Il caso Garlasco torna sotto i riflettori con un nuovo capitolo giudiziario che riaccende le polemiche sull'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell'agosto del 2007. La giudice per le indagini preliminari di Pavia, Daniela Garlaschelli, ha respinto la richiesta di incidente probatorio presentata dalla difesa di Andrea Sempio, il 37enne indagato per la seconda volta per il delitto. Al centro della contesa: le analisi dei computer di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio, e della stessa vittima. Una decisione che alimenta lo scontro tra le diverse parti coinvolte in una vicenda che continua a dividere l'opinione pubblica a distanza di quasi diciotto anni.
La difesa di Sempio aveva chiesto di affidare a un perito terzo le verifiche sui dispositivi informatici, ma il gip ha motivato il rigetto spiegando che quelle stesse analisi sono già in corso da parte della Procura di Pavia. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia puntavano a far emergere elementi sul movente di Stasi o prove che rafforzassero l'estraneità del loro assistito. Tuttavia, la giudice ha rilevato l'assenza del presupposto tecnico necessario: le perizie richieste non supererebbero i 60 giorni di durata, condizione indispensabile per disporre un incidente probatorio in fase di indagini.
Il vero terreno di scontro riguarda proprio le attività informatiche sulla sera del 12 agosto 2007, il giorno prima del delitto. I consulenti tecnici della Procura hanno ricevuto l'incarico lo scorso 20 gennaio di esaminare la copia forense del computer di Stasi, concentrandosi sulle ore precedenti all'omicidio. Parallelamente, le analisi coinvolgono anche il dispositivo di Chiara Poggi, elemento su cui insistono particolarmente i legali di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis.
Nei giorni precedenti alla decisione del gip, gli avvocati della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, avevano reso nota una loro consulenza secondo cui Chiara, la sera prima di essere uccisa, avrebbe fatto accesso a una cartella del computer del fidanzato contenente materiale pornografico catalogato per genere. Secondo i legali della famiglia, questo dato inedito sarebbe collegato al movente dell'omicidio. Una tesi immediatamente contestata dalla difesa di Stasi, che ha bollato come "non confermato" il dato fornito, ricordando che una perizia aveva già escluso tale circostanza.
Il team legale dell'ex studente bocconiano condannato in via definitiva ha ribadito la volontà di estendere le analisi forensi al computer di Chiara Poggi, sostenendo che se un incidente probatorio deve essere promosso alla luce delle nuove indagini su Sempio, dovrebbe concentrarsi proprio su quel dispositivo e non su quello di Stasi. Una posizione che riflette la strategia difensiva volta a spostare l'attenzione investigativa su altri elementi della vicenda.
Dal provvedimento del giudice emerge che la Procura ha comunque disposto accertamenti su entrambi i computer, affidandoli al proprio consulente tecnico che ha garantito tempi di analisi inferiori ai due mesi. Questa scelta procedurale ha di fatto reso superflua la richiesta di incidente probatorio, ma non ha placato le tensioni tra le diverse parti processuali. Il caso Garlasco, che sembrava chiuso con la condanna definitiva di Stasi, continua così a generare nuovi sviluppi investigativi e battaglie legali, alimentando interrogativi che tengono ancora viva l'attenzione mediatica su uno dei delitti più discussi della cronaca giudiziaria italiana degli ultimi vent'anni.
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