La scomparsa di Diane Keaton, la celebre attrice premio Oscar morta sabato scorso all'età di 79 anni, ha riportato l'attenzione su una patologia respiratoria che continua a mietere vittime soprattutto tra gli anziani. Secondo quanto dichiarato dalla famiglia alla rivista People, la causa del decesso è stata la polmonite. Non è chiaro se l'attrice soffrisse di condizioni preesistenti che abbiano contribuito all'esito fatale, ma il caso solleva interrogativi importanti su questa infezione polmonare che può rivelarsi letale anche in tempi rapidissimi.
La polmonite rappresenta ancora oggi una delle principali cause di morte tra gli over 65, nonostante i progressi della medicina moderna. Si tratta di un'infezione che colpisce gli alveoli polmonari, le minuscole sacche d'aria nei polmoni, provocandone l'infiammazione e il riempimento con liquidi o pus. I sintomi tipici includono tosse con catarro, febbre, brividi e difficoltà respiratorie, ma la gravità può variare enormemente da forme lievi a manifestazioni potenzialmente mortali.
La vulnerabilità aumenta drasticamente con l'età e in presenza di un sistema immunitario compromesso. Secondo quanto spiegato dal dottor Ben Singer, pneumologo della Northwestern Medicine, l'infezione può essere scatenata da diversi agenti patogeni, principalmente virus respiratori come l'influenza, il Covid-19 o il comune raffreddore. Meno frequentemente, ma con conseguenze potenzialmente più gravi, la polmonite può essere causata da batteri.
Esistono diverse forme di questa patologia, ciascuna con caratteristiche specifiche. La cosiddetta "polmonite ambulante" è causata da un batterio e rappresenta una variante più lieve, che spesso non richiede ospedalizzazione. Ben più pericolosa è invece la polmonite contratta in ambiente ospedaliero, dove i pazienti già debilitati possono essere esposti a batteri resistenti agli antibiotici. Chi è collegato a ventilatori meccanici corre rischi ancora maggiori: non a caso molti decessi nelle prime fasi della pandemia di Covid furono causati proprio da polmonite sviluppata in ospedale.
Un'altra forma particolare è la polmonite da aspirazione, che si verifica quando cibo, liquidi, vomito o saliva finiscono nelle vie respiratorie. Questo tipo colpisce principalmente persone con riflessi compromessi, come chi ha subito lesioni cerebrali o soffre di problemi di deglutizione, oppure chi fa uso di alcol o sostanze stupefacenti.
I sintomi possono facilmente essere scambiati per un'influenza particolarmente ostinata, ma la durata prolungata dovrebbe mettere in allerta. Oltre ai classici dolori toracali durante la respirazione e la tosse produttiva, nei pazienti anziani possono manifestarsi confusione mentale e temperatura corporea inferiore alla norma anziché febbre. Le complicanze potenzialmente letali includono sepsi, insufficienza respiratoria, accumulo di liquidi intorno ai polmoni e ascessi polmonari.
La rapidità con cui la polmonite può evolvere verso esiti fatali è uno degli aspetti più insidiosi di questa patologia. Come sottolinea il dottor Humberto Choi, pneumologo della Cleveland Clinic, possono insorgere complicazioni aggiuntive come embolia polmonare, aritmie cardiache o addirittura encefalopatia. La sepsi, in particolare, rappresenta un meccanismo mortale in cui la risposta immunitaria dell'organismo all'infezione diventa così aggressiva da danneggiare gli stessi organi che dovrebbe proteggere.
Nel caso di Keaton, Singer ha evidenziato come anche persone apparentemente sane possano sviluppare rapidamente forme gravi della malattia. Quando i polmoni cedono, si innesca la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), una condizione che progredisce con velocità allarmante. I livelli di ossigeno possono crollare nell'arco di minuti, e le aritmie cardiache associate possono manifestarsi senza preavviso.
Sul fronte della prevenzione, esistono diversi strumenti a disposizione. Le vaccinazioni rappresentano la difesa più efficace: oltre ai vaccini contro influenza, Covid e virus respiratorio sinciziale, esiste un vaccino specifico contro il batterio responsabile della maggior parte dei casi di polmonite batterica. Nel 2024, un gruppo di consulenti indipendenti dei Centers for Disease Control and Prevention ha votato 14 a 1 per abbassare l'età raccomandata per la vaccinazione pneumococcica da 65 a 50 anni, un segnale dell'importanza riconosciuta a questa forma di prevenzione.
Tuttavia, gli specialisti avvertono che nessun vaccino offre protezione totale contro tutte le forme di polmonite. L'igiene personale accurata e il mantenimento di un sistema immunitario efficiente restano fondamentali. Chiunque manifesti difficoltà respiratorie, dolore toracico, febbre superiore ai 39 gradi o tosse persistente dovrebbe cercare immediatamente assistenza medica, poiché in questi casi ogni ora può fare la differenza tra la vita e la morte.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!