Drew Struzan, l'ultimo grande illustratore di Hollywood

Drew Struzan è stato l'ultimo a trasformare i film in immagini dipinte, prima del passaggio di Hollywood alla grafica digitale e Photoshop.

Immagine di Drew Struzan, l'ultimo grande illustratore di Hollywood
Autore: Redazione ,
Film
4' 49''
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Il mondo del cinema ha perso in pochi giorni due maestri dell'illustrazione che hanno segnato la storia della comunicazione cinematografica. La scomparsa di Drew Struzan e Renato Casaro rappresenta non solo un addio a due artisti straordinari, ma anche la chiusura definitiva di un'epoca in cui i poster dei film erano opere d'arte capaci di raccontare storie prima ancora che le luci della sala si spegnessero. Un'epoca in cui l'immaginario collettivo di intere generazioni veniva plasmato da pennelli, aerografi e matite, non da algoritmi e strategie di marketing.

Nato nel 1947 a Oregon City, Struzan aveva cominciato la sua carriera artistica negli studi di design di Los Angeles, dove creava copertine per album musicali. Beach Boys, Black Sabbath, Glenn Miller e Alice Cooper furono tra i primi a beneficiare del suo talento, anche se i compensi dell'epoca oscillavano modestamente tra i 150 e i 250 dollari per ogni illustrazione. Fu negli anni Settanta che avvenne la svolta verso il cinema, inizialmente con modeste produzioni di fantascienza di serie B.

La vera consacrazione arrivò nel 1977, quando Charles White III lo coinvolse nella realizzazione del poster per la ridistribuzione di Guerre stellari. Quel lavoro, soprannominato "Circus" per la sua somiglianza con le vecchie locandine circensi, divenne iconico anche per un dettaglio nato per necessità: gli autori si accorsero troppo tardi che non c'era spazio per i crediti del film, così aggiunsero una finta cornice di legno con stralci di altri poster attaccati. Da White, Struzan apprese l'uso magistrale dell'aerografo, tecnica che avrebbe poi combinato con pittura, carboncino e matita in un approccio del tutto personale.

Un'epoca in cui i poster erano opere d'arte, non algoritmi di marketing

La lista dei capolavori cinematografici che hanno avuto il privilegio di essere presentati al pubblico attraverso il suo lavoro è impressionante. Ritorno al futuro e i suoi seguiti, l'intera saga di Indiana Jones, i prequel di Star Wars, Harry Potter e la pietra filosofale, ma anche La cosa, I Goonies, Rambo, Hook – Capitan Uncino e Hellboy. Struzan possedeva un talento straordinario come ritrattista ed era capace di estrarre espressioni e volti dalle foto pubblicitarie che riceveva dalle produzioni, anche se spesso decideva di posare lui stesso.

Il segreto del suo stile risiedeva in una tecnica particolare: teneva la matita parallela al foglio invece che perpendicolare, per non farle mai perdere la punta. Questo dettaglio apparentemente minore contribuiva a creare quella vitalità incessante che caratterizzava ogni sua opera, quella luce che emanava da ogni linea. Le sue composizioni non erano semplici assemblamenti di volti: sapeva evocare attraverso i colori e la disposizione dei personaggi l'intera atmosfera della storia.

Registi del calibro di George Lucas, Steven Spielberg e Guillermo del Toro lo adoravano. Lucas arrivò perfino a imporre che le illustrazioni di Struzan fossero l'unico materiale promozionale per i mercati esteri. Del Toro e altri colleghi puntavano i piedi per avere almeno un poster alternativo realizzato da lui, quando quello ufficiale seguiva altre strade. Era stato uno degli ultimi grandi illustratori mainstream a resistere, ma anche grazie alla protezione di questi cineasti visionari.

Il ritiro ufficiale arrivò nel 2008, dopo aver completato il poster per Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Anche se continuò con progetti occasionali come le locandine speciali per Dragon Trainer e Star Wars: Il risveglio della Forza, Struzan aveva capito che i tempi erano cambiati. Gli anni Duemila avevano portato una trasformazione radicale: paletti burocratici, indagini di mercato e contratti che stabilivano esattamente quanto spazio dovesse occupare il volto di ogni attore sul cartellone avevano trasformato i poster in prodotti standardizzati.

Un esempio emblematico fu la saga di Harry Potter. Nel 2002, dopo aver disegnato la locandina del primo capitolo, Struzan venne richiamato per il secondo, La camera dei segreti. A metà dei lavori, però, l'ufficio marketing dello studio gli comunicò di aver preferito affidarsi alle composizioni fotografiche. L'illustratore completò comunque il poster, ma solo per piacere personale. Sempre più spesso, anche quando veniva chiamato, i suoi lavori finivano relegati a usi secondari o direttamente scartati.

La differenza tra il suo approccio e quello dei grafici moderni è evidente. I poster attuali replicano tutti lo stesso formato, soprannominato "teste volanti" proprio perché i volti degli attori sembrano fluttuare nel vuoto, ritagliati con Photoshop. Ironicamente, Struzan aveva contribuito a rendere questo formato un pilastro della comunicazione cinematografica, ma nelle sue mani era tutt'altra cosa. Non appiccicava volti su sfondi generici: le sue figure possedevano una tridimensionalità che le staccava dallo scenario circostante, pur mantenendo una bidimensionalità grafica quasi da logo.

Osservando i poster dei tre prequel di Star Wars si nota come le figure sfumino seguendo linee morbide, creando composizioni interessanti ma mai forzate. Un contrasto netto con le immagini confusionarie e sovraccariche prodotte per la nuova trilogia. Il vero salto di qualità risiedeva nel calore intrinseco dell'illustrazione, paradossalmente sempre più vitale di una fredda e sterile fotografia manipolata al computer.

L'illustrazione cinematografica non è scomparsa del tutto, ma si è rifugiata in una nicchia. Realtà come Mondo e Poster Posse sono nate proprio per riportare disegno, originalità e bellezza nella cartellonistica, producendo poster alternativi su licenza che hanno raccolto un grande seguito tra gli appassionati. Esistono generazioni di illustratori successive, alcuni diventati persino mainstream come James Jean, ma la loro produzione rimane frammentata e diluita nel tempo.

Per lasciare un segno come quello di Struzan serve non solo qualità, ma anche quantità. Serve ribadire il proprio stile poster dopo poster, con costanza e continuità, urlare il proprio messaggio per imprimerlo nella memoria collettiva. Gli illustratori contemporanei, strattonati da committenti di ambiti diversi e spesso invisibili al grande pubblico, hanno disperso questa potenza comunicativa. Drew Struzan è stato un grande illustratore non soltanto per il talento innato, ma perché il sistema produttivo dell'epoca gli aveva permesso di diventarlo e di affermarsi. La sua scomparsa segna la fine di un'epoca irripetibile del cinema popolare.

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