Sì, alla base di Colpa delle stelle c’è la vicenda reale di Esther Grace Earl, mentre Hazel, Augustus e l’intera storia d’amore sono una rielaborazione di finzione. Il film del 2014 adatta il romanzo pubblicato da John Green nel 2012 e dedicato a Esther, un’adolescente statunitense colpita da carcinoma papillare della tiroide metastatico ai polmoni. La sua esperienza contribuì in modo decisivo alla forma definitiva del libro.
Esther condivideva con Hazel il tipo generale di malattia, le difficoltà respiratorie e la necessità dell’ossigeno. L’ispirazione più profonda riguardò però la sua personalità: l’ironia, l’empatia, la normalità adolescenziale e il rifiuto dei cliché eroici associati ai malati. La relazione con Augustus, il gruppo di supporto, il viaggio ad Amsterdam e Peter Van Houten appartengono invece all’intreccio inventato. La storia documentata di Esther attraversa quasi quattro anni di cure, vita familiare, amicizie online, attivismo e progressivo declino fisico.
La diagnosi a dodici anni
Esther Grace Earl nacque il 3 agosto 1994 a Beverly, nel Massachusetts, da Lori e Wayne Earl. Crebbe con quattro fratelli e visse in periodi diversi negli Stati Uniti, in Arabia Saudita e in Francia. Il 23 novembre 2006, mentre abitava a Marsiglia, ricevette a dodici anni la diagnosi di carcinoma papillare della tiroide. Il tumore aveva già raggiunto i polmoni. Esther venne operata e iniziò le cure in Francia.
Nel 2007 la famiglia tornò nel Massachusetts e si stabilì a Quincy, così che Esther potesse essere seguita al Boston Children’s Hospital e al Dana-Farber Cancer Institute. Durante il Thanksgiving dello stesso anno i medici comunicarono che la malattia era terminale: i trattamenti potevano prolungarle la vita, senza offrirle una guarigione.
Cure, ossigeno e vita quotidiana
Tra il 2007 e il 2010 Esther affrontò esami, interventi, ricoveri e terapie anche sperimentali. La malattia continuò a progredire e la funzione polmonare peggiorò. Le difficoltà respiratorie resero necessario l’ossigeno; quando salire le scale divenne impossibile, la sala da pranzo della casa familiare venne trasformata nella sua camera. Ebbe anche crisi respiratorie, polmonite, accumulo di liquido nei polmoni e drenaggi toracici.
La sua esperienza presenta quindi elementi fisici riconoscibili in Hazel, compresi il carcinoma tiroideo diffuso ai polmoni e la cannula per l’ossigeno. Esther, però, non ricevette il beneficio duraturo attribuito nel film al farmaco immaginario Phalanxifor. Il suo percorso fu segnato dalla successione delle cure e da un declino respiratorio progressivo.
Le amicizie nate online
Negli anni della malattia Esther costruì una rete intensa di relazioni attraverso internet. Pubblicò video e scritti, partecipò a Nerdfighteria e alla Harry Potter Alliance e strinse amicizie nel gruppo Catitude. Queste comunità le permisero di essere conosciuta come adolescente e amica, oltre la condizione di paziente. La sua socialità reale si sviluppò soprattutto fra la famiglia e questi spazi digitali.
Dal 21 al 24 maggio 2009 partecipò alla LeakyCon di Boston e incontrò personalmente John Green. Dopo la convention i due rimasero amici, anche attraverso conversazioni online. Nell’estate del 2010 Make-A-Wish riunì a Boston diversi amici conosciuti da Esther in rete; Green trascorse con il gruppo una giornata. Quello fu il suo desiderio realizzato, distante dal viaggio ad Amsterdam raccontato nel film.
Esther Day e gli ultimi giorni
Il 3 agosto 2010, nel giorno del sedicesimo compleanno di Esther, venne celebrato il primo Esther Day. Per sua scelta la giornata fu dedicata all’amore per familiari e amici, con particolare attenzione ai legami privi di una dimensione romantica. Il gesto rispecchiava il valore che Esther attribuiva alle persone incontrate in famiglia e nelle comunità online.
Poche settimane dopo subì una grave crisi respiratoria accompagnata da un sovraccarico di liquidi. Morì il 25 agosto 2010 al Boston Children’s Hospital, circondata dalla famiglia. John Green elaborò anche attraverso quel lutto The Fault in Our Stars, uscito il 10 gennaio 2012 e dedicato a Esther. Nel 2014 vennero pubblicati postumi i suoi diari, le lettere, i disegni e le testimonianze familiari in This Star Won’t Go Out.
Dalla persona al personaggio
Esther non lesse il romanzo: quando morì, il progetto era ancora molto diverso e Hazel non era ancora una ragazza affetta da carcinoma tiroideo. Il contributo di Esther prese forma attraverso l’amicizia con Green, la sua ironia, la lucidità, l’empatia e l’insofferenza per gli stereotipi sulla forza dei malati. Hazel resta comunque un personaggio inventato.
Nel 2014 il cinema portò sullo schermo la trama del romanzo. Augustus Waters, Isaac, il gruppo di supporto oncologico, Peter Van Houten, il viaggio ad Amsterdam e la relazione sentimentale centrale appartengono alla finzione. La vita di Esther comprendeva invece genitori, quattro fratelli, amici online e attività nelle comunità di cui faceva parte. Dopo la sua morte, Lori e Wayne Earl contribuirono a creare la fondazione This Star Won’t Go Out, che sostiene famiglie con figli affetti da cancro.
Quanto è fedele il film alla realtà
Il film riprende con accuratezza alcuni tratti generali dell’esperienza di Esther: Hazel ha un carcinoma della tiroide metastatico ai polmoni, usa l’ossigeno ed è presentata come un’adolescente ironica e intelligente che rifiuta di essere definita soltanto dalla malattia. Anche la crisi con liquido nei polmoni richiama problemi realmente affrontati da Esther, senza ricostruire un singolo episodio documentato.
Il resto dell’intreccio opera cambiamenti profondi. Phalanxifor è immaginario e le terapie di Esther non arrestarono durevolmente il cancro. Augustus non ha un corrispettivo reale. Sono inventati anche il gruppo di supporto, la relazione romantica, Peter Van Houten e il viaggio ad Amsterdam. Il desiderio reale di Esther fu incontrare gli amici conosciuti online. Nel film Hazel sopravvive ad Augustus; nella vicenda documentata morì Esther, a sedici anni.
Domande frequenti
Colpa delle stelle è una storia vera?
In parte. Il film deriva da un romanzo di finzione influenzato profondamente dalla vita e dalla personalità di Esther Grace Earl. Hazel, Augustus, la loro relazione, il gruppo di supporto e il viaggio ad Amsterdam sono elementi inventati.
Che cosa è successo davvero a Esther Grace Earl?
A dodici anni Esther ricevette la diagnosi di carcinoma papillare della tiroide già metastatico ai polmoni. Affrontò per quasi quattro anni interventi, ricoveri e terapie anche sperimentali, mentre coltivava amicizie attraverso la famiglia, YouTube, Nerdfighteria, la Harry Potter Alliance e Catitude. Nel 2009 conobbe John Green e ne divenne amica.
Come è andata a finire la storia reale?
Esther morì il 25 agosto 2010 al Boston Children’s Hospital, circondata dalla famiglia, dopo una grave crisi respiratoria e un sovraccarico di liquidi. Aveva sedici anni. John Green le dedicò il romanzo pubblicato nel 2012; i genitori contribuirono poi a raccogliere i suoi scritti e a fondare This Star Won’t Go Out.
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