Famiglia nel bosco: si decide sui bimbi

La Corte d'Appello dell'Aquila esamina il ricorso della coppia che viveva in un casolare isolato. I tre figli sono in casa famiglia con la madre dal novembre scorso.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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La questione dei tre bambini sottratti alla custodia dei genitori Nathan e Catherine, la coppia che aveva scelto di vivere in modo spartano in un casolare isolato nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, giunge domani a un momento decisivo. La Corte d'Appello dell'Aquila esaminerà il reclamo presentato dagli avvocati della coppia contro l'ordinanza dello scorso 13 novembre, quando il Tribunale per i Minorenni aveva disposto la sospensione della responsabilità genitoriale e il trasferimento dei tre figli, tutti di età compresa tra sei e otto anni, in una struttura protetta a Vasto. Attualmente i minori si trovano nella casa famiglia insieme alla madre, mentre il padre vive separato da loro.

Le condizioni in cui versavano i bambini hanno sollevato preoccupazioni serie tra gli operatori sociali e i magistrati che seguono il caso. Sul piano educativo sono emersi dati allarmanti: secondo quanto riferito dalla tutrice dei minori durante il periodo di osservazione nella casa famiglia, nessuno dei tre saprebbe leggere e stanno appena iniziando ad apprendere l'alfabeto. Solo la figlia maggiore riuscirebbe a scrivere il proprio nome, ma esclusivamente sotto dettatura.

Il provvedimento del Tribunale per i Minorenni era stato motivato da una serie articolata di problematiche che riguardavano non solo l'istruzione, ma anche le condizioni abitative del casolare nel bosco, la carenza di socializzazione dei bambini e alcuni aspetti relativi alla loro salute. La vita scelta dalla coppia, pur rispettabile nelle intenzioni, aveva evidentemente prodotto conseguenze sullo sviluppo dei minori che le autorità hanno ritenuto incompatibili con il loro interesse primario.

I bambini stanno imparando ora l'alfabeto

Durante l'udienza del 4 dicembre scorso, i nuovi legali della coppia hanno presentato una soluzione abitativa alternativa che potrebbe sbloccare la situazione. Una famiglia del territorio avrebbe messo a disposizione un'abitazione temporanea dove Nathan e Catherine potrebbero trasferirsi con i figli in attesa di completare i lavori di ristrutturazione del casolare originario. Il Tribunale per i Minorenni aveva ascoltato le parti e raccolto questa nuova proposta, riservandosi di decidere su una possibile modifica del provvedimento di allontanamento.

Tuttavia, sia la curatrice che la tutrice dei minori hanno espresso perplessità sui tempi, sottolineando che il periodo trascorso dai bambini nella casa famiglia risulta ancora insufficiente per valutare se le criticità rilevate inizialmente siano state effettivamente superate. L'osservazione del loro comportamento, dei progressi nell'apprendimento e della capacità di adattamento richiede evidentemente più tempo.

Alla decisiva udienza di domani non saranno presenti Nathan e Catherine, che hanno delegato i propri legali a rappresentarli. Il verdetto dei giudici della Corte d'Appello stabilirà se il nucleo familiare potrà ricongiungersi oppure se i bambini dovranno rimanere ancora nella struttura protetta.

La vicenda ha attirato anche l'attenzione diplomatica dell'Australia, paese d'origine di uno dei genitori. Nei giorni scorsi due rappresentanti dell'ambasciata australiana hanno fatto visita ai bambini nella casa famiglia di Vasto. In una precedente udienza, Catherine aveva informato i giudici dell'esistenza di un conto corrente intestato ai figli presso un istituto bancario australiano, alimentato anche da contributi di parenti, come forma di garanzia economica per assicurare loro un futuro più stabile rispetto alle condizioni in cui erano cresciuti fino al momento dell'intervento delle autorità italiane.

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