Sì, in parte: alla base c'è la vicenda reale del Coyote Ugly Saloon e della barista Elizabeth Gilbert, mentre la carriera musicale, la famiglia e la storia d'amore di Violet sono una rielaborazione cinematografica.
Il locale aprì il 27 gennaio 1993 al 153 di First Avenue, nell'East Village di Manhattan. Era un bar piccolo, basso, fumoso e sporco, dominato da un'estetica da saloon. La proprietaria Liliana “Lil” Lovell affidava il bancone a donne capaci di servire rapidamente, cantare, ballare e gestire i clienti con fascino, memoria e prontezza verbale. Gilbert entrò poco dopo l'apertura e fu assunta senza esperienza. Il suo lavoro, durato tra circa un anno e un anno e mezzo, fornì il materiale per l'articolo autobiografico The Muse of the Coyote Ugly Saloon, pubblicato da GQ nel marzo 1997. Il film conserva quel luogo, la figura di Lil e il controllo esercitato dalle bariste, costruendo attorno a questi elementi una commedia romantica di formazione.
Come nacque il Coyote Ugly Saloon
Prima di aprire il Coyote Ugly, Liliana Lovell lasciò un impiego poco remunerativo a Wall Street e lavorò per circa tre anni come barista e responsabile del Village Idiot. In quel locale sviluppò numeri basati su canto, balli sul bancone, gare di bevute e interazioni provocatorie con i clienti. A 25 anni trasformò quell'esperienza in un'attività propria: il 27 gennaio 1993 inaugurò il Coyote Ugly Saloon di fronte al Village Idiot.
Il nuovo bar aveva dimensioni ridotte, soffitti bassi e un ambiente fumoso e sporco. Le bariste dovevano servire velocemente e trattenere la clientela. Cantavano, ballavano sul bancone, sfidavano gli avventori, versavano alcol direttamente nelle loro bocche e deridevano le richieste considerate inadatte al locale. Fascino, memoria degli habitué e rapidità nelle risposte aumentavano consumazioni e mance.
L'esperienza di Elizabeth Gilbert
Elizabeth Gilbert entrò al Coyote Ugly poco dopo l'apertura, all'inizio di febbraio 1993 circa. Pur essendo priva di esperienza da barista, ottenne il lavoro. Lovell le insegnò soprattutto rapidità, presenza scenica e capacità di intrattenere i clienti. Gilbert imparò a ballare sul bancone, cantare con il pubblico e costruire un seguito di habitué. La durata di quell'impiego è indicata tra circa un anno e un anno e mezzo.
Gilbert era una scrittrice agli inizi, lontana dal percorso musicale attribuito a Violet. Nel locale incontrò davvero l'uomo che avrebbe sposato due anni e mezzo dopo, anche se gli eventi della relazione cinematografica con Kevin sono inventati. L'esperienza diventò il centro di The Muse of the Coyote Ugly Saloon, articolo autobiografico dedicato al lavoro, a Lovell, alle colleghe e ai clienti abituali.
Dall'articolo alla sceneggiatura
GQ pubblicò The Muse of the Coyote Ugly Saloon nel marzo 1997. Il testo descriveva il mestiere della barista, il consumo di alcol e la relazione commerciale ed emotiva tra le lavoratrici e i clienti. Affrontava anche solitudine, dipendenze e degrado sociale. Dopo la pubblicazione furono acquistati i diritti cinematografici, mentre Gilbert rimase estranea alla scrittura del film.
La sceneggiatura attraversò numerose revisioni e trasformò quel materiale in una commedia romantica di formazione. Violet diventò una compositrice arrivata dal New Jersey, bloccata dalla paura del palcoscenico e impegnata a conquistare il successo. Questi elementi non appartengono alla vita di Gilbert. Alcuni aspetti delle difficoltà artistiche di Violet derivano dalle esperienze di Diane Warren, autrice dei quattro brani originali del film. Anche il padre, Kevin e il contratto finale furono creati per la trama.
Quando il film cambiò il locale
Il film uscì negli Stati Uniti il 4 agosto 2000 e mostrò un Coyote Ugly molto più grande, luminoso e spettacolare dell'originale. Le scene interne furono realizzate prevalentemente su un set. Anche i balli cambiarono forma: negli anni in cui Gilbert lavorava nel bar erano spontanei e privi di coreografie elaborate.
Il successo cinematografico accelerò l'espansione dell'attività. Una seconda sede aprì a Las Vegas nel 2001 e un'altra a New Orleans nel 2002. Lovell mantenne i diritti sul nome e sviluppò una catena nazionale e internazionale. Il pubblico, influenzato dal film, si aspettava numeri sincronizzati simili a quelli visti sullo schermo. I locali introdussero quindi coreografi e spettacoli più strutturati. L'adattamento finì così per modificare l'immagine e il funzionamento dell'esperienza reale da cui era nato.
Quanto è fedele il film alla realtà
Il film è fedele nell'esistenza del locale, nella figura dominante di Lil e nel modello di intrattenimento affidato alle bariste. Il canto e i balli sul bancone, le provocazioni, l'alcol versato ai clienti e il controllo femminile dello spazio appartenevano davvero al Coyote Ugly. Anche la condizione iniziale di Violet come barista inesperta richiama l'assunzione di Gilbert.
La protagonista resta però un personaggio composito. Il trasferimento dal New Jersey, la paura del pubblico, la carriera da compositrice, il padre, Kevin e il successo finale sono costruzioni narrative. Le coreografie sincronizzate arrivarono nei locali dopo il film. Anche l'ambiente fu cambiato: il piccolo dive bar divenne un grande club patinato. L'adattamento attenuò inoltre il consumo intenso di alcol, le dipendenze, la solitudine e il degrado presenti nell'esperienza raccontata da Gilbert.
Domande frequenti
Le ragazze del Coyote Ugly è una storia vera?
In parte. Il Coyote Ugly Saloon, Liliana Lovell, le bariste e i balli sul bancone sono reali. Violet è invece un personaggio composito: la sua carriera musicale, la paura del palcoscenico e le vicende familiari e sentimentali appartengono alla sceneggiatura.
Che cosa è successo davvero?
Liliana Lovell aprì il Coyote Ugly Saloon nell'East Village il 27 gennaio 1993. Poco dopo assunse Elizabeth Gilbert, che imparò a servire, cantare, ballare sul bancone e intrattenere i clienti. Gilbert trasformò quell'esperienza nell'articolo autobiografico The Muse of the Coyote Ugly Saloon, pubblicato nel marzo 1997.
Come è andata a finire?
Gilbert lasciò il bar, proseguì la carriera di scrittrice e giornalista e cedette i diritti cinematografici dell'articolo senza partecipare alla sceneggiatura. Lovell mantenne i diritti sul nome e trasformò il Coyote Ugly in una catena nazionale e internazionale. Dopo il film, i locali introdussero anche le coreografie richieste dal pubblico.
Immagine e dati sul film forniti da TMDB. Questo contenuto utilizza le API di TMDB, che non lo approva né lo certifica.