Carlomagno, l'avvocato smentisce il rogo del corpo

Claudio Carlomagno ha confessato l'omicidio della moglie Federica Torzullo, ma la sua ricostruzione presenta zone d'ombra sulla tempistica e il rogo del corpo.

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Autore: Redazione ,

Nel caso del femminicidio di Federica Torzullo ad Anguillara Sabazia, emergono numerosi elementi contraddittori che stanno complicando le indagini. Claudio Carlomagno, che ha confessato l'omicidio della moglie, si trova ora al centro di una serie di interrogativi irrisolti che vanno dalla tempistica dell'omicidio alla possibile presenza di altre persone coinvolte. La ricostruzione fornita dall'uomo presenta infatti diverse zone d'ombra che gli inquirenti stanno cercando di chiarire attraverso ulteriori approfondimenti investigativi.

Una delle questioni più dibattute riguarda il tentativo di occultamento del cadavere mediante il fuoco. Secondo quanto dichiarato dal legale di Carlomagno alla trasmissione Mattino Cinque, l'obiettivo del suo assistito non era distruggere il corpo della vittima, ma eliminare le tracce dell'omicidio. L'avvocato ha precisato che Carlomagno voleva bruciare esclusivamente gli oggetti utilizzati per ripulire il sangue: tappetini, asciugamani e altri materiali. Il corpo di Federica si trovava nelle vicinanze e, a causa della presenza di materiale infiammabile nel cassone, le fiamme si sarebbero estese fino a raggiungere il cadavere.

L'uomo avrebbe poi spento l'incendio utilizzando sabbia e una pala che si trovavano sul posto. Questa versione contrasta con l'ipotesi iniziale di un tentativo deliberato di far sparire il corpo attraverso la combustione. La condotta maldestra dimostrata da Carlomagno nelle ore successive all'omicidio rappresenta, secondo il suo difensore, una prova dell'assenza di complici: se avesse avuto aiuto, sostiene il legale, avrebbe agito con maggiore accortezza.

La tempistica dell'omicidio resta avvolta nel mistero

L'ipotesi di un complice non è tuttavia esclusa dagli inquirenti. Le telecamere di sorveglianza hanno registrato movimenti sospetti: la mattina del 9 gennaio l'auto del padre di Carlomagno è rimasta parcheggiata davanti all'abitazione dove è avvenuto il delitto dalle 7:08 alle 7:17. Poco dopo, alle 7:35, Carlomagno è uscito di casa con la sua vettura, trasportando nel bagagliaio il corpo della moglie. Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 14:17, è rientrato a casa accompagnato da una persona non ancora identificata, alimentando i dubbi degli investigatori sulla possibile conoscenza di terzi.

L'arma del delitto rappresenta un altro elemento problematico. Carlomagno ha indicato un fossato nella frazione di Anguillara Sabazia come luogo in cui avrebbe gettato il coltello utilizzato per uccidere la moglie, sostenendo di averlo trovato nel bagno dell'abitazione. Nonostante le ricerche, il coltello non è stato ancora ritrovato, lasciando aperto un interrogativo fondamentale per la ricostruzione dei fatti.

Il movente dichiarato dall'uomo appare poco convincente sia agli inquirenti che alla famiglia della vittima. Carlomagno ha affermato di aver agito perché temeva di perdere il figlio, ma questa giustificazione è stata definita inverosimile. Secondo i giudici per le indagini preliminari, non sarebbe stata nemmeno la scoperta della nuova relazione intrapresa dalla donna circa un anno prima a scatenare la reazione omicida. L'avvocato ha confermato che Federica aveva iniziato una relazione con un altro uomo, ma che Carlomagno non ne era a conoscenza, complice le frequenti trasferte di lavoro della moglie.

Per i magistrati, la vera motivazione risiederebbe piuttosto nella volontà dell'uomo di preservare la propria stabilità e il proprio equilibrio esistenziale, minacciati dalla prospettiva di una separazione. Come ha sottolineato il procuratore Liguori, permangono incongruenze significative sulla tempistica degli eventi, al punto che nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari si legge esplicitamente che "non si può escludere che ci siano ulteriori elementi e profili investigativi da approfondire".

Un dato particolarmente rilevante emerso dall'autopsia potrebbe ribaltare completamente la cronologia fornita da Carlomagno. L'esame del cadavere ha rivelato la presenza nello stomaco di Federica di residui di cibo in fase digestiva, un elemento che lascia presupporre come l'omicidio possa essere avvenuto la sera dell'8 gennaio e non all'alba del 9, come sostenuto dall'uomo. Questa discrepanza temporale rappresenta un tassello cruciale che gli investigatori stanno analizzando per verificare l'attendibilità complessiva della confessione e individuare eventuali responsabilità collaterali.

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