Il caso Garlasco torna a far discutere con una serie di nuove consulenze richieste dalla famiglia Poggi che potrebbero rimettere in discussione alcuni punti chiave della ricostruzione del delitto di Chiara, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli. Al centro dell'attenzione c'è un elemento apparentemente secondario ma potenzialmente dirimente: le scarpe Lacoste che Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio, indossava quel giorno quando entrò nell'abitazione e rinvenne il corpo senza vita della fidanzata. Come mai quelle calzature si presentavano completamente pulite, prive di tracce ematiche, nonostante avesse camminato sulla scena del crimine dove il sangue era presente in diverse zone?
La parte civile ha commissionato una nuova perizia tecnica per dimostrare che sarebbe stato impossibile per chiunque entrasse in quella casa evitare una specifica macchia di sangue: quella presente sul cosiddetto "gradino zero", il punto di accesso dalla porta a soffietto che conduceva al disimpegno dove giaceva il cadavere di Chiara. Secondo i consulenti della famiglia Poggi, quella traccia ematica era talmente estesa e posizionata in un punto obbligato di passaggio che qualsiasi persona avrebbe dovuto necessariamente calpestarla per raggiungere il corpo della vittima.
La versione fornita da Alberto Stasi durante le indagini parlava di una camminata "a zigzag" all'interno della villetta, un percorso che gli avrebbe consentito di evitare le zone insanguinate. Un'altra spiegazione tecnica riguardava lo stato del sangue stesso: con il caldo estivo di agosto e il tempo trascorso dall'omicidio al rinvenimento del corpo, le tracce ematiche si sarebbero parzialmente o completamente seccate, perdendo la capacità di aderire alle suole delle scarpe. Ma secondo la nuova consulenza presentata dalla parte civile, questa ricostruzione non regge di fronte all'evidenza fisica della grande chiazza sul gradino zero.
Come sottolineato durante la trasmissione Mattino Cinque lunedì 2 febbraio, questa è solo l'ultima di tre consulenze commissionate dalla famiglia della vittima per fare luce su aspetti rimasti controversi del caso. La seconda perizia, firmata da Dario Redaelli, riguarda la dinamica dell'omicidio e sostiene che l'aggressione mortale si sarebbe consumata nella cucina dell'abitazione, non dove fu trovato il corpo. Una ricostruzione che, se confermata, modificherebbe significativamente la sequenza degli eventi di quella tragica mattina.
Ma è la terza consulenza, quella informatica dei periti Falleti e Bassetti, ad aver aperto scenari inquietanti sui rapporti tra i due fidanzati. L'analisi dei computer in uso a Stasi e Chiara avrebbe rivelato che la sera del 12 agosto 2007, quindi poche ore prima dell'omicidio, la giovane avrebbe visionato contenuti pornografici presenti nel pc del fidanzato. Un dettaglio che alimenta le ipotesi su possibili tensioni o segreti nella coppia che potrebbero aver costituito il movente del delitto.
Ancora più enigmatico è un particolare emerso dall'analisi del computer nella camera di Chiara Poggi. Il 22 luglio 2007, quando la ragazza si trovava a Londra per far visita ad Alberto Stasi, qualcuno visitò dal suo pc la sezione "upload" del sito per adulti YouPorn. Chi era davanti a quello schermo? E soprattutto, fu effettuato realmente un caricamento di materiale o si trattò di un accesso casuale? Come ha fatto notare l'esperta Giada Bocellari durante il programma Mediaset, la stringa informatica dimostra che la pagina dei caricamenti fu visitata, ma non necessariamente che sia stato completato un upload vero e proprio.
Questi elementi riaccendono i riflettori su uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi vent'anni in Italia, aprendo nuovi interrogativi sui presunti "segreti torbidi" che potrebbero aver caratterizzato le vite delle persone coinvolte. Alberto Stasi sconta attualmente l'ergastolo per l'omicidio di Chiara Poggi, ma la famiglia della vittima continua a cercare risposte attraverso nuove perizie tecniche che potrebbero rivelare dettagli finora sfuggiti alle indagini ufficiali, dimostrando come anche a distanza di anni il caso Garlasco sia tutt'altro che chiuso nelle sue zone d'ombra.
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