Il mondo del doppiaggio italiano piange la scomparsa di una delle sue voci più iconiche e inconfondibili. Pino Colizzi, nato a Roma nel 1937, si è spento lasciando un'eredità artistica immensa che ha accompagnato generazioni di spettatori italiani attraverso alcuni dei personaggi più memorabili della storia del cinema. La sua voce profonda e carismatica è stata l'anima italiana di leggende come Jack Nicholson, Michael Douglas, Clint Eastwood e Christopher Reeve, rendendolo uno dei doppiatori più riconoscibili e amati del panorama cinematografico nazionale.
L'elenco delle star hollywoodiane a cui Colizzi ha prestato la voce è impressionante per varietà e prestigio. Ha doppiato James Caan, Richard Dreyfuss, Omar Sharif, Tom Selleck e persino Gary Cooper nella versione italiana di Per chi suona la campana. Ma è soprattutto nel ruolo di Superman che la sua voce è entrata nell'immaginario collettivo: Colizzi ha dato vita sia a Clark Kent che al supereroe kryptoniano interpretato da Christopher Reeve nei primi tre film della saga, contribuendo a definire l'iconografia italiana dell'Uomo d'Acciaio.
Tra i suoi lavori più significativi spicca il doppiaggio di Robert Powell nel ruolo di Gesù nell'indimenticabile sceneggiato Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, una performance vocale che ha contribuito alla sacralità e all'intensità emotiva di quella produzione monumentale. Non solo cinema live action: Colizzi ha prestato la sua voce anche al protagonista del classico Disney Robin Hood, dimostrando una versatilità artistica straordinaria.
La carriera di Colizzi non si è limitata al doppiaggio. Attore completo, ha recitato sia per il cinema che per la televisione, partecipando a prestigiosi sceneggiati Rai come Anna Karenina e Tom Jones, e collaborando con maestri del calibro di Luchino Visconti. Questa esperienza davanti alla macchina da presa ha senza dubbio arricchito la sua tecnica di doppiatore, permettendogli di comprendere a fondo le sfumature interpretative degli attori che doppiava.
Come direttore del doppiaggio, Colizzi ha lasciato il segno su produzioni di altissimo profilo: ha curato le versioni italiane di Pulp Fiction di Quentin Tarantino, del premio Oscar Il paziente inglese, dell'intera trilogia di Matrix e di diversi capitoli della saga di James Bond con Pierce Brosnan nei panni dell'agente 007. Un ruolo che richiedeva non solo competenza tecnica ma anche sensibilità artistica nel coordinare ensemble vocali complessi.
Sposato con la collega doppiatrice Manuela Andrei, Colizzi ha trasmesso la passione per questa professione anche ai figli Carlo e Chiara, quest'ultima diventata anch'essa doppiatrice, proseguendo la tradizione familiare. Una dinastia del doppiaggio che testimonia quanto quest'arte fosse nel DNA della famiglia.
Colizzi si era ritirato dall'attività di doppiaggio nel 2010, continuando però a recitare fino al 2015, dimostrando una dedizione al mestiere dell'attore che è andata ben oltre la cabina di doppiaggio. La sua scomparsa rappresenta la fine di un'epoca d'oro del doppiaggio italiano, quando le voci erano riconoscibili e diventavano parte integrante dell'identità di un attore per il pubblico italiano, creando un ponte culturale insostituibile tra Hollywood e l'Italia.
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