Die Hard - Vivere o morire anticipò il blackout ucraino del 2015?

Nel 2007 il film mise in scena un attacco digitale alla rete elettrica; otto anni dopo, in Ucraina, 225.000 clienti rimasero senza corrente.

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Autore: Redazione ,
Film
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Il 2007, prima dell’internet sempre in tasca

Die Hard - Vivere o morire uscì il 20 giugno 2007. Negli Stati Uniti il primo iPhone sarebbe arrivato nei negozi il 29 giugno, nove giorni più tardi: il telefono con browser, posta elettronica e mappe era stato presentato, ma non era ancora in vendita. In quel passaggio tecnologico il film collocò il pericolo non in un singolo computer, bensì nei collegamenti fra servizi essenziali.

Diretto da Len Wiseman, dura 130 minuti e affianca Bruce Willis a Timothy Olyphant, Justin Long, Cliff Curtis, Mary Elizabeth Winstead e Jonathan Sadowski. Il budget fu di 110 milioni di dollari; l’incasso mondiale raggiunse 383,5 milioni. La valutazione media registrata è 6,643 su 6.481 voti: tre misure distinte per produzione, risultato in sala e giudizio degli spettatori.

La previsione in tre passaggi

Nel film l’attacco viene chiamato Fire Sale: una sequenza coordinata contro trasporti, sistema finanziario e telecomunicazioni, poi servizi pubblici come gas, acqua ed elettricità. I semafori vengono manipolati, i mercati bloccati e la rete elettrica presa di mira. La previsione precisa è che l’accesso ai sistemi informatici possa produrre conseguenze fisiche, fino a interrompere l’erogazione di energia.

Il meccanismo comprende anche la frammentazione del lavoro: programmatori reclutati per scrivere singole parti di codice senza conoscere il progetto complessivo, mentre un gruppo centrale le combina. Thomas Gabriel, interpretato da Timothy Olyphant, dirige l’operazione; Matt Farrell, interpretato da Justin Long, riconosce la sequenza. Il centro della minaccia è il controllo remoto di infrastrutture già dipendenti dai computer.

Il blackout arrivato otto anni dopo

Il 23 dicembre 2015 tre società ucraine di distribuzione elettrica subirono un attacco informatico coordinato. Gli aggressori entrarono nei sistemi di controllo industriale, impartirono comandi attraverso le interfacce operative e ostacolarono l’intervento degli addetti. Le interruzioni lasciarono 225.000 clienti senza elettricità per un periodo compreso fra una e sei ore: fu la prima interruzione conosciuta del servizio elettrico causata con strumenti informatici.

Fra l’uscita del film e quel blackout passarono otto anni, sei mesi e tre giorni. La corrispondenza riguarda il passaggio decisivo mostrato nel 2007: comandi digitali usati per togliere corrente nel mondo fisico. L’episodio ucraino colpì il settore elettrico, non l’intera catena nazionale di trasporti, finanza, telecomunicazioni e servizi rappresentata dalla Fire Sale.

Un secondo settore seguì il 7 maggio 2021, quando Colonial Pipeline fermò il proprio sistema in risposta a un attacco ransomware. Le operazioni rimasero sospese per cinque giorni e la consegna di prodotti petroliferi fu interrotta in più Stati americani. Dal film erano passati tredici anni, dieci mesi e diciassette giorni: energia e reti digitali tornarono a coincidere nello stesso rapporto fra accesso informatico e arresto di un servizio fisico.