Il caso di Garlasco continua a far parlare di sé, stavolta con un colpo di scena che porta sotto i riflettori l'avvocato Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio. Il professionista è finito a processo per diffamazione proprio per le sue dichiarazioni sul delitto che ha sconvolto l'Italia, e ha scelto la televisione per anticipare la sua strategia difensiva. Ospite di Mattino Cinque, Lovati ha affrontato le accuse che pendono su di lui, spiegando il significato del controverso termine "macchinazione" che gli è costato la denuncia e che sarà al centro dell'udienza prevista per maggio 2025.
L'avvocato si dice "del tutto tranquillo" rispetto al processo che lo vede imputato, definendolo "un processo come un altro" nonostante la particolare prospettiva da cui dovrà viverlo questa volta, non più come difensore ma come accusato. La parola incriminata, "macchinazione", è stata pronunciata da Lovati in riferimento alle indagini sul caso Poggi, e ora diventa il fulcro della controversia legale che lo coinvolge.
Durante l'intervista con Federica Panicucci, Lovati ha cercato di chiarire il suo punto di vista linguistico e giuridico. Secondo la sua interpretazione, "macchinazione" sarebbe semplicemente un vocabolo di uso comune che indica "la messa in opera di un'attività occulta ai danni di qualcuno". Niente di più, niente di meno. L'ex legale di Sempio ha specificato che l'operazione a cui si riferisce riguarderebbe il Dna, elemento cruciale nelle indagini sul delitto di Garlasco. "La macchinazione non è ordita, è occulta. Ordita è troppo grave", ha precisato, tentando di stabilire una distinzione semantica che potrebbe rivelarsi decisiva nel processo.
Intanto emerge una strategia legale inedita: l'avvocato di Lovati, Fabrizio Gallo, ha annunciato in anteprima durante il programma che chiederà la sospensione del processo. La motivazione è strettamente legata agli sviluppi giudiziari che riguardano Andrea Sempio: "Prima dobbiamo attendere le sorti di quello che accadrà a Sempio – ha dichiarato Gallo – perché solo dopo possiamo stabilire se ci sia o meno macchinazione". Una mossa che collega indissolubilmente le sorti processuali dei due ex alleati legali.
Ma Lovati non si è limitato a difendersi dalle accuse di diffamazione. Ha colto l'occasione televisiva per ribadire la sua personale teoria sul caso di Garlasco, una ricostruzione che definire controversa sarebbe un eufemismo. Secondo l'avvocato, né Alberto Stasi né Andrea Sempio sarebbero colpevoli dell'omicidio di Chiara Poggi. Dietro il delitto si nasconderebbe invece un'organizzazione criminale, e l'assassino sarebbe addirittura un "agente segreto, come uno 007", secondo le sue testuali parole.
Le dichiarazioni più sorprendenti riguardano le ricerche effettuate nel computer della vittima. Lovati ha affermato che l'analisi del dispositivo di Chiara Poggi servirebbe a cercare un movente inesistente, sostenendo che eventuali documenti trovati supporterebbero invece la sua tesi: "Stava facendo delle ricerche sulla cocaina cattiva, sui rapporti pedopornografici della Chiesa", ha dichiarato senza fornire ulteriori elementi probatori. La presunta prova definitiva, secondo l'ex legale di Sempio, si troverebbe nella pennetta USB appartenuta alla giovane vittima.
Lovati aveva già tentato di giustificare l'uso del termine "macchinazione" in passato, attribuendolo a una "foga difensiva" in dichiarazioni rilasciate a IgnotoX. Ora però dovrà convincere un giudice che quella parola, con tutte le sue implicazioni, non costituisce diffamazione. Il processo di maggio si preannuncia come un momento cruciale non solo per la sua carriera professionale, ma anche per gettare nuova luce su uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi decenni. La vicenda del delitto di Garlasco, avvenuto nel 2007, continua così a generare colpi di scena processuali e mediatici a distanza di quasi vent'anni dai fatti.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!