Le incongruenze nella ricostruzione del femminicidio di Federica Torzullo continuano a sollevare interrogativi tra gli inquirenti. Nonostante la confessione di Claudio Carlomagno, il marito 45enne che ha ammesso di aver ucciso la donna nella loro casa di Anguillara Sabazia, troppi elementi della sua narrazione non convincono chi indaga. La Procura di Civitavecchia mantiene un atteggiamento prudente di fronte a quella che viene definita una versione "incerta" dei fatti.
Il procuratore Alberto Liguori non ha nascosto le perplessità emerse al termine dell'udienza di convalida del fermo. Le contraddizioni riguardano aspetti cruciali dell'inchiesta: non solo i tempi stretti in cui tutto sarebbe avvenuto, ma anche le modalità concrete con cui il delitto si sarebbe consumato. L'ipotesi di un'azione premeditata resta sul tavolo degli investigatori, nonostante Carlomagno sostenga di aver agito d'impulso.
La questione temporale rappresenta uno dei nodi più problematici della vicenda. Secondo quanto dichiarato dall'indagato, nell'arco di tre quarti d'ora avrebbe litigato con la moglie, l'avrebbe aggredita a coltellate, trasportato il cadavere dal primo piano al pianterreno, caricato in auto, ripulito meticolosamente bagno e scale dalle tracce ematiche, cambiato i vestiti sporchi e raggiunto il punto dove ha nascosto il corpo. "Non quadra che tutto questo sia stato possibile in 45 minuti", ha sottolineato Liguori con fermezza.
Le telecamere di sorveglianza documentano movimenti che non collimano perfettamente con il racconto fornito. Alle 7.35 del mattino Carlomagno viene ripreso mentre parte da casa in direzione del terreno agricolo nei pressi dell'azienda di famiglia, dove successivamente verrà ritrovato il corpo sepolto di Federica. Ma gli elementi raccolti suggeriscono una complessità maggiore rispetto alla sequenza lineare descritta dall'uomo.
Particolarmente significative sono le tracce biologiche rinvenute nell'abitazione. Carlomagno sostiene che l'aggressione mortale sia avvenuta all'interno del bagno, tuttavia il sangue è stato trovato in altri ambienti, a partire dalla camera da letto. Questa discrepanza geografica nell'ubicazione delle prove ematiche contraddice la sua versione e apre scenari alternativi sulla dinamica reale dell'omicidio.
L'ombra di possibili complici aleggia sull'indagine. Gli inquirenti non hanno ancora escluso che qualcuno possa aver aiutato Carlomagno nelle fasi successive all'omicidio. Una presenza fantasma documentata alle 14:17, quando una "persona non identificata" è stata vista entrare nell'abitazione durante il rientro dell'indagato, solleva interrogativi. Altrettanto enigmatica appare la presenza del padre di Claudio, ripreso su un furgone davanti alla casa tra le 7.08 e le 7.17 del 9 gennaio, proprio nei minuti immediatamente successivi al momento in cui sarebbe avvenuto il delitto.
Resta irrisolto anche il mistero dell'arma del delitto. Il 45enne ha dichiarato di aver utilizzato un coltello da cucina, del quale si sarebbe disfatto gettandolo in un corso d'acqua della zona. Ha fornito indicazioni precise su dove cercare, ma finora le ricerche non hanno prodotto risultati. L'assenza di questo elemento probatorio fondamentale alimenta ulteriori dubbi sulla completezza della confessione.
La Procura prosegue quindi con cautela investigativa, consapevole che la confessione potrebbe contenere una miscela calibrata di verità parziali e omissioni volontarie. Gli investigatori ritengono che Carlomagno abbia ammesso l'omicidio – fatto ormai incontestabile – ma abbia costruito attorno ad esso una narrazione che protegge aspetti ancora da chiarire. L'accusa formale di omicidio e occultamento di cadavere potrebbe arricchirsi di nuovi elementi man mano che le indagini approfondiranno le zone d'ombra ancora presenti nella ricostruzione di quella tragica mattina.
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