La Rai è nel mirino della critica e questa volta il bersaglio è precisamente Rai2, accusata di attraversare il periodo più buio della sua storia. Al centro della polemica c'è BellaMa', il programma pomeridiano condotto da Pierluigi Diaco, che sta scatenando un acceso dibattito sul livello qualitativo dell'offerta del servizio pubblico. La trasmissione, in onda nel pomeriggio, viene descritta come "un raro caso di pornografia del sentimentalismo e del pettegolezzo", in una fascia oraria già problematica che include anche "Ore 14" (ossessionato dal caso Garlasco) e "La Porta Magica".
Il giudizio sul format di BellaMa' non lascia spazio a interpretazioni: viene bollato come "un'accozzaglia di tutti i luoghi comuni della tv di risulta". L'idea di mettere a confronto boomer e Generazione Z viene definita un'operazione caratterizzata da "insulsaggine, insipienza e dilettantismo". Il problema, secondo gli osservatori più critici, non sta solo nel contenuto ma anche nello stile di conduzione, descritto come superficiale e caratterizzato da un "insopportabile moralismo".
Particolare scalpore ha suscitato il recente scontro televisivo tra Diaco e Valeria Marini, degenerato in uno scambio di accuse reciproche di falsità e bugie in diretta. Un episodio che, sottolineano i critici, "nella Rai di un tempo non sarebbe mai avvenuto", sintomo di un abbassamento generale degli standard qualitativi della rete.
Il confronto con Paolo Limiti diventa impietoso: entrambi propongono una televisione "un po' museale e un po' musicale", ma il compianto conduttore possedeva una competenza e una levità che il suo successore spirituale non sembra aver ereditato. Il problema di fondo, secondo questa analisi, sta nell'approccio al mezzo televisivo: mentre un conduttore dovrebbe essere al servizio del programma, in questo caso sembra valere il contrario, con una presunzione che rischia di affondare ogni potenziale contenuto interessante.
La carriera di Diaco viene descritta come costruita attraverso il "corteggiamento dei potenti", da Sandro Curzi a Maurizio Costanzo, ottenendo in cambio diverse trasmissioni che però non avrebbero mai raggiunto livelli qualitativi significativi. La critica più feroce riguarda proprio la capacità di trasformare ogni opportunità in un prodotto televisivo mediocre, sostenuto più dall'ego del conduttore che da solide basi contenutistiche.
Ma la questione va oltre il singolo programma o conduttore. Il vero nodo critico riguarda la dirigenza Rai e la sua apparente incapacità di intervenire per migliorare la qualità dei prodotti in onda. L'assenza di direttori di rete viene indicata come una delle cause di questo declino, con una classe dirigente che "non sa come si fa una proposta degna del servizio pubblico". In un'epoca di streaming wars e competizione agguerrita tra piattaforme, la televisione pubblica italiana sembra arrancare proprio nel suo mandato fondamentale: offrire contenuti di qualità che giustifichino il canone pagato dai cittadini.
Il futuro di Rai2 resta incerto, in attesa di un cambio di rotta che possa risollevare le sorti di una rete storicamente importante per l'offerta televisiva italiana, ma attualmente in evidente difficoltà nell'intercettare il pubblico con proposte all'altezza delle aspettative.
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