Il calcio italiano continua a offrire spettacoli al limite del surreale, e stavolta il palcoscenico è quello della Supercoppa Italiana in corso a Riyad, in Arabia Saudita. Il giornalista sportivo Paolo Ziliani non ha usato mezzi termini per commentare quanto sta accadendo nel torneo che dovrebbe rappresentare una vetrina d'eccellenza per il nostro movimento calcistico: tra stadi semivuoti, errori clamorosi dal dischetto e comportamenti da Bar Sport a bordo campo, l'immagine che stiamo proiettando all'estero è tutt'altro che lusinghiera. "Con la scusa di far conoscere la bellezza del nostro calcio ci esponiamo a figuracce bibliche", ha scritto Ziliani nel suo intervento pubblicato il 21 dicembre 2025.
Al centro delle critiche del giornalista c'è soprattutto Massimiliano Allegri, protagonista di un comportamento che Ziliani definisce da "scaricatore di porto" (con tanto di scuse alla categoria). L'allenatore, reduce da anni di "indegne sceneggiate" sulla panchina della Juventus sempre accolte dai media con un certo compiacimento folkloristico, sembra ormai convinto di essere "Colui Cui Tutto È Permesso". Durante il match in mondovisione, Allegri si è reso protagonista di ripetuti insulti rivolti al dirigente del Napoli Gabriele Oriali, per poi culminare con un clamoroso rifiuto di stringere la mano all'allenatore avversario Antonio Conte.
Ma il siparietto di Allegri è solo la punta dell'iceberg di una manifestazione che secondo Ziliani sta offrendo un'immagine imbarazzante del calcio italiano. Gli stadi di Riyad si presentano semivuoti, vanificando l'obiettivo dichiarato di esportare il brand della Serie A in Medio Oriente. A questo si aggiungono errori dal dischetto definiti "alla Fantozzi" e risse degne di un bar di periferia piuttosto che di una competizione che dovrebbe rappresentare l'élite del nostro campionato.
L'analisi impietosa di Ziliani mette in luce il paradosso di una operazione commerciale che, nata con l'intento di valorizzare il calcio italiano sui mercati internazionali, rischia invece di trasformarsi in un boomerang mediatico. La scelta di giocare la Supercoppa Italiana in Arabia Saudita, motivata da evidenti ragioni economiche, continua a dividere tifosi e addetti ai lavori, soprattutto quando la vetrina internazionale si trasforma in un palcoscenico per comportamenti che poco hanno a che fare con lo sport e la sportività.
Tra campioni relegati in panchina e atteggiamenti che poco si conciliano con l'immagine di professionalità che il calcio italiano vorrebbe proiettare all'estero, la competizione procede mentre crescono le polemiche sul suo reale valore promozionale. La critica di Ziliani si inserisce in un dibattito più ampio sulla direzione che sta prendendo il calcio italiano, sempre più orientato verso logiche commerciali che sembrano mettere in secondo piano i valori sportivi e il rispetto reciproco tra i protagonisti.
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