andromeda ad essere ritrovato per primo: giaceva a pancia in giù, con diverse escoriazioni visibili. Poche ore dopo, non lontano da lì, fu trovato il corpo di Anastasia, nudo e parzialmente coperto da un telo di plastica.

I medici legali hanno ricostruito con precisione scientifica la sequenza degli eventi. Secondo le stime forensi, la piccola Andromeda sarebbe morta tra le 24 e le 35 ore prima del ritrovamento, lasciando ipotizzare che il delitto possa essere avvenuto la sera del 6 giugno. L'esame dello stomaco ha rivelato un dato agghiacciante: la bambina non si nutriva da giorni prima di essere uccisa, un dettaglio che aggiunge un ulteriore strato di orrore a questa vicenda.

Dall'esame del suo stomaco è emerso che la piccola non mangiava da giorni, e la madre aveva in corpo una quantità d'alcol tale da inibire ogni tentativo di difesa.

Per quanto riguarda Anastasia, i periti hanno collocato il momento del decesso tra il 3 e il 5 giugno, vale a dire tra due e quattro giorni prima che il suo corpo venisse alla luce. L'autopsia ha escluso patologie pregresse, confermando che la donna era in condizioni di salute normale. Tuttavia, il tasso alcolemico rilevato nel suo sangue era tale da rendere impossibile qualunque reazione difensiva di fronte all'aggressore. Come ha sottolineato uno dei medici sentiti in aula, il caldo estivo e la presenza del telo di plastica hanno accelerato il processo di putrefazione, che "maschera ma non cancella" le evidenze medico-legali.

Sul banco degli imputati siede Francis Kaufmann, a cui la Procura contesta il duplice omicidio con una serie di aggravanti particolarmente pesanti: la minorata difesa delle vittime, la relazione affettiva che lo legava ad Anastasia e alla bambina, e l'occultamento del cadavere. La difesa, guidata dall'avvocato Paolo Foti, ha avanzato una richiesta di perizia psichiatrica per valutare la capacità del suo assistito di essere sottoposto a giudizio.

La Procura si è opposta fermamente a questa richiesta, ritenendo che non vi siano elementi tali da giustificare una valutazione della capacità processuale dell'imputato. Il processo prosegue, dunque, tra scontri legali e ricostruzioni forensi che restituiscono, pezzo per pezzo, la brutale realtà di una doppia vita spezzata nel verde di un parco romano. Le prossime udienze saranno decisive per definire il quadro probatorio completo su cui la Corte d'Assise dovrà pronunciarsi.

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