Il nuovo Cliffhanger arriverà nelle sale nell'estate del 2026, ma dietro le quinte di questo atteso reboot si nasconde una battaglia legale che svela tutti i problemi produttivi che hanno stravolto il progetto originale. Il veterano producer Neal H. Moritz, candidato agli Emmy per The Boys e produttore di franchise miliardari come Fast & Furious e Sonic, ha intentato causa contro i finanziatori della Rocket Science Industries, rivendicando 2,5 milioni di dollari mai corrisposti e raccontando una travagliata odissea produttiva che ha trasformato radicalmente il film.
Quello che oggi conosciamo come reboot con Lily James e Pierce Brosnan, diretto da Jaume Collet-Serra, era nato come un vero e proprio sequel del classico d'azione del 1993. Il progetto iniziale prevedeva infatti il ritorno di Sylvester Stallone nel ruolo che lo aveva consacrato icona del cinema action, con la regia di Ric Roman Waugh e un inizio produzione fissato per il 2023. Tutto sembrava pronto, ma la situazione è rapidamente degenerata quando Rocket Science Industries ha rifiutato di pagare anticipatamente il compenso richiesto da Stallone.
La star di Rocky e Rambo, già impegnato con la serie Tulsa King, ha deciso di abbandonare la nave, seguito a ruota dal regista Waugh. Un doppio colpo devastante che ha mandato in frantumi l'intera impalcatura produttiva. Moritz e il suo socio Toby Jaffe hanno tentato nel corso del 2024 di risollevare il progetto coinvolgendo Jean-François Richet alla regia e riscrivendo completamente la sceneggiatura, sempre sperando di poter riportare a bordo Stallone.
Ma il vero colpo basso è arrivato quando Rocket Science Industries, incapace di trovare fondi senza la garanzia della presenza di Sly, ha chiesto a Moritz e Jaffe di rinunciare ai loro compensi contrattuali per permettere al film di procedere. Una richiesta che i due producer hanno accettato pur di salvare il progetto, ma che ora li lascia nel timore di non vedere mai un centesimo, nonostante il film sia ormai completato.
Le complicazioni non sono finite qui: anche Russell Crowe, inizialmente designato per interpretare il padre della protagonista, ha abbandonato la produzione. Solo l'arrivo di Pierce Brosnan, l'ex 007 che ha accettato di sostituirlo, ha finalmente permesso di chiudere il cast e completare le riprese. Il risultato è un film profondamente diverso da quello originariamente concepito: la nuova storia segue padre e figlia che gestiscono una società di alpinismo in Italia, con un'inversione dei ruoli rispetto al classico del '93, dato che sarà la donna a dover salvare il genitore da una situazione pericolosa.
L'ironia non sfugge a Moritz, che nella sua causa sottolinea come la vera scalata alpinistica sia stata quella produttiva piuttosto che quella sullo schermo. Il regista Jaume Collet-Serra, specialista dell'action con all'attivo thriller adrenalinici come Unknown con Liam Neeson e Black Adam con Dwayne Johnson, ha dovuto ricomporre i pezzi di un puzzle produttivo frantumato, trasformando un sequel diretto in un reboot al femminile che punta tutto sul carisma di Lily James, lontana anni luce dai suoi ruoli in costume come quello in Cenerentola o Downton Abbey.
La causa legale intentata da Moritz getta una luce inquietante sulle dinamiche finanziarie dell'industria cinematografica contemporanea, dove anche producer affermati con decenni di successi alle spalle possono trovarsi ostaggio di finanziatori incapaci di mantenere gli impegni contrattuali. Resta da vedere se il film, una volta distribuito nel 2026, riuscirà a ripagare commercialmente tutte le turbolenze affrontate durante la produzione, o se questa battaglia legale rappresenterà solo l'ultimo capitolo di un'avventura produttiva sfortunata dall'inizio alla fine.
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