Il caso di Garlasco continua a far discutere e dividere il mondo giuridico e televisivo, con botta e risposta sempre più accesi che tengono incollati allo schermo milioni di telespettatori. Nella puntata di oggi di Mattino Cinque, le dichiarazioni shock rilasciate ieri dall'avvocato Massimo Lovati sono tornate prepotentemente al centro dello studio, scatenando reazioni durissime e posizioni inconciliabili tra gli ospiti. Al punto che Grazia Longo non ha usato mezzi termini, pronunciando una frase destinata a far discutere: "Meno male che Andrea Sempio ha cambiato avvocato". Un attacco frontale che sintetizza la distanza siderale tra chi ancora difende l'innocenza di Alberto Stasi e chi invece considera chiuso un capitolo giudiziario con tre gradi di giudizio.
Federica Panicucci ha voluto rilanciare lo spezzone della puntata precedente, quello in cui Lovati aveva avanzato un'ipotesi a dir poco clamorosa: Stasi sarebbe stato costretto a dichiarare di aver trovato il corpo sotto minaccia e sarebbe stato incastrato da un sicario. Parole pesanti come macigni, che evocano scenari da thriller giudiziario e che chiamano in causa presunte trame oscure mai emerse nelle indagini ufficiali. La conduttrice, nel riproporre quelle immagini, ha cercato di fare chiarezza: Lovati intende davvero un sicario vero e proprio, oppure sta semplicemente indicando una persona terza, incaricata da altri? Un dubbio legittimo che ha innescato un dibattito articolato.
L'avvocato De Rensis, primo a intervenire dopo la messa in onda dello spezzone, ha definito l'osservazione di Panicucci "intelligente e acuta", pur mantenendo una certa prudenza nel giudicare la strategia difensiva del collega. "Ovviamente partendo dal presupposto che le dichiarazioni del collega sono sue e le motivazioni per cui le dice sono sue", ha precisato De Rensis, sottolineando come Lovati sia un professionista preparato che sicuramente aveva studiato una linea difensiva precisa, giusta o sbagliata che fosse. Un modo elegante per prendere le distanze senza attaccare frontalmente, ma che lascia trasparire più di un dubbio sulla tenuta di certe ipotesi.
È stata però Grazia Longo a far salire la temperatura dello scontro, andando dritta al punto con una franchezza disarmante. "Con tutto rispetto per l'avvocato Lovati che è un bravissimo avvocato e sa muoversi benissimo sia nelle aule giudiziarie che di fronte alle telecamere, io mi permetto di dire che meno male che Andrea Sempio ha cambiato avvocato", ha dichiarato senza giri di parole. La giornalista ha poi evidenziato un cambio di atteggiamento evidente nelle dichiarazioni di Andrea Sempio, fratello della vittima Chiara Poggi, che ora non esita più a indicare pubblicamente in Alberto Stasi il colpevole, proprio come stabilito da sentenze passate in giudicato. Una presa di posizione netta che si scontra frontalmente con la linea Lovati.
Longo ha poi affondato il colpo sull'ipotesi del sicario: "Non mi pare che ci siano elementi che possano suffragare questa ipotesi. Io l'ho detto dal primo momento, non dobbiamo avere paura della verità, vediamo cosa viene fuori da questa nuova inchiesta". Un richiamo alla concretezza investigativa che non lascia spazio a suggestioni o teorie complottiste prive di riscontri oggettivi. La giornalista ha ricordato come dalla nuova inchiesta siano trapelate diverse informazioni, compresa quella relativa a un'impronta che sembrava insanguinata, analizzata in uno speciale del TG1, ma nulla che possa far pensare seriamente alla pista del sicario.
L'avvocato De Rensis ha replicato con un certo fastidio: "Per fortuna la dottoressa Longo non è a conoscenza degli elementi della procura, e ci mancherebbe perché vorremmo dire che abbiamo a che fare con una procura sprovveduta, no?". Una difesa d'ufficio del segreto istruttorio che però non ha convinto Longo, pronta a controbattere: "Sì ma sono uscite tante cose avvocato, lei lo sa. Se ci fosse il sospetto serio, e sottolineo serio, di un sicario, io dubito che non sarebbe trapelato". Un punto non da poco, considerando quanto i media abbiano seguito capillarmente ogni sviluppo del caso.
De Rensis ha cercato di chiudere il confronto ricordando che la procura possiede elementi importanti che verranno resi noti al momento opportuno, e che si è in attesa di diversi approfondimenti tecnici, comprese possibili risultanze sui materiali analizzati. Ma la sua stoccata finale tradisce una certa insofferenza verso chi continua a rivedere ossessivamente gli stessi elementi: "Sono anche stupito che da parte di qualcuno si cerchi di creare una bolla temporale nella quale non si guarda al presente e al futuro, ma si fa solo lo Stasi bis, tris, quadris, poi rivediamo la camminata, rivediamo questo". Un richiamo a concentrarsi sulla nuova inchiesta piuttosto che rimasticare all'infinito le prove del processo ormai chiuso.
Il caso Garlasco continua dunque a spaccare l'opinione pubblica e gli addetti ai lavori, con la nuova inchiesta che dovrebbe fare chiarezza definitiva. Mentre si attende la chiusura delle indagini, il dibattito televisivo resta acceso, tra chi invoca verità nascoste e complotti e chi invece si affida ai fatti processuali consolidati. Una cosa è certa: ogni apparizione televisiva di chi ruota attorno a questa vicenda continua a generare scontri dialettici di rara intensità, testimonianza di quanto questo caso abbia segnato profondamente la cronaca giudiziaria italiana degli ultimi vent'anni.
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