18 anni fa Apple apriva l’App Store per iPhone nel 2008

Il 10 luglio 2008 Apple aprì l’App Store per iPhone e iPod touch: una piattaforma con 500 app di terze parti che trasformò lo smartphone in un canale stabile per software, servizi, pagamenti e lavoro

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Il 10 luglio 2008 Apple aprì l’App Store per iPhone e iPod touch: una piattaforma con 500 app di terze parti che trasformò lo smartphone in un canale stabile per software, servizi, pagamenti e lavoro digitale.

Cosa successe il 10 luglio 2008?

Il 10 luglio 2008 Apple rese disponibile l’App Store come negozio digitale per applicazioni native su iPhone e iPod touch. Al debutto c’erano 500 applicazioni, con una quota rilevante di app gratuite, e il servizio anticipava di un giorno l’arrivo dell’iPhone 3G.

La novità era concreta: gli utenti potevano scoprire, acquistare e installare software mobile da un punto unico, controllato da Apple Inc., azienda di Cupertino già centrale nel passaggio dal computer personale ai dispositivi mobili. Per gli sviluppatori, l’iPhone SDK diventava una strada commerciale diretta verso milioni di telefoni.

Nel primo fine settimana furono registrati 10 milioni di download, secondo i dati comunicati allora da Apple e ripresi dalla stampa tecnologica. Quel numero spiegò subito che l’app non era un accessorio del telefono: era il nuovo formato del consumo digitale.

Perché l’App Store cambiò l’iPhone?

L’App Store cambiò l’iPhone perché separò il valore dello smartphone dal solo hardware. Da quel momento mappe, giochi, social network, banche, produttività, fitness, musica e video potevano arrivare sullo stesso dispositivo attraverso aggiornamenti continui.

Apple impose anche un modello industriale: revisione delle app, identità sviluppatore, pagamenti integrati, classifiche, ricerca interna e commissioni. Questa architettura rese possibile un mercato globale per piccoli studi, grandi editori, startup e, più tardi, creator capaci di costruire pubblico, abbonamenti e servizi dentro un telefono.

La scelta creò una nuova dipendenza da piattaforme. Chi sviluppava software mobile doveva misurarsi con regole, interfacce, approvazioni e percentuali stabilite da Apple; chi usava lo smartphone entrava in un ambiente comodo, sorvegliato e sempre più indispensabile.

Cosa è cambiato dal 2008 a oggi?

Dal 2008 al 2026 l’App Store è passato da 500 app a un’infrastruttura economica globale. Nel 2025 Apple ha dichiarato che l’ecosistema App Store aveva facilitato 1,3 trilioni di dollari in fatturato e vendite degli sviluppatori nel 2024, con oltre 813 milioni di visitatori medi settimanali nel mondo.

La scala ha cambiato anche il conflitto politico. Nel 2025 la Commissione europea ha multato Apple per 500 milioni di euro nell’ambito del Digital Markets Act, contestando le restrizioni verso offerte e pagamenti esterni all’App Store.

Nel 2026 Apple Support indica che la distribuzione alternativa di app è disponibile in Brasile, Giappone e nei Paesi dell’Unione europea, con controlli di notarizzazione e differenze regionali. Il 9 luglio 2026, il Tribunale dell’Unione europea ha respinto un ricorso di Apple legato agli obblighi del DMA su iOS e App Store.

Il risultato è un mercato più grande e più contestato. L’App Store resta un canale centrale per software, abbonamenti, giochi e servizi, ma il suo controllo su distribuzione e pagamenti è diventato una questione regolatoria internazionale.

Cosa sarebbe successo se Apple non avesse aperto l’App Store nel 2008?

Nel 2008 Steve Jobs decide di restare sulle sole web app. L’icona App Store non compare sull’iPhone, gli sviluppatori pubblicano strumenti dentro Safari, e le prime applicazioni bancarie, musicali e social vivono come segnalibri fragili, lenti, dipendenti dalla rete.

Nel 2010 la metropolitana del mattino è piena di smartphone potenti ma meno personali. Le persone aprono portali web per controllare il conto, giocano a versioni leggere nei browser, salvano password in pagine diverse. Le compagnie telefoniche recuperano potere: negoziano cataloghi proprietari, promuovono giochi e servizi in bundle, decidono quali app mettere davanti agli utenti.

Google, con Android, trova uno spazio enorme. Se Apple non offre una vetrina nativa e ordinata, il mercato degli sviluppatori corre verso un ecosistema più aperto, più caotico e più veloce. Le startup mobile nascono prima su Android; i giochi free-to-play crescono dentro store concorrenti; i social costruiscono notifiche e fotocamere integrate lontano da Cupertino.

La creator economy arriva comunque, ma con un baricentro diverso. Gli influencer non vendono abbonamenti dentro app eleganti e ricorrenti: firmano accordi con operatori, piattaforme web e circuiti pubblicitari più aggressivi. La scoperta dei contenuti passa da portali, motori di ricerca e messaggistica, con meno controllo di Apple e più frammentazione per gli utenti.

La politica digitale cambia bersaglio. L’Unione europea non concentra la stessa pressione sull’App Store; guarda prima ai carrier, ai browser, alla pubblicità e ai motori di ricerca. Negli Stati Uniti, il caso Epic Games contro Apple perde centralità, perché il collo di bottiglia economico non è un unico negozio, ma una rete di accordi commerciali più difficile da colpire.

Alla fine l’iPhone resta un prodotto di fascia alta, ma non diventa con la stessa forza la base quotidiana per lavoro, intrattenimento, pagamenti, salute, mobilità e identità digitale. Nella realtà, invece, Apple aprì l’App Store il 10 luglio 2008, e nel 2026 discutiamo ancora di quanto potere debba avere una piattaforma nata dentro un telefono.

Quando è nato l’App Store di Apple?

L’App Store di Apple è nato il 10 luglio 2008 per iPhone e iPod touch. Al lancio offriva 500 applicazioni di terze parti.

Quante app aveva l’App Store al lancio?

Al debutto del 10 luglio 2008, l’App Store aveva 500 app. Il dato fu associato al lancio dell’ecosistema software nativo per iPhone.

Perché l’App Store è importante nella storia degli smartphone?

L’App Store è importante perché ha reso lo smartphone una piattaforma per servizi, software, giochi, pagamenti e abbonamenti. Ha creato l’economia delle app e il modello moderno delle piattaforme mobili.

Fonti consultate: Apple Support, https://support.apple.com/en-us/117767; Apple Developer, https://developer.apple.com/support/dma-and-apps-in-the-eu/; Business Insider, https://www.businessinsider.com/tim-sweeney-epic-games-apple-app-store-court-battle-2025-6; Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/App_Store_(Apple) e https://it.wikipedia.org/wiki/Apple.

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