Una storia che si fa sempre più intricata, quella dell'arresto di Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato finito in manette con la gravissima accusa di omicidio volontario. A spezzare il silenzio è la sua compagna, che attraverso una serie di messaggi audio mandati in onda durante la puntata del 25 febbraio del programma pomeridiano Ore 14, ha dipinto un ritratto completamente diverso dell'uomo accusato di aver ucciso il 26enne Abderrahim Mansouri il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo, a Milano. Una vicenda che scuote profondamente l'opinione pubblica e riaccende il dibattito sul confine tra ordine pubblico e abuso di potere.
La donna, visibilmente provata, non usa mezze misure nel descrivere il compagno: lo dipinge come un uomo attaccato alla famiglia, agli amici, ai genitori, e soprattutto come una persona che non è mai stata violenta. Eppure, in un passaggio degli audio, ammette che qualcosa di inspiegabile deve essere accaduto in quei momenti concitati: "Certamente avrà perso la testa, sono sicura, conoscendolo", ha dichiarato, lasciando trasparire una contraddizione che non è sfuggita agli osservatori.
Ma è la sua teoria principale a fare più rumore. La compagna di Cinturrino sostiene apertamente che dietro l'arresto si nasconda una vendetta orchestrata da chi, nel corso del tempo, avrebbe subito le conseguenze del lavoro del poliziotto in quella zona difficile della periferia milanese. "Secondo me lo stanno incastrando", ha detto senza esitazione, aggiungendo che il movente sarebbe da ricercare nella lunga serie di arresti effettuati dall'agente in quell'area: "Hanno fatto molti arresti in quella zona e finalmente riescono a fare qualcosa per fargliela pagare per tutti gli arresti fatti".
La donna ha poi affrontato punto per punto le accuse circolate sui media, smentendo categoricamente la presenza di armi nella loro abitazione. "Non ci sono mai state, nemmeno la pistola d'ordinanza", ha precisato, spiegando che il compagno era solito recarsi al lavoro e tornare sempre in abiti civili, senza mai portare a casa l'arma di servizio. Anche le voci su presunte richieste di denaro o droga vengono respinte con forza dalla donna, che chiede alla gente di smettere di alimentare false narrazioni.
Sul ritrovamento di contanti, che aveva alimentato ulteriori sospetti, la compagna ha fornito una spiegazione precisa: i soldi erano stati prelevati in banca per far fronte alle spese previste per il primo del mese, tra cui la rata del mutuo e quella dell'antifurto, e di questo esisteva una ricevuta documentata, dettaglio che — a suo dire — non sarebbe mai stato adeguatamente evidenziato nei resoconti pubblici.
Anche le testimonianze dei colleghi che descrivono Cinturrino come una persona dai comportamenti aggressivi vengono ribaltate dalla compagna, che racconta invece di un agente spesso consultato dagli stessi colleghi per consigli professionali e supporto operativo. Un profilo ben diverso da quello emerso nel corso delle indagini.
In chiusura, la donna lascia spazio a una riflessione che suona come un tentativo di trovare un equilibrio tra la difesa del compagno e il riconoscimento della gravità dei fatti: "Adesso mi aspetto che paghi per quello che ha fatto, ma per quello che non ha fatto no. Io conoscendolo penso sia stato proprio preso dal panico". La vicenda è ora nelle mani della magistratura, mentre l'inchiesta sull'omicidio di Abderrahim Mansouri nel tristemente noto boschetto di Rogoredo continua a tenere banco, sollevando interrogativi profondi sul lavoro delle forze dell'ordine nelle zone ad alta tensione delle grandi città italiane.
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