Quando Fuochi d'artificio arrivò nelle sale il 10 ottobre 1997, Leonardo Pieraccioni era reduce dal successo di Il ciclone e il pubblico italiano lo aspettava. Il film uscì su una scala che pochi titoli nazionali raggiungevano, incassò decine di miliardi di lire in poche settimane e chiuse la corsa a settantadue.
Quasi ventinove anni dopo si trova ancora, su tre servizi diversi. Ma nella classifica di interesse dello streaming italiano galleggia oltre la tremillesima posizione: la distanza fra quei due numeri è la storia di questo film.
Un'uscita costruita su scala nazionale
Il manifesto scrisse nel 1997 che Fuochi d'artificio era stato distribuito in oltre 600 copie, entrando in circa un terzo delle sale allora considerate più importanti. Per un film italiano era un lancio enorme: centinaia di schermi occupati nello stesso momento, senza aspettare il passaparola né la spinta della critica.
L'operazione arrivava un anno esatto dopo Il ciclone, che era stato il campione d'incassi della stagione precedente, e teneva Pieraccioni in tutti e tre i ruoli, autore, regista e interprete, con Giovanni Veronesi al suo fianco per soggetto e sceneggiatura. A distribuire era Cecchi Gori, e le cronache seguirono l'andamento commerciale fin dai primi giorni: dopo Il ciclone, quanto avrebbe incassato il film successivo era diventata una notizia in sé.
Quaranta miliardi prima della fine di ottobre
Il 29 ottobre 1997, meno di tre settimane dopo l'uscita, il manifesto scriveva che il film sfiorava quasi 40 miliardi di lire, poco più di venti milioni di euro di oggi. È un dato di cronaca, non una ricostruzione fatta a posteriori, e racconta la velocità con cui il risultato si stava formando mentre il film era ancora in programmazione.
Anche i giornali si mossero in fretta: Avvenire il 17 ottobre, Il Giorno il 18, Famiglia Cristiana il 29. Al di là dei giudizi, le date dicono che le testate nazionali ne parlarono tutte entro le prime due settimane di sala.
Il totale arrivò a 72 miliardi di lire
L'incasso complessivo del 1997 fu di 72 miliardi di lire, l'equivalente di circa trentasette milioni di euro. Significa che dopo quel 29 ottobre il film ne aggiunse altri trentadue: più di un terzo del totale arrivò quando la prima ondata era già passata, e nel cinema italiano di allora una coda così lunga toccava a pochissimi titoli.
Un altro numero lo colloca dentro l'industria di quell'anno. Il Fondo unico per lo spettacolo assegnò a Fuochi d'artificio 4.480 milioni di lire, poco più di due milioni di euro. Nella stessa tabella il Ministero elencava diciotto film e assegnazioni per 42.270 milioni complessivi: a questo titolo andò da solo circa il 10,6 per cento, una fetta che dice quanto il progetto fosse considerato sicuro prima ancora di uscire.
Cento minuti e un cast distribuito fra più storie
Il film dura 100 minuti. Pieraccioni interpreta Ottone e racconta tutto sotto forma di confessione a uno psicanalista incontrato ai tropici: è la cornice che tiene insieme episodi ambientati soprattutto nei dintorni di Firenze, e serve a far convivere storie diverse senza spezzare il film in capitoli autonomi.
Accanto a lui recitano Vanessa Lorenzo, Massimo Ceccherini, Barbara Enrichi, Mandala Tayde e Claudia Gerini, nei ruoli di Luna, Germano, Barbara, Demiù e Lorenza. È un impianto corale, dove il protagonista si alterna alle donne e agli amici che gli girano intorno: la struttura a incontri successivi, più che la singola battuta, è quello che il pubblico del 1997 andava a vedere.
Oggi si trova, ma quasi nessuno lo cerca
Il film non è sparito dai servizi digitali: è compreso nell'abbonamento di Prime Video e Now, si vede su Prime Video anche nella versione con pubblicità, ed è passato in tv su Sky Cinema Collection il 27 marzo 2026. Esiste inoltre un'edizione in DVD, che negli anni gli ha garantito una circolazione domestica costante.
Essere disponibili, però, non vuol dire essere guardati. A metà luglio 2026 Fuochi d'artificio occupava il 3.721° posto fra i titoli più cercati in Italia: zero giorni nella top 10, quattro nella top 100, sessantasette nella top 1.000 nell'arco dell'ultimo anno. Tenere in catalogo un film di quasi trent'anni fa costa pochissimo a una piattaforma, e infatti resta: quello che non resta è la ragione per andarlo a cercare.
Il divario fra il 1997 e il 2026
Nel 1997 il film passò da seicento copie a quasi quaranta miliardi in tre settimane, per chiudere a settantadue. Nel 2026 è raggiungibile da tre servizi e sta oltre la tremillesima posizione. Sono misure di fenomeni diversi, e nessuno pretende di sovrapporle: messe una accanto all'altra, però, danno l'ordine di grandezza di quanto si è ristretto lo spazio di un film che aveva riempito le sale.
C'è anche una differenza di natura, non solo di scala. Nel 1997 vedere Fuochi d'artificio voleva dire uscire di casa, pagare un biglietto e trovare posto in una sala piena: seicento copie sono seicento appuntamenti fissati nello stesso momento. Oggi il film è a due clic di distanza da chiunque abbia un abbonamento, e proprio per questo non è più un appuntamento con nessuno.
Il voto medio, intanto, si ferma a 6,226 su 243 valutazioni. È la traccia di chi è tornato a cercarlo di proposito, ed è piccola. Fuochi d'artificio non è stato dimenticato dal catalogo: è stato dimenticato dalle classifiche, che è una forma di oblio più silenziosa e, per un film che nel 1997 stava dappertutto, più definitiva.
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