Il caso della morte di Zoe Trinchero, la diciassettenne di Nizza Monferrato trovata senza vita in un canale nella notte tra il 6 e il 7 febbraio, si arricchisce di dettagli agghiaccianti che emergono dai primi esiti dell'autopsia e dalla confessione contraddittoria di Alex Manna, il giovane ora in carcere ad Alessandria con l'accusa di omicidio aggravato da futili motivi. Gli accertamenti medico-legali rivelano che a uccidere la ragazza sarebbe stato il trauma causato dalla precipitazione nel canale, un volo di circa tre metri che si sarebbe rivelato fatale, mentre Zoe era ancora viva quando è stata gettata nel rio. Una verità che rende ancora più devastante questa tragedia che ha scosso la comunità piemontese e riacceso i riflettori sul fenomeno dei femminicidi in Italia.
Secondo quanto riportato da Mattino Cinque, il corpo di Zoe sarebbe stato rinvenuto in posizione prona, con il volto immerso nell'acqua del canale. Gli inquirenti hanno disposto ulteriori accertamenti sui polmoni della giovane per verificare l'eventuale presenza di acqua e stabilire con certezza se vi sia stata anche una componente di annegamento nella dinamica della morte. Durante l'autopsia sono state esaminate anche le ferite riportate dalla ragazza a seguito dei colpi ricevuti prima della caduta, ma l'impatto con il fondo del canale sarebbe risultato decisivo nel causare il decesso.
La ricostruzione fornita da Alex Manna agli investigatori presenta numerose incongruenze che stanno ora al vaglio degli inquirenti. Il giovane ha raccontato che lui e Zoe avrebbero trascorso la serata bevendo insieme, per poi andare a comprare qualcosa da mangiare. Nella sua versione, Manna sostiene di aver consumato "una sola birra" e avanza persino l'ipotesi che qualcuno possa avergli somministrato "qualcosa con effetti stupefacenti", un dettaglio che appare come un tentativo di giustificare quanto accaduto successivamente.
Il movente dell'aggressione sarebbe legato a una vecchia relazione tra i due giovani. Alex Manna ha ammesso che lui e Zoe si erano allontanati dal centro abitato "perché dovevamo chiarirci" riguardo a una storia sentimentale risalente a due o tre anni prima: "Avevamo avuto una relazione, io l'avevo tradita", ha dichiarato il ragazzo. È in questo contesto che sarebbe esplosa la violenza, innescata probabilmente da un rifiuto da parte della diciassettenne.
La confessione di Manna sulla dinamica dell'aggressione è raccapricciante e costellata di autocorrezioni. Inizialmente il giovane ha parlato di averla "colpita con la mano destra in faccia", per poi precisare: "No, non le ho dato solo un pugno, ma è stata una raffica veloce". Secondo il suo racconto, dopo i colpi Zoe "si è accasciata e respirava male". A quel punto, invece di chiamare i soccorsi, Manna avrebbe preso la ragazza "dalla schiena" e l'avrebbe "tirata dentro il letto del fiume", lasciandola morire. Il giovane ha inoltre ammesso di aver tentato di depistare le indagini nelle ore successive, un comportamento che aggrava ulteriormente la sua posizione.
Il dolore e la rabbia della comunità sono emersi con forza nelle parole di Nessima, amica stretta di Zoe, che ha rilasciato un'intervista a Mattino Cinque ricordando la vittima come una ragazza "fantastica". Nessima ha condiviso un ricordo toccante legato al velo islamico: "Mi diceva: 'Vorrei tantissimo provarlo anch'io'... Mi preoccupa la cosa che non gliel'ho mai più potuto mettere", ha raccontato con la voce rotta dall'emozione. Ma l'amica ha anche rivolto parole durissime nei confronti di Alex Manna, collegando l'omicidio a un rifiuto ricevuto dal giovane: "Ho saputo che era un rifiuto e un no da parte sua".
Le domande di Nessima all'indagato sono cariche di un dolore che si trasforma in accusa: "Con che pensieri vai a dormire veramente?... Come dormi la sera?". Un interrogativo che rappresenta lo sgomento di chi non riesce a comprendere come si possa togliere la vita a una persona e poi tentare di nascondere le proprie responsabilità, come se nulla fosse accaduto.
Dal punto di vista giudiziario, il quadro si è rapidamente definito. Il fermo di Alex Manna è stato convalidato e il giovane rimane detenuto nel carcere di Alessandria, dove si trova dalla sera del 7 febbraio. L'avvocata Patrizia Gambino, legale dell'indagato, ha confermato che "sono stati riconosciuti gravi indizi di colpevolezza, fosse solo perché reo confesso", precisando che "l'accusa resta quella di omicidio aggravato dai futili motivi". La difesa si è ampliata con l'ingresso di un secondo difensore, Rocco Giuseppe Iorianni del foro di Palmi, segno che il caso si preannuncia complesso nonostante la confessione.
La legale ha invitato alla prudenza nelle dichiarazioni pubbliche, sottolineando che "ci sono indagini in corso, quindi la vicenda è da trattare in modo delicato". Tuttavia, gli elementi emersi finora delineano un quadro drammatico di violenza di genere, in cui un rifiuto sentimentale si è trasformato in una sentenza di morte per una ragazza di appena diciassette anni. Il caso di Zoe Trinchero si aggiunge purtroppo alla lunga lista di femminicidi che continuano a insanguinare l'Italia, ricordando l'urgenza di un cambiamento culturale profondo nella gestione delle relazioni affettive e nel rispetto dell'autodeterminazione delle donne, anche e soprattutto da parte delle giovani generazioni.
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