Nellepuntate precedenti di FaceBookInvestigation…
Nel bel mezzo del MOMA, Piggy Pink, unadelle artiste più quotate del momento vieneuccisa in una sua installazione (una piscina), con una sua opera (unforchettone da barbecue).
Accorre sulla scena del crimine, lasciando a metàun appuntamento, la giovane detectiveche sta seguendo i diversi omicidi commessi dal serial killer soprannominatodalla stampa il “Demiurgo”. Per laprima volta, pare che l’assassino abbia commesso un errore ed è stato catturato un suo possibile complice.
È a questo punto che vi abbiamo chiesto come la giovane detective dovesse condurrel’interrogatorio:
- andare anche oltre il limite della legalità pur di far parlare il sospettato?
- seguire tutte le regole della Legge?
La community di Facebook è stata chiara: un buon detective non si deve sentire al di sopra della legge, ma sconfiggere il nemico sulcampo. Se chi deve far rispettare le regole è il primo ad infrangerle, anche seper un bene superiore, quale fiducia potremmo mai avere nella Legge?
Ecco dunquecome prosegue la storia scritta seguendo i vostri suggerimenti:
Lo guardava attentamente da dietro il vetrospecchiato della sala degli interrogatori. Lo studiava e cercava di capire acosa stesse pensando quel ragazzo dalla facciaassolutamente anonima. Avrebbe potuto sbatterci contro in un corridoiovuoto e non si sarebbe mai ricordata nessun particolare del suo viso. Perchénon ce n’erano.
Appena arrivato in commissariato, aveva chiestodi fare una telefonata, com’era suodiritto. Poi si era seduto con un sorrisinostampato sulla faccia e non aveva detto una sola parola.
La detective A.J. Morgan era stata molto dura con lui durante l’interrogatorio, purrimanendo entro i precisi limiti del codice che le avevano insegnatoall’Accademia, ma non aveva ottenuto una sola informazione. Solo un sorrisobeffardo.
Mentre lo guardava, ebbe uno scatto d’ira e mollò un colpo così violento alla vetrata che sifece male al polso.
“Calmati ora. L’ansia ti annebbia lamente e non ti fa ragionare. Siamo tutti stanchi, ma dobbiamo tener duro. Vai a prendere una boccata d’aria. Rilassatiun attimo. E poi torna qui: abbiamo del lavoro da fare.”.
Morgan se ne andò senza parlare,scese le scale dirigendosi nella sala relax del commissariato. Un caffè d’orzole avrebbe tirato su il morale. Non sopportava Mark quando le diceva di calmarsi. In realtà non solo lui; odiavachiunque osasse dirglielo, ma con Mark era diverso: essere redarguita dal proprio capo non è mai piacevole. Sentendol’odore del caffè, i suoi nervi iniziarono a rilassarsi.
Quella saletta le aveva sempre fattoschifo: spoglia, sporca, e con duestampe attaccate al muro che ricordavano alcuni celebri arresti di un’epocapassata. Quelle immagini erano ormai talmente vecchie e ingiallite dadistinguersi a fatica dallo sfondo della parete, ingiallito anche quello.
Un particolare però destò la suacuriosità. In una vecchia foto appesa al muro, un delinquente qualunque appena arrestato sorrideva. Una stranainquietudine s’impossessò di lei. Aveva visto quella foto migliaia di volte,perché il suo corpo ora reagiva in quel modo?
In quel momento capì. Nel poco tempoche ci mise la tazza a riempire lo spazio tra la sua mano destra e ilpavimento, fracassandosi in mille pezzi, la sua testa ripercorse mentalmente tutto l’interrogatorio. Quell’uomo l’avevapresa in giro fin dall’inizio. Come aveva fatto a non accorgersene prima? Quel sorriso stampato sulla sua faccia nonera paura. Era sintomo di sicurezza. Esattamente come il tizio nella fotoappesa al muro. Sapeva che ne sarebbe uscito indenne. Ma come?
Un flash.
Appena arrivato al commissariatoaveva chiesto di poter fare una telefonata. Ecco la chiave di tutto.
Fece le scale di corsa, piombò nell’ufficiodi Mark gridando: “Il telefono, iltelefono!”.
Mark era impietrito. Con voce tremante,passandole il cellullare, le disse: “Morgan,non so come dirtelo. Il Demiurgo ha preso in ostaggio…”
Chi avràpreso il Demiurgo? Sarete voi a deciderlo. Diteci chi secondo voi avrà rapito il killer.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!