Caso Garlasco, Dna e nuove indagini con Sempio

Il caso del delitto di Garlasco si riapre dopo 18 anni: Andrea Sempio riceve un avviso di garanzia per concorso in omicidio, riaccendendo l'attenzione mediatica.

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Autore: Redazione ,
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Diciotto anni dopo il delitto che sconvolse l'Italia, il caso di Chiara Poggi torna prepotentemente sotto i riflettori con una serie di sviluppi che hanno caratterizzato l'intero 2025. La giovane di Garlasco fu brutalmente uccisa il 13 agosto 2007, e dopo un lungo iter giudiziario il fidanzato Alberto Stasi venne condcondannato in via definitiva. Eppure, quanto sembrava ormai consegnato alla storia giudiziaria italiana si è improvvisamente riaperto lo scorso marzo, innescando una catena di eventi che ha scosso le certezze consolidate.

Al centro della nuova indagine c'è Andrea Sempio, un ragazzo che all'epoca frequentava abitualmente la casa dei Poggi. L'11 marzo arriva per lui un avviso di garanzia per concorso in omicidio, nonostante fosse già stato indagato e successivamente archiviato anni prima. La notizia, diffusa inizialmente dal Tg1, innesca quello che diventerà un vero e proprio carosello mediatico e investigativo, con continui colpi di scena che si susseguiranno nei mesi successivi.

La battaglia giudiziaria si concentra principalmente sulle analisi genetiche e sulle tracce biologiche rinvenute sulla scena del crimine. Il Giudice per le indagini preliminari di Pavia, Daniela Garlaschelli, dispone il prelievo coattivo di saliva e capelli a Sempio. L'obiettivo è comparare il suo profilo genetico non solo con il materiale biologico trovato sotto le unghie della vittima, ma anche con altre tracce presenti sul luogo del delitto.

I risultati delle perizie genetiche condotte dall'esperta Denise Albani rappresentano uno snodo cruciale dell'indagine. Con quello che viene definito tecnicamente un "supporto moderatamente forte", il profilo genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara risulterebbe compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio. Una conclusione che riaccende i dubbi sulla ricostruzione del delitto che aveva portato alla condanna di Stasi.

Una somma di 20-30 mila euro per favorire l'indagato

Il 25 settembre arriva però il colpo di scena più clamoroso: la Procura di Brescia fa partire una serie di perquisizioni che coinvolgono Mario Venditti, ex procuratore facente funzione che aveva retto gli uffici giudiziari pavesi fino al pensionamento nel luglio 2023. Le indagini si estendono anche alle abitazioni dei coniugi Sempio, dei loro parenti e di due carabinieri ormai in congedo che all'epoca prestavano servizio presso la Procura di Pavia.

L'accusa formulata dai pubblici ministeri bresciani, guidati da Francesco Prete, è pesantissima: corruzione. Secondo l'ipotesi investigativa, Venditti avrebbe ricevuto una somma illecita compresa tra 20 e 30 mila euro per favorire Andrea Sempio nel procedimento penale a suo carico. Non solo: il giovane avrebbe saputo in anticipo quali domande gli sarebbero state rivolte durante l'interrogatorio e avrebbe avuto accesso ad elementi contenuti nell'esposto presentato dalla madre di Alberto Stasi.

Un appunto manoscritto datato inizi febbraio 2017 costituirebbe la prova di questi presunti accordi illeciti. Venditti respinge però con fermezza le accuse, definendole ridicole, e si apre un procedimento parallelo che vede contrapposti le richieste della Procura e la difesa dell'ex magistrato, determinato a salvaguardare la propria reputazione professionale.

Il 18 dicembre si svolge l'incidente probatorio, momento cruciale per il futuro dell'indagine. In aula compare a sorpresa anche Alberto Stasi, accompagnato dai suoi legali, mentre gli esperti si confrontano sulle risultanze scientifiche. Gli accertamenti irripetibili condotti sul Dna maschile trovato sulle unghie di Chiara e sulle altre tracce biologiche saranno determinanti per decidere se chiedere il rinvio a giudizio di Sempio o procedere all'archiviazione.

Pochi giorni prima di Natale, precisamente il 21 dicembre, emerge un ulteriore elemento investigativo: una impronta di scarpa insanguinata rinvenuta in cima alle scale dove fu scoperto il corpo della giovane vittima. Anche questa volta è il Tg1 a diffondere la notizia in anteprima, rivelando che la posizione di questa impronta sarebbe compatibile con la cosiddetta traccia 33 sul muro, quella che la Procura attribuisce proprio a Sempio.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'aggressore di Chiara si sarebbe fermato sulle scale, appoggiando la mano al muro mentre lasciava anche l'impronta della scarpa. Questo particolare riporta ancora una volta l'attenzione sull'amico del fratello di Chiara, delineando uno scenario in cui la dinamica del delitto potrebbe essere stata più complessa di quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio. Un caso che, a quasi vent'anni di distanza, continua a interrogare la giustizia italiana e l'opinione pubblica.

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