Il caso dell'omicidio di Zoe Trinchero continua a rivelare dettagli inquietanti sul comportamento di Alex Manna nelle ore successive al femminicidio della diciassettenne, avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 febbraio. Mentre le indagini procedono, emergono testimonianze scioccanti sulla lucidità con cui il diciannovenne avrebbe inscenato una messinscena dopo aver ucciso la ragazza, arrivando persino a partecipare attivamente alle ricerche e accusando un uomo innocente, rischiando di scatenare un linciaggio.
Tra le rivelazioni più sconvolgenti c'è quella dell'ex datore di lavoro di Zoe, che ha raccontato alle telecamere de La Vita in Diretta di aver avuto immediati sospetti sul giovane. L'uomo, il cui figlio aveva preso parte alle ricerche quella drammatica notte, si trovava in caserma e ha assistito a una scena che lo ha lasciato senza parole: Alex Manna dormiva tranquillamente su una sedia, coperto con il giubbotto di un'altra persona. "Lui in una stanza della caserma dormiva tranquillo su una sedia", ha dichiarato il testimone, aggiungendo con sarcasmo: "Chi sei? Flash?", riferendosi alla versione iniziale del ragazzo che sosteneva di aver perso il giubbotto durante una fuga da un presunto aggressore.
La verità, emersa solo dopo la confessione, è ben diversa e molto più agghiacciante. Dopo aver ucciso Zoe con una raffica di pugni al volto, Manna si sarebbe rifugiato a casa della fidanzata, dove avrebbe nascosto il giubbotto in soffitta per eliminare le prove. Solo successivamente è tornato dal gruppo di ricerca, inscenando disperazione e dolore per la scomparsa della ragazza che lui stesso aveva assassinato pochi minuti prima.
Ma la strategia del diciannovenne non si è fermata alla recita del fidanzato disperato. Con freddezza calcolata, ha puntato il dito contro Naudy Carbone, un uomo di trentanove anni completamente estraneo ai fatti, scatenando la furia della comunità. Una cinquantina di persone si sono radunate sotto casa del malcapitato, rivolgendogli insulti razzisti e minacce, in quello che poteva trasformarsi in un vero e proprio linciaggio se non fosse intervenuta tempestivamente la verità.
Le menzogne di Manna si sono moltiplicate durante gli interrogatori. Ha tentato di giustificare le lesioni evidenti sulle sue mani, probabilmente provocate dai colpi inferti a Zoe, sostenendo di essersele procurate da solo. In un'altra versione ancora più assurda, avrebbe attribuito la responsabilità dell'aggressione "alle droghe", sostenendo di aver inalato passivamente il fumo delle canne degli amici, nel disperato tentativo di trovare una giustificazione all'ingiustificabile.
Un'altra falsità riguarda la presunta relazione sentimentale tra lui e la vittima. Manna ha sostenuto che tra loro ci fosse stata una storia d'amore, circostanza categoricamente smentita da un'amica di Zoe, nonché ex fidanzata dello stesso assassino confesso. La realtà è che si trattava solo di un interesse unilaterale e morboso del diciannovenne nei confronti della minorenne, un'ossessione che si è trasformata in tragedia.
Gli amici di Zoe hanno descritto alle telecamere il momento in cui Manna è tornato dal gruppo dopo aver nascosto le prove, definendolo un attore consumato capace di simulare emozioni che evidentemente non provava. La capacità di dormire serenamente in caserma mentre tutti lo credevano vittima insieme a Zoe dimostra una freddezza che ha gelato gli investigatori e la comunità. Il caso procede ora verso l'iter giudiziario, mentre l'opinione pubblica chiede giustizia per una ragazza la cui unica colpa è stata quella di attirare l'attenzione malata di chi non accettava un rifiuto.
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