Si infittisce il mistero attorno al femminicidio di Federica Torzullo, la 41enne uccisa ad Anguillara Sabazia. Claudio Carlomagno, che ha confessato l'omicidio della moglie, aveva inizialmente dichiarato di aver agito per paura di perdere l'affidamento del figlio. Ma ora il procuratore capo di Civitavecchia Alberto Liguori ricostruisce una dinamica completamente diversa, che ribalta la versione fornita dall'uomo e sposta persino la data dell'assassinio. Una vicenda che si tinge di particolari sempre più inquietanti, con un movente che affonda le radici nel controllo e nella volontà di mantenere uno status quo a ogni costo.
Secondo quanto riportato da Adnkronos attraverso gli estratti della nota del procuratore Liguori, il vero movente sarebbe legato alla decisione di Federica di chiudere definitivamente il rapporto. La donna, stanca dell'atteggiamento dilatorio del marito, gli avrebbe dato un ultimatum nel periodo natalizio: dopo le feste, ognuno si sarebbe dovuto trasferire in abitazioni separate. Una richiesta netta che avrebbe mandato in frantumi i piani di Carlomagno, desideroso invece di prolungare la convivenza nella villa di Anguillara Sabazia.
L'uomo, secondo la ricostruzione della Procura, era "più interessato a tirarla per le lunghe nel tentativo di difendere la comfort zone raggiunta", un atteggiamento che provocava crescente frustrazione in Federica. Carlomagno avrebbe infatti voluto mantenere quella routine domestica e continuare a beneficiare del supporto dei suoceri nella gestione del figlio, una situazione che la separazione avrebbe inevitabilmente compromesso.
Il punto di svolta si sarebbe verificato tra l'8 e il 9 gennaio. Federica aveva programmato una partenza per la Basilicata il 9 gennaio, con l'intenzione di mettere in pratica al suo ritorno, l'11 gennaio, quanto stabilito durante le festività natalizie. La sera dell'8, mentre preparava le valigie, avrebbe ribadito con fermezza i suoi propositi di separazione definitiva. Ed è proprio in quel momento che, secondo l'accusa, sarebbe scattata la reazione omicida.
La Procura sostiene infatti che l'aggressione mortale sia avvenuta la sera dell'8 gennaio e non la mattina del 9, come invece raccontato da Carlomagno nella sua confessione. L'uomo avrebbe "recuperato il coltello che aveva occultato all'abbisogna" e avrebbe infierito sulla moglie. Una premeditazione che, se confermata, aggraverebbe ulteriormente la posizione del reo confesso e smonterebbe la sua versione di un gesto impulsivo legato alla paura di perdere il figlio.
Per il procuratore Liguori il movente è inequivocabile: Carlomagno non ha accettato "il rifiuto di Federica di mantenere il rapporto affettivo con il coniuge". I suoi piani, come aveva temuto, sarebbero saltati con decorrenza lunedì 11 gennaio, quando la donna sarebbe tornata dalla Basilicata determinata a dare seguito alla separazione. Una prospettiva che l'uomo evidentemente non era disposto ad accettare.
Restano però ancora molti punti oscuri da chiarire nell'ambito dell'indagine. Il luogo esatto della casa in cui Federica ha trovato la morte non è stato ancora individuato con certezza. Altrettanto nebulosa è la questione se Carlomagno abbia agito da solo o se ci siano stati complici, e se l'omicidio sia effettivamente avvenuto l'8 sera o il 9 mattina. Gli investigatori attendono ora elementi decisivi dal "deposito della consulenza autoptica e di quella forense sui cellulari sequestrati", come ha precisato lo stesso Liguori, che dovrebbero fare luce definitiva sulla dinamica e sulla cronologia del femminicidio.
Il caso di Federica Torzullo si aggiunge tristemente alla lunga lista di donne uccise da mariti o compagni che non accettano la fine della relazione. Una storia di ordinaria violenza domestica, dove il controllo e il possesso prevalgono su qualsiasi forma di rispetto e dignità della persona. Le indagini proseguono per ricostruire ogni dettaglio di quella tragica sera, mentre la famiglia di Federica attende giustizia per una vita spezzata dalla violenza di chi avrebbe dovuto amarla.
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