36 anni fa la sonda Magellan della NASA raggiungeva Venere

Il 10 agosto 1990, la sonda Magellan della NASA entrò in orbita attorno a Venere.

Immagine di 36 anni fa la sonda Magellan della NASA raggiungeva Venere
Autore: Redazione ,
Attualità
4' 25''

Il 10 agosto 1990, la sonda Magellan della NASA entrò in orbita attorno a Venere. Da quella posizione avviò, con un radar ad apertura sintetica, la prima mappatura dettagliata quasi globale della superficie nascosta sotto le nubi.

Cosa successe il 10 agosto 1990?

Magellan, conosciuta in italiano anche come Magellano, completò il viaggio interplanetario iniziato con il lancio dello Space Shuttle Atlantis il 4 maggio 1989. Dopo tre correzioni di rotta, la sonda raggiunse un’orbita molto ellittica intorno a Venere.

Una sonda spaziale è una navicella senza equipaggio dotata di strumenti per studiare corpi oltre l’orbita terrestre. Magellan portava un solo strumento scientifico principale: un radar ad apertura sintetica capace di osservare il terreno attraverso la spessa copertura nuvolosa venusiana.

Le operazioni di mappatura iniziarono il 15 settembre 1990. L’antenna ad alto guadagno veniva puntata alternativamente verso il pianeta, per acquisire dati radar, e verso la Terra, per trasmetterli al Jet Propulsion Laboratory.

Che cosa rivelò Magellan sulla superficie di Venere?

Magellan mostrò un pianeta dominato da vulcani, pianure laviche, grandi canali, montagne e cupole appiattite. Alla fine del primo ciclo di osservazioni aveva ripreso l’83,7% della superficie; nel 1992 la copertura arrivò al 98%.

I dati indicarono che almeno l’85% della superficie venusiana era ricoperto da colate vulcaniche. La missione produsse inoltre misure gravimetriche ad alta risoluzione sul 95% del pianeta e restituì circa 1.200 gigabit di dati.

Quelle mappe cambiarono l’immagine pubblica di Venere. Sotto l’involucro uniforme delle nubi apparve un mondo geologicamente complesso, con una superficie relativamente giovane e segni di deformazione tettonica, pur privo della tettonica a placche terrestre.

La missione terminò il 13 ottobre 1994, quando la NASA guidò la sonda dentro l’atmosfera venusiana per raccogliere dati aerodinamici finali. Magellan bruciò circa dieci ore dopo, al termine di oltre 15.000 orbite.

Cosa è cambiato dal 1990 a oggi?

Le osservazioni di Magellan sono diventate un archivio scientifico ancora produttivo. Nel 2023, il riesame di immagini radar registrate a distanza di otto mesi mostrò un condotto vulcanico di Maat Mons che aveva cambiato forma e dimensioni, fornendo una prova diretta di attività vulcanica recente.

Nel 2024, ricercatori italiani individuarono nelle stesse immagini variazioni compatibili con nuove colate presso Sif Mons e nella parte occidentale di Niobe Planitia. Nel 2025, uno studio diffuso dalla NASA associò 52 delle 75 coronae esaminate a materiale caldo e galleggiante nel mantello, indizio di processi tettonici potenzialmente ancora attivi.

Al 10 agosto 2026, la NASA indica VERITAS come missione programmata non prima del 2031 e presenta DAVINCI come futura missione con sorvoli e sonda atmosferica. L’ESA prevede il lancio di Envision nel novembre 2031, con radar, spettrometri e uno strumento destinato a sondare il sottosuolo fino a circa un chilometro.

Queste missioni useranno Magellan come base di confronto. Envision potrà osservare alcune aree con una risoluzione radar di 10 metri, mentre VERITAS cercherà cambiamenti della superficie e produrrà nuove mappe globali tridimensionali.

Cosa sarebbe successo se Magellan non avesse raggiunto Venere?

Il 10 agosto 1990 il motore di inserzione si spegne con pochi secondi di anticipo. Magellan sfiora Venere, attraversa il lato notturno e riappare su una traiettoria solare dalla quale il suo radar non potrà costruire alcuna mappa.

Nelle sale del Jet Propulsion Laboratory restano schermi pieni di telemetria e un planisfero venusiano quasi vuoto. Le mappe sovietiche di Venera 15 e Venera 16 rimangono il riferimento migliore, con dettagli insufficienti per ricostruire su scala globale vulcani, faglie e colate.

Nei musei e nei documentari degli anni Novanta, Venere conserva l’aspetto di una sfera giallastra senza volto. Scompaiono dai manuali scolastici le grandi ricostruzioni radar colorate; nomi come Maat Mons e Aphrodite Terra restano confinati nei cataloghi specialistici.

Il fallimento arriva pochi anni dopo il disastro del Challenger e rende più fragile il sostegno politico alle missioni planetarie lanciate dallo Shuttle. Dopo la perdita di Mars Observer nel 1993, i finanziamenti si concentrano su obiettivi con ritorni più prevedibili e il lungo intervallo nell’esplorazione statunitense di Venere diventa ancora più profondo.

Manca anche la dimostrazione venusiana dell’aerofrenaggio compiuta realmente da Magellan nel 1993. Le missioni successive adottano quella tecnica con maggiore prudenza, chiedendo più carburante, più test e margini economici superiori.

Nel 2023 nessun ricercatore può confrontare due immagini del condotto di Maat Mons. Nel 2024 le colate di Sif Mons restano invisibili e, nel 2025, le coronae venusiane offrono modelli teorici privi della combinazione di gravità e topografia necessaria per cercare processi attivi.

Nel 2026, VERITAS ed Envision vengono progettate come missioni di ricognizione primaria: strumenti più pesanti, aree prioritarie più incerte, costi e rischi maggiori. La prima vera geografia globale di Venere slitta così verso la metà degli anni Trenta, lasciando per quasi mezzo secolo il pianeta gemello della Terra senza un volto preciso.

Nella realtà, Magellan raggiunse Venere, ne cartografò il 98% e le sue misure guidano ancora oggi le missioni destinate a osservare il pianeta con nuovi occhi.

Perché Magellan usò il radar?

Magellan usò il radar perché le dense nubi di Venere impediscono alle normali fotocamere di vedere direttamente la superficie. Le onde radar potevano attraversare la copertura nuvolosa e ricostruire il terreno con dettagli senza precedenti.

Quanto territorio di Venere mappò Magellan?

Magellan mappò circa il 98% della superficie di Venere durante tre cicli radar conclusi nel 1992. La missione superò ampiamente l’obiettivo iniziale, fissato al 70%.

Quali missioni torneranno a studiare Venere?

VERITAS, DAVINCI ed Envision sono le principali missioni future indicate da NASA ed ESA al 2026. Studieranno superficie, atmosfera e interno di Venere nei primi anni Trenta.

Non perderti le nostre ultime notizie!

Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!