Crans-Montana: l'appetito post-risveglio nei pazienti

L'appetito intenso dei giovani sopravvissuti segnala l'avvio della fase di recupero. I medici osservano con attenzione questo indicatore metabolico positivo.

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Autore: Redazione ,
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Mangiare broccoli bolliti con voracità può diventare un indicatore medico inaspettato. È quello che sta accadendo a Giuseppe, 16 anni, uno dei primi ragazzi tornati a casa dopo la tragedia di Crans-Montana e il ricovero al Niguarda. Il padre lo ha raccontato al Corriere della Sera con stupore: l'appetito del figlio è letteralmente esploso, un segnale che i medici leggono con cauto ottimismo ma che nasconde una complessa rivoluzione metabolica che attraversa tutti i grandi ustionati.

Dietro quella fame apparentemente insaziabile si cela infatti un percorso drammatico che il corpo compie dopo un trauma da ustione grave. Il dottor Massimo Navissano, direttore del Centro Grandi Ustioni CTO dell'AOU Città della Salute di Torino, spiega che nei primi giorni e settimane dopo l'incidente si attraversa quella che viene definita fase catabolica: l'organismo entra in modalità sopravvivenza estrema e inizia letteralmente a consumare se stesso. «Il metabolismo cambia radicalmente e l'organismo brucia le proprie riserve: massa grassa, massa muscolare, tutto ciò che ha per reggere lo stress del trauma», chiarisce lo specialista.

In questa fase critica non c'è spazio per un'alimentazione normale. I pazienti intubati o non completamente coscienti ricevono supporto nutrizionale attraverso sondini naso-gastrici o per via parenterale con flebo. Le sacche nutrizionali utilizzate sono iperproteiche, cariche di aminoacidi, sali e vitamine, perché il fabbisogno energetico in questa fase raggiunge livelli altissimi. Il corpo sta combattendo una battaglia invisibile ma devastante, e ha bisogno di munizioni continue.

Il momento del risveglio segna una svolta fondamentale nel percorso di recupero. Quando i ragazzi tornano in grado di alimentarsi autonomamente, mangiare diventa parte integrante della terapia tanto quanto le medicazioni quotidiane. Portare il cibo alla bocca da soli è un gesto apparentemente banale che assume un valore terapeutico enorme. Tuttavia il supporto artificiale spesso non viene interrotto completamente: molti pazienti continuano a ricevere nutrizione enterale o parenterale durante la notte, perché il loro organismo richiede ancora quantità di energia superiori alla norma.

I pazienti ex ustionati mangiano come lupi, ma si tratta di una fase di compensazione

Con la chiusura progressiva delle ferite cutanee arriva quello che Navissano definisce un cambiamento «quasi curioso»: la fase anabolica. Il metabolismo inverte completamente la rotta e il corpo inizia ad assimilare tutto con un'efficienza estrema, recuperando rapidamente quanto perduto nei mesi precedenti. «Vedere questi pazienti uno o due mesi dopo è sorprendente», racconta il chirurgo, «perché nel frattempo sono ingrassati». Da qui nasce quell'appetito vorace che ha colpito il padre di Giuseppe: non è solo fame, è il corpo che ricostruisce letteralmente se stesso.

I tempi di questa rivoluzione metabolica variano enormemente da paziente a paziente. Dipendono dalla gravità dell'ustione, dall'intensità della fase catabolica attraversata, da innumerevoli fattori individuali. Alcuni tornano a un metabolismo più fisiologico in pochi mesi, per altri possono volerci anni di adattamento progressivo. Non esiste un protocollo universale, ogni percorso è unico.

Quando i ragazzi vengono dimessi e tornano alle loro case, l'alimentazione diventa generalmente libera. Dopo mesi di ospedale, con dietiste specializzate e protocolli nutrizionali rigorosi, il corpo ha già ripreso un apporto calorico normalizzato. Non servono diete particolari, il lavoro più delicato è già stato completato nelle settimane precedenti. Tuttavia Navissano mette in guardia: l'appetito vorace è sicuramente un segno positivo ma non significa che tutto sia risolto. Restano le medicazioni continue, il rischio costante di infezioni, le cicatrici da gestire, eventuali ferite ancora aperte e possibili complicanze respiratorie dovute all'inalazione di fumo.

Quando allora un grande ustionato può considerarsi davvero fuori pericolo? Il primo traguardo fondamentale è il superamento della fase rianimatoria iniziale: infezioni sotto controllo, funzione respiratoria stabile, organi vitali che reggono lo stress. Solo in quel momento si può parlare concretamente di vita salva. Ma il percorso di cura è tutt'altro che concluso: questi pazienti manterranno per anni un contatto stretto con i centri di chirurgia plastica per interventi ricostruttivi, fisioterapia intensiva e correzione progressiva delle cicatrici. Essere salvi non equivale a essere guariti completamente, significa aver superato il punto più critico di un viaggio lungo e complesso che passa anche, simbolicamente, attraverso un piatto di broccoli mangiato con un appetito ritrovato.

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