Si intensifica lo scontro tra Alfonso Signorini e il mondo del web, con il conduttore del Grande Fratello che ora porta sul banco degli imputati nientemeno che Google. I legali del giornalista, gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, hanno depositato una querela formale contro Google Italia e Google Ireland per concorso in diffamazione aggravata, accusando il colosso di Mountain View di non aver rimosso contenuti definiti "diffamatori" pubblicati su YouTube, in particolare quelli legati al programma "Falsissimo" di Fabrizio Corona. La querela ha già portato all'iscrizione nel registro degli indagati dei legali rappresentanti delle due filiali europee del gigante tecnologico.
Secondo la strategia difensiva di Signorini, Google avrebbe colpevolmente ignorato "ripetute richieste" di rimozione di materiale che includerebbe corrispondenza personale e documenti presumibilmente ottenuti in modo illecito dall'ex re dei paparazzi. Nel comunicato dello studio legale, le risposte fornite dalla piattaforma vengono definite "tardive e ciclostilate", con un rifiuto di fatto di cancellare i contenuti incriminati. La questione assume contorni più ampi, configurandosi come un attacco diretto alle policy di moderazione dei contenuti delle big tech.
Gli avvocati non usano mezzi termini nel loro atto d'accusa: Google avrebbe continuato a trarre profitto economico sul territorio italiano grazie ai contenuti di Corona, incassando attraverso YouTube mentre la presunta "campagna diffamatoria a scopo di lucro" proseguiva indisturbata. La difesa sostiene che il motore di ricerca, non rimuovendo il materiale segnalato, avrebbe aggravato le conseguenze del reato, beneficiando economicamente della situazione.
La battaglia legale di Signorini non si ferma a Google: i suoi legali hanno annunciato iniziative simili contro Meta e TikTok, trasformando la vicenda in una crociata più ampia contro le piattaforme social accusate di non garantire "parametri etici e di rispetto delle regole del vivere civile". Nel mirino c'è il principio del "neminem ledere" che, secondo la difesa del conduttore Mediaset, le compagnie tecnologiche starebbero sistematicamente violando.
La mossa più audace riguarda però il tentativo di bloccare sul nascere la prossima puntata di "Falsissimo", prevista per il 26 gennaio. I legali hanno chiesto un provvedimento d'urgenza di "inibitoria" al giudice Roberto Pertile, la cui decisione è attesa nei prossimi giorni. Una richiesta che ha scatenato reazioni contrastanti: l'avvocato di Corona, Ivano Chiesa, ha ironizzato parlando di metodi che "non siamo in Russia", mentre l'avvocata Missaglia ha definito il programma dell'ex paparazzo un "tribunale dell'Inquisizione" condotto da chi "non è iscritto all'Ordine dei giornalisti".
Dal canto suo, Fabrizio Corona non mostra alcuna intenzione di fare marcia indietro. L'ex fotografo dei vip ha promesso nuove puntate su altri programmi e conduttori televisivi, dichiarando senza mezzi termini: "Sugli altri nomi ci sto lavorando. Non abbiamo paura, se dovessero darci qualche interdizione o l'arresto, sono vent'anni che combattiamo e la legge la conosciamo, à la guerre comme à la guerre". Corona risponde attualmente di revenge porn per i contenuti diffusi attraverso il suo format.
La vicenda si complica ulteriormente considerando che Signorini stesso è attualmente indagato a Milano per violenza sessuale e estorsione, circostanza che aggiunge ulteriore complessità mediatica allo scontro. Nel frattempo, Mediaset è scesa direttamente in campo presentando una denuncia per diffamazione e minacce contro Corona, accompagnata da una richiesta ancora più drastica: una misura di prevenzione per impedirgli l'uso dei social network e del cellulare per diffondere contenuti dannosi per l'azienda del Biscione. Una battaglia su più fronti che promette di ridefinire i confini della responsabilità delle piattaforme digitali nella gestione dei contenuti controversi.
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