Figlia di Stefano D'Orazio: «Vedova chiede 100mila euro»

La vedova di Stefano D'Orazio chiede 100mila euro per danni esistenziali alla figlia del musicista, riconosciuta dal tribunale dopo una lunga battaglia legale.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Un'eredità contesa, una paternità riconosciuta troppo tardi e ora una richiesta di risarcimento che ha dell'incredibile: la vicenda di Francesca Michelon, figlia legittima di Stefano D'Orazio, storico batterista dei Pooh scomparso nel 2020, si arricchisce di un nuovo capitolo che sembra uscito da una sceneggiatura drammatica. La vedova del musicista, Tiziana Giardoni, ha chiesto alla donna 100 mila euro per danni esistenziali, ribaltando completamente la narrazione dopo che un anno fa il tribunale di Roma aveva riconosciuto ufficialmente Francesca come figlia del celebre artista.

La storia giudiziaria che lega Francesca Michelon, oggi 41enne, alla famiglia D'Orazio è lunga e tortuosa. Tutto è iniziato nel 2014, quando la donna ha intrapreso un'azione legale per veder riconosciuta la propria identità, frutto di una relazione tra sua madre Oriana Bolletta e il batterista dei Pooh. Dopo oltre dieci anni di battaglie nei tribunali, il test del DNA ha finalmente confermato ciò che Francesca ha sempre sostenuto. Ma la sentenza di primo grado non si è limitata al riconoscimento di paternità: i giudici hanno annullato il testamento di D'Orazio, stabilendo che l'eredità dovesse essere divisa equamente tra figlia e vedova, e hanno inoltre riconosciuto a Francesca un risarcimento di 60 mila euro per danni esistenziali.

Ora però la situazione si è capovolta in modo surreale. I legali della vedova Giardoni sostengono che se i rapporti tra padre e figlia erano difficili, la responsabilità sarebbe da attribuire proprio a Francesca, descritta come una persona "affatto interessata a vedersi riconoscere come sua figlia, avanzando sempre e solo richieste economiche". Secondo questa tesi, la donna avrebbe causato sofferenza psicologica al musicista, giustificando così la richiesta di danni esistenziali post mortem.

Non ho mai pensato al denaro come obiettivo. Ho portato avanti questa battaglia per bisogni di verità, per la ricerca delle mie radici e della mia identità

La replica di Francesca Michelon è netta e carica di amarezza: "Sono rimasta basita, trovo tutto questo incomprensibile. Non ho capito quale sia la mia colpa. Ho inseguito per anni una sola verità, vedere riconosciuto il mio diritto di figlia". La donna sottolinea come la sua battaglia legale sia iniziata undici anni fa, ben prima della morte del padre avvenuta nel novembre 2020, smentendo così le accuse sui social di chi la dipinge come un'opportunista interessata solo al patrimonio.

E il patrimonio in questione non è certo trascurabile. Stefano D'Orazio, grazie alla sua lunga carriera con i Pooh - una delle band italiane più amate e di successo - avrebbe accumulato un'eredità consistente che include una splendida villa a Pantelleria, due attici a Roma, oltre ai proventi di dischi e concerti accumulati in decenni di carriera. L'ammontare esatto resta tuttavia sconosciuto, ma nel ricorso in appello la vedova Giardoni ha chiesto che a Francesca venga riconosciuta non la metà dell'eredità stabilita in primo grado, bensì solo la quota di legittima, ovvero un terzo del patrimonio.

Francesca Michelon attende ora la decisione della Corte d'Appello di Roma, che nei prossimi giorni potrebbe sciogliere la riserva e fissare la prossima udienza o decidere di approfondire ulteriormente carte e testimonianze. Nel frattempo, nessuno dei 60 mila euro stabiliti in primo grado è mai arrivato nelle sue mani, tutto congelato fino al terzo grado di giudizio.

"Ho sofferto moltissimo per quel rapporto così limitato con mio padre", confessa la donna, che racconta di vivere "con estrema fatica" l'intera situazione. "A ogni passo si riaprono ferite che procurano sofferenza", aggiunge, spiegando come la versione dei fatti presentata dai legali della vedova sia qualcosa che non aveva "mai sentito prima". Nonostante tutto, Francesca trova conforto nel sostegno ricevuto sui social: "Tante persone mi scrivono e mi incoraggiano nella mia battaglia. Non me lo aspettavo, non è nella mia natura essere ottimista. Tutto questo mi dà enorme forza".

La vicenda solleva interrogativi profondi sul diritto all'identità, sui tempi biblici della giustizia italiana e sulla complessità delle relazioni familiari quando si intrecciano con questioni patrimoniali importanti. Mentre i fan dei Pooh osservano con tristezza questa battaglia legale che offusca la memoria di uno dei musicisti più amati della musica italiana, Francesca Michelon continua la sua battaglia non per denaro, come tiene a precisare, ma per vedere finalmente riconosciuta quella verità che ha atteso per troppo tempo: essere semplicemente la figlia di suo padre.

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