Shutter Island è una storia vera? I fatti dietro il film

La trama è inventata; ambientazione, psichiatria del 1954, Dachau e MKULTRA derivano da realtà documentate.

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Autore: Redazione ,

No, Shutter Island non è tratto da una storia vera.

La trama arriva dal romanzo pubblicato da Dennis Lehane nel 2003 e adattato nel 2010 da Martin Scorsese, con sceneggiatura di Laeta Kalogridis. Shutter Island, Ashecliffe, Teddy Daniels, Chuck Aule, Rachel Solando, Andrew Laeddis e l’indagine del 1954 sono invenzioni narrative: nessun caso identificabile corrisponde agli eventi del racconto.

Il terreno storico è però concreto e documentato. Lehane modellò l’ambientazione sulla Long Island del porto di Boston, visitata nel 1978 durante la grande bufera del New England. Le isole del porto avevano ospitato ospedali, ricoveri, quarantene e servizi per persone malate, indigenti o socialmente emarginate. Il 1954 appartiene inoltre a una fase decisiva della psichiatria statunitense: grandi istituti sovraffollati, lobotomia, elettroshock, insulinoterapia, idroterapia e psicoterapia convivevano mentre la clorpromazina inaugurava la psicofarmacologia moderna. Anche Dachau e MKULTRA rinviano a fatti reali, rielaborati senza trasformare il protagonista o Ashecliffe in figure storiche.

La vera isola nel porto di Boston

La Long Island che ispirò Dennis Lehane si trova nel porto di Boston, in Massachusetts, e non coincide con l’omonima isola dello Stato di New York. Nel 1951 un ponte la collegò alla terraferma: l’isolamento assoluto raggiungibile soltanto in traghetto appartiene quindi alla trasformazione narrativa. La vera isola ospitò un ospedale, strutture assistenziali, servizi di salute mentale e programmi sociali, senza possedere un equivalente documentato di Ashecliffe.

Anche altre isole del porto furono utilizzate per quarantene, ospedali, ricoveri e segregazione di persone considerate malate o indesiderabili. Lehane visitò Long Island con alcuni familiari durante la grande bufera del New England del 1978. Quel ricordo fornì la principale matrice geografica e atmosferica del romanzo, costruito come omaggio al gotico, alla narrativa pulp, ai film di serie B e alla paranoia maccartista.

La psichiatria americana nel 1954

L’anno scelto per la vicenda fotografa una fase reale di transizione. I grandi ospedali psichiatrici pubblici erano strutture prevalentemente custodiali, spesso sovraffollate e caratterizzate da degenze molto lunghe. Nel 1955 la loro popolazione residente raggiunse il massimo storico di circa 559.000 persone. Elettroshock, insulinoterapia, idroterapia, psicoterapia e psicochirurgia coesistevano, mentre contenzione e isolamento facevano parte della vita di numerosi istituti.

La clorpromazina cominciò a essere impiegata in psichiatria in Francia nel 1952 e arrivò sul mercato statunitense nel 1954 con il nome Thorazine. Il film colloca correttamente la storia all’inizio della rivoluzione psicofarmacologica. Il nuovo farmaco contribuì al declino della lobotomia e alla successiva riduzione della popolazione ospedaliera. La deinstituzionalizzazione dipese anche da riforme, mutamenti giuridici e sviluppo dell’assistenza territoriale, quindi non fu prodotta dalla sola farmacologia.

La storia reale della lobotomia

La minaccia della lobotomia nasce da una pratica autentica. Nel 1935 António Egas Moniz concepì la leucotomia prefrontale e Almeida Lima eseguì le prime operazioni sotto la sua direzione. Walter Freeman e James Watts introdussero negli Stati Uniti una versione chiamata lobotomia prefrontale nel 1936. Moniz ricevette il Nobel nel 1949, segno dell’accettazione raggiunta allora dalla psicochirurgia.

Dal 1946 Freeman diffuse la tecnica transorbitale, praticata introducendo attraverso l’orbita uno strumento simile a un rompighiaccio per recidere connessioni dei lobi frontali. Eseguì più di 3.000 operazioni. Watts interruppe la collaborazione dopo essersi opposto all’esecuzione della procedura senza un chirurgo. Gli interventi potevano causare apatia, alterazioni della personalità, epilessia, emorragie e morte. La pratica perse credito con l’emergere degli effetti avversi, delle critiche etiche e dei farmaci antipsicotici. La sorte specifica del protagonista resta interamente inventata.

Dachau, trauma di guerra e MKULTRA

Le memorie di Teddy rielaborano la liberazione reale di Dachau. Il 29 aprile 1945 la 42ª e la 45ª Divisione di fanteria e la 20ª Divisione corazzata statunitensi trovarono circa 32.000 prigionieri e un treno carico di migliaia di cadaveri. Sono documentate anche uccisioni di alcune guardie durante la liberazione. La presenza di Teddy, la fucilazione mostrata e la sua partecipazione sono elementi di finzione.

Incubi, ricordi intrusivi, irritabilità e sofferenza postbellica erano fenomeni osservati nei reduci. Il DSM-I del 1952 parlava di reazione grave da stress e ne presumeva generalmente una durata limitata. La diagnosi di disturbo da stress post-traumatico arrivò soltanto nel 1980.

Il 13 aprile 1953 la CIA autorizzò MKULTRA, programma segreto su droghe e altri mezzi capaci di alterare comportamento, percezione e interrogabilità. Coinvolse anche soggetti non consenzienti, università, ospedali e istituzioni. Non esiste alcun collegamento documentato con Long Island o Ashecliffe.

Cosa c'è di reale nel film

Il film riproduce con accuratezza alcuni elementi del 1954: sovraffollamento e impostazione custodiale dei grandi ospedali, arrivo della clorpromazina, sopravvivenza della lobotomia transorbitale e sintomi postbellici osservati nei reduci. Comprime però il confronto fra psicochirurgia, farmaci e terapia fondata sul dialogo in schieramenti più netti di quelli storici. Catene, isolamento, personale aggressivo e trattamenti fisici concentrano in Ashecliffe condizioni e abusi documentati in istituti diversi.

L’isola fortificata, la paziente scomparsa, l’uragano, il faro-laboratorio, gli anagrammi, gli omicidi familiari e la rappresentazione investigativa organizzata dall’intero ospedale sono invenzioni. Psicoterapia, psicodramma e terapia ambientale esistevano, senza un caso documentato equivalente alla messinscena del film. Anche la cospirazione sul controllo mentale usa MKULTRA come parallelo storico, privo di legami con Ashecliffe.

Domande frequenti

Shutter Island è una storia vera?

No. Shutter Island deriva da un romanzo di finzione e non ricostruisce un caso reale. L’isola con Ashecliffe, Teddy Daniels, Andrew Laeddis e tutti gli altri personaggi sono inventati.

Che cosa è successo davvero?

Le isole del porto di Boston ospitarono realmente ospedali, ricoveri e servizi sociali. Nel 1954 gli istituti psichiatrici erano spesso sovraffollati, la lobotomia veniva ancora praticata e la clorpromazina stava iniziando a cambiare il trattamento delle psicosi. Furono reali anche la liberazione di Dachau e il programma MKULTRA.

Come è andata a finire?

Non esiste un esito storico del caso, perché il caso non avvenne. L’indagine, la messinscena terapeutica e il colpo di scena conclusivo chiudono una vicenda interamente inventata da Dennis Lehane e adattata per il cinema.

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