Andrea Sempio rompe il silenzio televisivo e lo fa nel salotto di Verissimo, seduto di fronte a Silvia Toffanin per raccontare la sua versione sul caso Garlasco, l'intricata vicenda giudiziaria che ruota attorno alla morte di Chiara Poggi avvenuta nell'ormai lontano 2007. Una scelta precisa, quella di parlare pubblicamente per la prima volta, arrivata dopo che il suo nome è tornato prepotentemente sotto i riflettori nel 2025 con la notifica di indagine che ha stravolto nuovamente la sua esistenza. E lo ha fatto, ci tiene a precisarlo la trasmissione Mediaset, senza percepire alcun compenso per la sua presenza in studio.
«Il 2025 è stato l'anno più difficile. Spero sia anche l'ultima volta», esordisce Sempio, ripercorrendo il momento in cui ha ricevuto la telefonata che gli comunicava di essere indagato. Una notizia che non si aspettava e che ha spezzato in due la sua vita: «Da quel momento c'è un prima e un dopo quella chiamata, sto vivendo un momento di caos». Il primo pensiero, racconta, è corso immediatamente ai genitori: come comunicare loro una simile notizia? «Non c'è un modo, è come se comunicassi una brutta malattia», confida con evidente difficoltà.
La questione più scottante rimane quella del DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, elemento che ha riacceso l'attenzione mediatica e giudiziaria sul caso. Sempio affronta l'argomento con precisione, spiegando perché entrambe le parti in causa abbiano rivendicato la perizia come favorevole: «La genetista ha fatto le sue verifiche e la base da cui partiva non andava bene perché troppo degradata. I risultati erano sempre diversi e quindi il materiale non era attribuibile a nessuno». Secondo la sua ricostruzione, nella seconda indagine biostatistica è stata effettuata una compatibilità solo perché richiesta, ma «non ha valore, i risultati non sono affidabili».
Nel corso dell'intervista, Sempio si sofferma sulla dimensione mediatica della vicenda, che a suo dire rappresenta l'aspetto più doloroso dell'intera storia. «Questa vicenda segue due strade: quella giuridica, abbastanza lineare e tranquilla, il più è tutta la parte mediatica», spiega, descrivendo come si siano ormai formate vere e proprie "tifoserie" intorno al caso Garlasco. L'odio sui social è palpabile: «Anche quando escono notizie di cose che vanno a mio favore, le persone non le smuovi, per loro ci deve essere qualcosa sotto. C'è gente che vuole festeggiare una mia condanna».
Riguardo alla scelta di non sottoporsi all'interrogatorio lo scorso maggio, Sempio chiarisce che si tratta di una decisione strategica ma non definitiva: «Se servirà certo che mi farò interrogare. A quel tempo avevo 18 anni». Una precisazione che sottolinea come quella fase delicata della sua vita coincidesse con la maggiore età appena raggiunta. Nonostante le difficoltà e la pressione mediatica, l'ex fidanzato di una delle figure chiave della vicenda mantiene un atteggiamento di chi si prepara al peggio sperando nel meglio: «Io mi aspetto un rinvio a giudizio, ma puntiamo a un proscioglimento».
Il caso Garlasco continua così a tenere banco nell'opinione pubblica italiana, con Alberto Stasi già condannato in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio di Chiara Poggi e ora questa nuova indagine che coinvolge Sempio. Tra scontrini del parcheggio, rapporti con l'ex avvocato Massimo Lovati e prove scientifiche contestate, la vicenda resta uno dei cold case più discussi della cronaca giudiziaria italiana degli ultimi vent'anni.
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