38 anni fa Akira di Katsuhiro Ōtomo usciva nei cinema giapponesi

Il 16 luglio 1988 uscì nei cinema giapponesi Akira, film animato diretto da Katsuhiro Ōtomo. Considerato fra i migliori lungometraggi d’animazione mai realizzati, portò il cyberpunk giapponese verso i

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Autore: Redazione ,
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Il 16 luglio 1988 uscì nei cinema giapponesi Akira, film animato diretto da Katsuhiro Ōtomo. Considerato fra i migliori lungometraggi d’animazione mai realizzati, portò il cyberpunk giapponese verso il pubblico mondiale e fece apparire l’anime come il futuro del cinema.

Cosa successe il 16 luglio 1988?

Quel giorno Toho distribuì in Giappone Akira, adattamento cinematografico del manga che Ōtomo pubblicava su Young Magazine dal 1982. Il film segue Kaneda e Tetsuo nella Neo-Tokyo del 2019, ricostruita dopo una catastrofe che ha provocato la Terza guerra mondiale.

La produzione riunì Kodansha, Toho e Tokyo Movie Shinsha nell’Akira Committee. Il budget superò il miliardo di yen e permise di realizzare 124 minuti di animazione con movimenti insolitamente fluidi, dialoghi preregistrati per sincronizzare le labbra e un precoce impiego della grafica computerizzata.

Ōtomo diresse e disegnò i personaggi, oltre a scrivere la sceneggiatura con Izō Hashimoto. La musica di Shōji Yamashiro e del collettivo Geinoh Yamashirogumi completò un’opera costruita attorno a rivolte giovanili, esperimenti militari, autoritarismo e perdita del controllo tecnologico.

Perché Akira cambiò la percezione degli anime?

Akira mostrò che un film animato giapponese poteva sostenere fantascienza adulta, violenza, politica e ambizione visiva su scala cinematografica. Il British Film Institute lo considera un caposaldo del cyberpunk accanto a Blade Runner e al romanzo Neuromante.

La prima statunitense arrivò il 25 dicembre 1989, seguita nel 1990 dalla distribuzione di Streamline Pictures. Nel gennaio 1991 la proiezione all’Institute of Contemporary Arts di Londra convinse Island Records ad acquistare i diritti home video, contribuendo direttamente al boom britannico degli anime.

Da quell’operazione nacque Manga Entertainment, che partecipò poi al finanziamento di Ghost in the Shell. Immagini e soluzioni di Akira continuarono a circolare in opere come Matrix, Stranger Things e Ready Player One, oltre che nei videoclip, nella moda e nei videogiochi.

Cosa è cambiato dal 1988 a oggi?

L’animazione giapponese è diventata un’industria globale. Secondo l’Association of Japanese Animations, nel 2024 il mercato esteso degli anime ha raggiunto il record di 3.840,7 miliardi di yen, con una crescita annua del 14,8%.

Il mercato internazionale valeva 2.170,2 miliardi di yen, contro 1.670,5 miliardi del mercato interno. Il dato, pubblicato nel rapporto 2025 e disponibile nel 2026, fotografa un settore nel quale il pubblico estero è ormai più grande di quello giapponese.

Anche Akira ha attraversato i cambiamenti tecnologici della distribuzione. Nel 2020 Bandai Namco Arts ne pubblicò un restauro 4K e HDR ricavato dal positivo 35 mm, con audio 5.1 rimasterizzato: la stessa opera nata su fotogrammi dipinti a mano continua così a essere proposta nei formati contemporanei.

Cosa sarebbe successo se Akira non fosse arrivato in Occidente?

Nel Natale 1989, i dirigenti di Streamline Pictures guardano gli incassi giapponesi, la violenza e la trama difficile da riassumere. L’accordo viene cancellato; le bobine restano in un magazzino di Tokyo e Akira conserva lo status di successo nazionale quasi invisibile all’estero.

Senza la distribuzione statunitense, l’Institute of Contemporary Arts non programma il film nel gennaio 1991. Island Records non apre quella porta commerciale e Manga Entertainment prende forma più tardi, con meno capitale e un catalogo prudente.

Nel 1995 Ghost in the Shell deve cercare finanziamenti alternativi. Il progetto esce con una distribuzione occidentale più piccola oppure slitta, riducendo la continuità che nella storia reale collegò Neo-Tokyo alle reti digitali di Motoko Kusanagi.

Nelle videoteche europee degli anni Novanta, gli scaffali dedicati agli anime restano sottili. Pokémon, Dragon Ball e Sailor Moon raggiungono comunque la televisione, ma per il pubblico generalista l’animazione giapponese rimane associata soprattutto ai prodotti per ragazzi.

Il cyberpunk hollywoodiano continua a guardare a Blade Runner e Neuromante. La moto rossa di Kaneda, le scie luminose e la trasformazione corporea di Tetsuo non diventano un linguaggio visivo condiviso; videoclip, pubblicità e videogiochi degli anni Duemila sviluppano un futuro urbano meno legato a Tokyo.

Con meno videocassette, licenze e comunità di appassionati, anche le piattaforme di streaming rilevano più tardi la domanda di anime adulti. Gli investimenti in doppiaggi e uscite simultanee crescono lentamente, mentre il soft power giapponese all’estero resta concentrato sui videogiochi e sui franchise infantili.

Nel 2024 il mercato internazionale degli anime è ancora ampio, ma conserva un profilo più settoriale e meno autoriale. Nella realtà, Akira attraversò il Pacifico e l’Europa, aprì una filiera culturale e commerciale e il pubblico estero è oggi la componente maggiore del mercato anime.

Quando uscì Akira nei cinema giapponesi?

Akira uscì il 16 luglio 1988, distribuito in Giappone da Toho. Il 16 luglio 2026 ricorrono esattamente 38 anni dalla prima cinematografica.

Chi ha diretto Akira?

Katsuhiro Ōtomo ha diretto Akira e ne ha scritto la sceneggiatura con Izō Hashimoto. Il film deriva dal manga dello stesso Ōtomo, pubblicato dal 1982 al 1990.

Perché Akira è considerato così importante?

Akira è importante per l’ambizione tecnica, i temi adulti e l’influenza esercitata sul cyberpunk, sul cinema e sulla cultura pop. Fu anche un catalizzatore decisivo per la diffusione internazionale degli anime.

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