Sì, Into the Wild - Nelle terre selvagge è una storia vera: Christopher Johnson McCandless attraversò gli Stati Uniti e il Messico prima di raggiungere l’Alaska, dove morì nell’agosto 1992, a 24 anni. Il giovane raccontato nel film usò anche il nome Alexander Supertramp. Dopo la laurea donò circa 24.000 dollari a Oxfam, partì verso ovest e interruppe i contatti con la famiglia.
Il viaggio durò dal 1990 al 1992 e comprese lavori temporanei, spostamenti in autostop, una discesa del Colorado in canoa e soggiorni presso persone con cui strinse amicizia. Fotografie, lettere e appunti originali documentano quelle esperienze. Nell’ultima parte del percorso McCandless si stabilì in un autobus abbandonato lungo la Stampede Trail. A luglio cercò di tornare verso la strada, ma il fiume Teklanika in piena gli impedì di attraversare. Rientrò nel bus. Nelle settimane successive annotò fame e una debolezza sempre più grave, fino a lasciare una richiesta d’aiuto e un messaggio di commiato.
La laurea e la partenza
Nel maggio 1990 McCandless si laureò in storia e antropologia alla Emory University di Atlanta. Donò circa 24.000 dollari a Oxfam e durante l’estate partì verso ovest sulla propria Datsun. Successivamente interruppe i contatti con la famiglia: anche la sorella minore Carine, molto legata a lui, rimase senza sue comunicazioni.
A luglio un’alluvione improvvisa immobilizzò temporaneamente l’automobile a Detrital Wash, nell’area del lago Mead. McCandless abbandonò la Datsun, bruciò il denaro che aveva con sé e proseguì a piedi e in autostop. Durante il viaggio usò anche i nomi Alex e Alexander Supertramp. I genitori, Walt e Billie, lo cercarono anche attraverso un investigatore privato. Nel frattempo Christopher continuò a spostarsi, alternando lavori temporanei e incontri con nuovi amici.
Gli amici e la discesa verso il Messico
Nell’agosto 1990, nella California settentrionale, McCandless incontrò Jan Burres e il suo compagno Bob. Campeggiò con loro e mantenne i contatti attraverso lettere e cartoline. Tra settembre e ottobre conobbe Wayne Westerberg in Montana e lavorò per lui a Carthage, nel Dakota del Sud. La detenzione di Westerberg interruppe il lavoro disponibile e McCandless ripartì.
Alla fine di ottobre comprò una canoa d’alluminio a Topock, in Arizona, e discese il Colorado verso il Messico. Attraversò canali d’irrigazione; alcune guide di caccia messicane trasportarono lui e la canoa fino alla costa del golfo di California. Nel gennaio 1991 abbandonò l’imbarcazione e rientrò negli Stati Uniti. Nei mesi successivi continuò a viaggiare e lavorò nella ristorazione a Las Vegas e al McDonald’s di Bullhead City, in Arizona.
I legami prima dell’Alaska
Nel dicembre 1991 McCandless raggiunse nuovamente Jan e Bob a Slab City, presso Niland, in California. Aiutò Jan a vendere libri usati e conobbe Tracy, una diciassettenne interessata a lui. Tra gennaio e marzo 1992 strinse amicizia con l’anziano Russell Fritz, conosciuto con lo pseudonimo Ron Franz.
Fritz gli insegnò a lavorare il cuoio. McCandless realizzò una cintura con immagini del proprio viaggio e ricevette dall’amico la proposta di essere adottato come nipote. Rinviò la discussione al ritorno dall’Alaska. A marzo tornò a Carthage e riprese a lavorare per Westerberg. Il 15 aprile partì verso nord, attraversando anche il Canada. Arrivò a Fairbanks il 25 aprile: tre giorni dopo Jim Gallien lo accompagnò in automobile fino alla Stampede Trail.
La vita nel bus 142
Il 28 aprile 1992 Jim Gallien tentò di dissuadere McCandless dalla partenza con quell’equipaggiamento. Prima di lasciarlo gli fornì stivali di gomma e cibo. Il giovane proseguì a piedi e il primo maggio raggiunse il Fairbanks City Transit Bus 142, abbandonato presso il fiume Sushana, fuori dai confini del Denali National Park.
Il mezzo, già trasformato in alloggio per lavoratori e successivamente usato come riparo, diventò la sua base. McCandless lo chiamò Magic Bus e si procurò cibo attraverso caccia e raccolta. Tra il 9 e il 14 giugno uccise un alce e cercò di conservarne la carne affumicandola. Il tentativo fallì e gran parte della carne si deteriorò. Il diario e le fotografie documentano l’abbattimento dell’animale e il fallimento della conservazione.
Il ritorno impedito e la morte
Il 3 luglio McCandless lasciò il bus per tornare verso la strada. Il 5 luglio trovò il Teklanika troppo ingrossato per attraversarlo e ripiegò sul rifugio. Alla fine del mese annotò fame, grave debolezza e difficoltà a stare in piedi, attribuendo il peggioramento ai semi di patata selvatica. Lasciò una richiesta d’aiuto e un messaggio di commiato.
Morì nel bus ad agosto, a 24 anni. La data esatta resta incerta, generalmente collocata intorno al 18–19 agosto. Il 6 settembre alcuni visitatori e cacciatori raggiunsero il mezzo: il corpo era nel sacco a pelo. L’autopsia indicò l’inedia come causa più probabile della morte. L’identità fu confermata anche attraverso i dati dentali forniti dalla famiglia. Dopo la cremazione, Carine riportò le ceneri sulla costa orientale. Nel 2020 il bus fu rimosso e affidato al Museum of the North.
Quanto è fedele il film alla realtà
Il film conserva la donazione a Oxfam, l’amicizia con Ron Franz e il fallimento della conservazione della carne dell’alce. Comprime invece i due periodi di lavoro con Westerberg. La navigazione reale iniziò a Topock, a valle del Grand Canyon, su una canoa d’alluminio: la sequenza delle rapide in kayak modifica percorso, imbarcazione e ordine degli eventi. Il compagno di Jan si chiamava Bob; nel film diventa Rainey. Tracy aveva diciassette anni, mentre sullo schermo ne ha sedici.
La spiegazione del collasso richiede una distinzione: lo scambio fra una pianta commestibile e una velenosa non è accertato. La presenza di L-canavanina nei semi di Hedysarum alpinum è documentata, ma non dimostra un avvelenamento individuale di McCandless. L’annotazione sulla felicità condivisa esiste fra i suoi appunti di lettura; la sua collocazione negli ultimi istanti e l’immaginata riconciliazione con i genitori sono costruzioni narrative.
Domande frequenti
Into the Wild - Nelle terre selvagge è una storia vera?
Sì, è una storia vera. Il film racconta il viaggio di Christopher Johnson McCandless, conosciuto anche come Alexander Supertramp, morto in Alaska nell’agosto 1992 a 24 anni.
Che cosa è successo davvero a Christopher McCandless?
Dopo la laurea nel 1990 donò circa 24.000 dollari a Oxfam, partì verso ovest e interruppe i contatti con la famiglia. Viaggiò negli Stati Uniti e in Messico, alternando lavori temporanei e soggiorni presso amici. Nell’aprile 1992 raggiunse l’Alaska e si stabilì nel bus 142. A luglio tentò di tornare verso la strada, ma il Teklanika in piena gli impedì il passaggio.
Come è andata a finire la storia di Christopher McCandless?
McCandless morì nel bus nell’agosto 1992; il corpo fu trovato il 6 settembre. L’autopsia indicò l’inedia come causa più probabile della morte. Il contributo di eventuali sostanze tossiche ingerite rimane controverso. Dopo la cremazione, la sorella Carine riportò a casa le sue ceneri.
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