Camera approva la Manovra con 216 sì

La Camera approva la manovra da 30 miliardi con 216 voti favorevoli dopo una seduta notturna. Focus su famiglie, lavoro, imprese e sanità.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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La legge di Bilancio 2026 ha superato l'ultimo scoglio parlamentare questa mattina alla Camera dei Deputati, dove è stata approvata in via definitiva con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti. Il provvedimento arriva al traguardo dopo una maratona notturna che ha visto i deputati impegnati fino alle sei del mattino nell'esame di oltre duecento ordini del giorno, dopo che ieri sera il governo aveva ottenuto la fiducia sul testo con 219 sì contro 125 no. La manovra da circa 30 miliardi di euro si concentra su alcune priorità dichiarate dall'esecutivo: sostegno alle famiglie, lavoro, imprese e sanità.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha rivendicato con forza uno degli aspetti che ritiene più significativi del provvedimento, ma che secondo lui non ha ricevuto l'attenzione mediatica meritata. Si tratta della detassazione degli aumenti contrattuali, con un'aliquota del 5% sugli incrementi salariali previsti dai contratti collettivi e dell'1% sui premi di produttività. "Questo significa aumenti concreti dei salari e degli stipendi dei lavoratori dipendenti", ha spiegato Giorgetti in Aula, sottolineando come si tratti di una richiesta avanzata sia dai sindacati che dalle organizzazioni datoriali.

Sul fronte pensionistico, uno dei temi più controversi, il titolare del Mef ha cercato di chiarire la posizione del governo. Contrariamente alle accuse di aver allungato l'età pensionabile, Giorgetti ha affermato che l'intervento dell'esecutivo ha in realtà ridotto di due mesi nel 2027 l'aumento automatico che sarebbe stato di tre mesi. Ha inoltre lasciato una porta aperta per ulteriori interventi: "Se le cose continueranno ad andare bene sui conti pubblici cercheremo di ridurre anche quel mese in più che partirebbe dal 2027".

Una manovra che concentra risorse limitate su priorità fondamentali

La premier Giorgia Meloni, attraverso i suoi canali social, ha definito la legge di Bilancio "seria e responsabile", costruita in un contesto economico complesso. Nel suo messaggio, la presidente del Consiglio ha evidenziato come l'esecutivo abbia proseguito "nel percorso di riduzione dell'IRPEF per il ceto medio" e nel rafforzamento della sanità pubblica, oltre al sostegno alla natalità e agli investimenti produttivi. "Abbiamo lavorato per rendere strutturali misure già avviate", ha scritto Meloni, sottolineando l'obiettivo di dare certezze al Paese.

Ben diverso il giudizio dell'opposizione, con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein che durante le dichiarazioni di voto ha definito il provvedimento "sbagliato" e inadeguato ad affrontare le priorità dei cittadini. "È una manovra di austerità che prevede la crescita zero", ha affermato la leader dem, criticando l'impianto complessivo della legge finanziaria.

Particolarmente delicata la questione della spesa militare, su cui Giorgetti ha voluto fare chiarezza. Il ministro ha ribadito che nella manovra "non è stato tolto un euro alla spesa sociale per destinarlo alla spesa per le armi". Il dibattito sull'aumento delle risorse destinate alla difesa è stato rimandato alla prossima primavera, quando l'Italia potrebbe uscire dalla procedura di infrazione europea. Solo dopo aver portato il deficit sotto il 3%, ha spiegato il responsabile del Tesoro, si valuterà l'eventuale richiesta di deroga per incrementare la spesa militare senza intaccare i fondi per sanità, scuola e istruzione.

All'interno della maggioranza, tuttavia, restano aperte diverse questioni che probabilmente animeranno il dibattito politico nei prossimi mesi. La Lega ha presentato ordini del giorno per chiedere la sterilizzazione completa dell'innalzamento dell'età pensionabile, oltre a valutare un ritorno alla flat tax incrementale e a quella per i giovani under 30 e under 35. Il Carroccio non nasconde che il tema previdenziale rimane un capitolo incompiuto.

Forza Italia, dal canto suo, continua a puntare sul sostegno ai ceti medi. Il vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato che l'obiettivo per il prossimo anno è "allargare la base dell'Irpef almeno a 60mila euro" e proseguire nella riduzione della pressione fiscale per garantire "stipendi più ricchi". Su questa proposta, il ministero dell'Economia non ha chiuso la porta, lasciando intendere che potrebbero esserci spazi di manovra futuri.

La seduta di ieri sera a Montecitorio era iniziata con il voto di fiducia sul testo blindato, strumento che ha impedito modifiche al provvedimento ma ha accelerato l'iter parlamentare. Dopo l'approvazione della questione di fiducia sono cominciate le votazioni sullo stato di previsione e l'esame della montagna di ordini del giorno presentati dai vari gruppi parlamentari. Una maratona che si è conclusa solo questa mattina con le dichiarazioni di voto finali e il via libera definitivo.

Tra le misure contenute nella manovra figura la prosecuzione del taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti, il potenziamento della carta dedicata a te per le famiglie in difficoltà, il bonus mamme per chi ha almeno due figli e interventi sul congedo parentale. Sul fronte sanitario, vengono stanziate risorse aggiuntive che secondo il governo dovrebbero portare la spesa per la salute pubblica al livello più alto di sempre in termini assoluti, anche se le opposizioni contestano che in rapporto al PIL la percentuale rimanga insufficiente.

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