Alexia torna a far ballare l'Italia e lo fa con la stessa energia travolgente di quando, negli anni Novanta, infiammava le discoteche con hit come "Uh la la la" e "Summer is crazy". A 58 anni appena compiuti, la cantante spezzina – all'anagrafe Alessia Aquilani – si rimette in gioco con il nuovo singolo Follow e annuncia un grande concerto per il 26 marzo 2026 al Fabrique di Milano, intitolato "The party – Back to the dancefloor". Un ritorno che sa di rivincita personale, dopo anni di battaglie interiori e un lungo percorso di crescita che l'ha portata a ritrovare se stessa, lontano dalle relazioni tossiche e dai giudizi altrui che per troppo tempo l'hanno frenata.
La regina della dance italiana non ha mai smesso di credere nella sua musica. La scorsa estate si è esibita sul palco del Tomorrowland, il più importante festival di musica elettronica in Belgio, insieme alle gemelle dj australiane Miriam e Olivia Nervo. A novembre ha lanciato "I feel feelings", scritto da Dragonette, mentre "Follow" rappresenta il suo manifesto artistico attuale: «Voglio raccontare che la persona che voleva far ballare la gente non è sparita», spiega con determinazione. «Ho un'età in cui ne ho viste di tutti i colori, ci sono cose che mi toccano più di altre: aiutare a sollevare le persone, farle sognare».
Il segreto della sua eterna giovinezza? «Il Dna è buono ma ci lavoro sopra», confessa senza filtri. «Vado in palestra, mangio molto sano. Non fumo e non bevo da mai». Ma la vera trasformazione è stata interiore. Alexia ha dovuto affrontare demoni personali che rischiavano di spegnere la sua luce: «Giudicata dalla persona che mi stava più vicino in assoluto. Ho sentito un carico enorme, la cosa che mi faceva più male era dover essere all'altezza della situazione; non tanto per il pubblico ma per le persone che mi stavano vicino». Relazioni manipolatrici, senso di inadeguatezza, dipendenza emotiva: un peso che si è portata dietro fino a poco tempo fa.
La svolta è arrivata attraverso un percorso terapeutico che racconta senza vergogna: «Mi sono fatta aiutare, lo dico senza vergogna. Non c'è niente di male, bisogna chiedere aiuto». Un messaggio potente in un mondo, quello dello spettacolo, dove mostrare fragilità è ancora considerato un tabù. Il punto di svolta nella sua carriera rimane la vittoria al Festival di Sanremo 2003 con "Per dire di no", scritta insieme ad Alberto Salerno e presentata insieme al marito della celebre produttrice Mara Maionchi.
«Conobbi Mara Maionchi e Alberto in occasione della prova del testo, in sala di registrazione. Arrivarono insieme, due personaggi incredibili. Pensai: voglio un papà e una mamma così», ricorda con affetto. E racconta un aneddoto divertente della serata finale: sua madre, ignara di chi fosse quella signora rumorosa in sala stampa, chiese a Mara di fare silenzio per sentire la figlia. «Mara la abbracciò, una festa». Quella vittoria sanremese coincise con un momento di grande dolore personale – la perdita del padre – ma anche con la decisione di cambiare vita, lasciandosi alle spalle una relazione tossica.
Con un palmares impressionante – oltre 10 milioni di dischi venduti nel mondo, quattro Festival di Sanremo, nove Festivalbar consecutivi, dieci singoli nella Top ten – Alexia rappresenta un'icona della dance italiana degli anni Novanta. Il suo "Think about the way" con il rapper Ice Mc è diventato celebre grazie alla colonna sonora di Trainspotting, il cult movie di Danny Boyle. «Ai festival che giro all'estero, d'estate, c'è la stessa esaltazione del Festivalbar. Era bello far parte di quella famiglia: ti sentivi qualcuno», ricorda con nostalgia.
Oggi Alexia è sposata con Andrea Camerana, nipote di Giorgio Armani, e madre di due figlie, Maria Vittoria e Margherita. Il loro incontro ha del romantico: lui era un fan che si presentò quando lei andò a provare abiti Emporio Armani per Sanremo 2003. «Mi ricordava mio papà, aveva un modo di fare di altri tempi. Non era come i ragazzi che frequentavo», racconta. Dopo la morte del padre di Andrea, si sono ritrovati attraverso messaggi e "poemi" scritti, fino a decidere di vedersi di persona. «Paradossalmente ero una vip anch'io quando ho fatto un passo indietro per dedicarmi alle figlie», ammette.
Nonostante i privilegi della famiglia Armani, Alexia e il marito hanno scelto uno stile di vita low profile: «A mio marito piace l'understatement. Non sopporta l'idea di avere la corte, troppi aiuti e sovrastrutture. Questo ci ha agevolati nell'educazione delle ragazze». Le origini umili di Arcola, in provincia di La Spezia, non le ha mai dimenticate: «Da adolescente ho vissuto una vita dura, in una famiglia che faceva fatica. Non mi scordo le mie origini».
La gavetta è stata durissima: cover band a 19 anni, partenze col furgone il venerdì sera, rientri il lunedì mattina, 45 serate consecutive nello stesso locale. «Promisi a me stessa: se l'anno prossimo sono ancora qui, mi sputo in questo specchio», ricorda. Ma quella fame di autodeterminazione, unita allo studio costante di canto e pianoforte, l'ha portata in cima. «Non avevo neanche un piano B. Se hai un piano B, hai le spalle coperte. Io sapevo di avere un letto da fachiro, fatto di chiodi, dovevo tentare il tutto per tutto».
Sul panorama musicale attuale, Alexia esprime perplessità sull'omologazione: «Faccio fatica a riconoscere l'artista: l'avevo preso per Tizio, Caio, Sempronio. C'è omologazione». Critica anche la gestione dei duetti sanremesi: «Trovo che abbiano perso la loro natura artistica e poetica. Ormai si calcola quanto ti tolgono e quanto ti danno, lo trovo osceno». E su Sanremo, che le manca «a prescindere», apprezza il ritorno all'istituzionalità con Carlo Conti ma trova eccessivo il numero di artisti in gara: «Ci sono troppi cantanti, rischi di non vederli tutti: io ne ho visti quindici, venti a sera».
Tornare al Festival? «Tornerei», risponde senza esitazione. Nel frattempo, continua il suo viaggio nella musica dance con la consapevolezza di chi ha attraversato tempeste e ne è uscita più forte. «La cosa più bella è sentirmi risolta. Per me vuol dire prendere questa passione come tale, e portarla avanti con lo spirito di quando ero una ragazzina che sognava di diventare qualcuno». E con l'appuntamento milanese del 2026, Alexia promette di far ballare ancora una volta un'intera generazione, quella che negli anni Novanta ha ballato sulle sue hit e quella nuova che sta scoprendo la potenza della dance italiana.
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