8 anni fa crollò il Ponte Morandi a Genova: 43 morti il 14 agosto 2018

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Il 14 agosto 2018, alle 11:36, una parte del Ponte Morandi di Genova crollò durante un violento temporale: morirono 43 persone e 16 rimasero ferite. La tragedia avvenne alla vigilia di Ferragosto, con numerosi veicoli sulla A10.

Cosa successe al Ponte Morandi il 14 agosto 2018?

Cedette il sistema strutturale della pila 9, trascinando nel vuoto una parte del viadotto e i mezzi che lo stavano attraversando. Le macerie raggiunsero il torrente Polcevera, i binari ferroviari e alcune aree industriali sottostanti, isolando uno dei principali collegamenti autostradali di Genova.

Il viadotto, progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi e inaugurato nel 1967, apparteneva alla rete gestita da Autostrade per l’Italia. Il disastro provocò anche l’evacuazione di centinaia di residenti e una lunga emergenza logistica per il capoluogo ligure.

La sintesi della sentenza pronunciata nel 2026 ha indicato difetti riguardanti uno degli stralli e ha definito il crollo prevedibile e prevenibile. Le responsabilità penali restano soggette ai successivi gradi di giudizio.

Perché il crollo segnò uno spartiacque per l’Italia?

Il Ponte Morandi trasformò la manutenzione delle infrastrutture in una priorità politica nazionale. Ispezioni, concessioni autostradali, controlli pubblici e gestione del rischio entrarono stabilmente nel dibattito sulle grandi opere.

Il problema riguardava anche il modello culturale italiano: inaugurare una nuova infrastruttura garantiva visibilità, mentre conservarla efficiente richiedeva investimenti continui e poco appariscenti. Dopo Genova, rinviare una verifica o una manutenzione divenne una decisione associata a conseguenze concrete e potenzialmente irreversibili.

Cosa è cambiato dal 2018 a oggi?

Dal 2018 l’Italia ha introdotto nuovi organismi, archivi e procedure per censire le opere e programmare controlli e manutenzioni. Il decreto Genova istituì ANSFISA e l’Archivio Informatico Nazionale delle Opere Pubbliche, che assegna un codice identificativo a ponti, viadotti e altre infrastrutture.

ANSFISA è diventata pienamente operativa nel 2021. Le Linee guida sui ponti esistenti, adottate dal 2020 e accompagnate dalle istruzioni operative del 2022, hanno introdotto censimento, classi di attenzione, ispezioni e valutazioni multilivello del rischio; il 5 novembre 2025 le istruzioni sono state aggiornate per rendere i controlli più uniformi.

I resti del Morandi furono demoliti il 28 giugno 2019. Il nuovo Ponte Genova San Giorgio, progettato da Renzo Piano, venne inaugurato il 3 agosto 2020 e aperto al traffico il giorno successivo.

Nel 2022 un veicolo partecipato al 51% da CDP Equity acquisì da Atlantia l’88,06% di Autostrade per l’Italia. Nel dicembre 2024 aprì presso l’ex pila 9 il Memoriale 14.08.2018, dedicato alle vittime e alla documentazione della tragedia.

Il 16 luglio 2026 il Tribunale di Genova ha emesso 32 condanne in primo grado, per quasi 200 anni complessivi; l’ex amministratore delegato di ASPI Giovanni Castellucci è stato condannato a 12 anni. All’ottavo anniversario il percorso giudiziario è quindi ancora aperto.

Cosa sarebbe successo se la corrosione fosse stata scoperta in tempo?

Nel marzo 2018, un’ispezione approfondita individua un segnale anomalo nello strallo sud-est della pila 9. Il traffico pesante viene escluso dal Ponte Morandi e una struttura provvisoria d’acciaio sostiene l’impalcato: Genova protesta, le code raggiungono il porto e gli autotrasportatori chiedono compensazioni.

Il 14 agosto il temporale investe un viadotto quasi vuoto, coperto di sensori e ponteggi. I dati registrano in diretta l’aumento delle deformazioni; alle 11:20 la circolazione viene chiusa completamente. Nessun’automobile precipita e quella giornata entra nei manuali come il disastro evitato per poche settimane.

La scoperta impone una demolizione controllata e accelera la costruzione del nuovo attraversamento. L’emergenza genera comunque un’inchiesta sulle concessioni, ma la prova decisiva diventa tecnologica: misurazioni, immagini e registri di manutenzione accessibili impediscono di ridurre il problema a uno scontro politico.

Entro il 2020 nasce un protocollo nazionale che collega ogni ponte a un fascicolo digitale aggiornato. Università, aziende di sensori e società d’ingegneria italiane sviluppano gemelli digitali delle infrastrutture; Genova diventa il laboratorio europeo del monitoraggio strutturale e il porto recupera competitività grazie a corridoi logistici progettati attorno alla manutenzione preventiva.

Negli anni successivi l’Unione europea adotta quel modello per finanziare reti e corridoi transfrontalieri. In Italia il prestigio politico si sposta verso la durata delle opere: ministri e sindaci presentano verifiche, rinforzi e dati di sicurezza con la stessa enfasi riservata alle inaugurazioni.

Nella realtà il segnale arrivò attraverso 43 vite perdute: oggi il Ponte Genova San Giorgio, il Memoriale, le nuove regole e una sentenza di primo grado ricordano quanto sia costato trasformare la manutenzione in una priorità.

Quante persone morirono nel crollo del Ponte Morandi?

Nel crollo morirono 43 persone e 16 rimasero ferite; il bilancio definitivo rese la tragedia una delle più gravi nella storia recente delle infrastrutture italiane.

Quale ponte ha sostituito il Ponte Morandi?

Il Ponte Genova San Giorgio ha sostituito il Morandi ed è stato aperto al traffico il 4 agosto 2020, meno di due anni dopo il crollo.

Il processo per il crollo del Ponte Morandi è concluso?

Il processo ha prodotto 32 condanne in primo grado il 16 luglio 2026, ma la vicenda giudiziaria non è definitiva perché sono previsti i successivi gradi di giudizio.