Garlasco, il biologo: "Stasi escluso nel 2014"

Il biologo forense Ugo Ricci sostiene che Alberto Stasi avrebbe potuto essere escluso dalla scena del crimine già nel 2014, prima della scarcerazione.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Il delitto di Garlasco torna prepotentemente sotto i riflettori con una rivelazione che potrebbe cambiare la percezione dell'intera vicenda giudiziaria. Durante la puntata di questa mattina di Mattino Cinque, il biologo forense Ugo Ricci – figura chiave nella riapertura del caso – ha fatto un'affermazione dirompente: Alberto Stasi avrebbe potuto essere escluso dalla scena del crimine già nel 2014, ben prima della sua scarcerazione avvenuta dopo anni di detenzione. Una dichiarazione che riaccende il dibattito su uno dei casi di cronaca nera più controversi degli ultimi vent'anni e solleva interrogativi pesantissimi sulla gestione delle prove scientifiche durante il processo.

Il confronto in studio è stato incalzante fin dall'apertura. Federica Panicucci non ha perso tempo con domande di circostanza, andando dritta al punto: "Si poteva arrivare alle medesime considerazioni di oggi già nel 2014, quindi escludere Alberto Stasi dalla scena del delitto già allora?". La risposta di Ricci non ha lasciato margini di dubbio: "Certamente sì. I risultati sono categorici, e sono stati evidenziati nella perizia Albani, già dimostravano che Alberto Stasi non poteva essere uno dei donatori di quel DNA". Un'affermazione netta che, se confermata nelle sedi appropriate, potrebbe riscrivere completamente la narrazione di questo caso giudiziario.

Il biologo forense ha poi ripercorso nel dettaglio come è arrivato a queste conclusioni. Contattato nel 2023 dal team legale composto dagli avvocati Bocellari e De Rensis, Ricci è stato sottoposto a un doppio colloquio preliminare proprio per garantire la massima imparzialità nelle valutazioni. "L'avvocato De Rensis mi interrogò per due volte consecutive per accertarsi che potessi essere del tutto imparziale nelle mie considerazioni", ha spiegato lo specialista. Solo dopo questo rigoroso screening ha avuto accesso ai materiali cruciali: i tracciati elettroforetici di De Stefano, la relazione di Linarello contenente il DNA di Andrea Sempio, e successivamente la conferma attraverso la perizia Albani.

I risultati sono categorici: Alberto Stasi non poteva essere uno dei donatori di quel DNA

La metodologia seguita da Ricci è stata rigorosa e trasparente. Per garantire un ulteriore livello di verifica indipendente, su richiesta del team legale i tracciati elettroforetici sono stati inviati a un professore di Berlino esperto del cromosoma Y, al quale sono stati forniti i profili A e B in forma anonima, corrispondenti all'indagato e ad Alberto Stasi. "I risultati che sono stati trascritti in una relazione che ho allegato alla mia, riportavano gli stessi risultati che la dottoressa Albani ci conferma nel proprio elaborato", ha precisato il biologo, sottolineando come tre diverse analisi indipendenti abbiano portato alle medesime conclusioni.

Nel corso della trasmissione è intervenuto anche l'avvocato De Rensis, che ha spostato l'attenzione su un altro elemento potenzialmente dirimente: la perizia della dottoressa Cattaneo, ancora in attesa. "Sarà un passaggio fondamentale insieme alla BPA (Blood Pattern Analysis, ndr)", ha dichiarato il legale. "È chiaro che qualora l'orario della morte dovesse differire dalle ipotesi che ha portato Alberto in carcere, si apriranno scenari molto diversi". Un'ulteriore variabile che potrebbe aggiungere nuovi tasselli a un puzzle investigativo che continua a sollevare dubbi e interrogativi.

La vicenda assume contorni ancora più inquietanti se si considera che, secondo quanto emerso in trasmissione, le analisi del DNA oggi considerate decisive erano già disponibili nelle perizie precedenti. Se confermato, questo significherebbe che gli elementi scientifici per escludere Stasi erano presenti negli atti processuali da anni, ma non sono stati valutati o interpretati correttamente. Una questione che va oltre il singolo caso giudiziario e solleva domande più ampie sull'affidabilità delle perizie forensi e sulla loro corretta interpretazione nei processi.

Il caso Garlasco, che ha tenuto l'Italia con il fiato sospeso per anni, continua così a evolversi anche dopo la conclusione formale dell'iter giudiziario. Mentre si attende la perizia della dottoressa Cattaneo e ulteriori sviluppi investigativi, le dichiarazioni di Ricci a Mattino Cinque hanno riacceso i riflettori su una vicenda che potrebbe non aver ancora detto la sua ultima parola. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se questi nuovi elementi scientifici porteranno a una revisione formale del caso o rimarranno confinati nel dibattito mediatico e forense.

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