Il giudice Vitelli paragona Garlasco ai rigori

Il giudice Stefano Vitelli paragona la sua assoluzione di Alberto Stasi a un rigore decisivo, parlando del peso di quella sentenza sulla sua carriera.

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Autore: Redazione ,
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Il caso Garlasco torna sotto i riflettori con le dichiarazioni shock di chi lo ha giudicato in primo grado. Stefano Vitelli, il magistrato che nel 2009 assolse Alberto Stasi dall'accusa di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi, è tornato a parlare di quella sentenza che gli è costata anni di polemiche e che ha segnato indelebilmente la sua carriera. Ospite del programma Storie Italiane su Rai 1 nella puntata del 3 febbraio, Vitelli ha usato un'inaspettata metafora calcistica per descrivere il peso di quella decisione, paragonando l'intero processo a "un calcio di rigore" che può determinare il giudizio su un'intera carriera professionale.

"Per me Garlasco è stato un calcio di rigore. Battuto bene o male non sta a me dirlo", ha dichiarato il giudice, sintetizzando con queste parole il dramma personale e professionale vissuto dopo quella sentenza che sarebbe stata poi completamente ribaltata nei gradi successivi di giudizio. Secondo Vitelli, la sua carriera – come quella di molti altri professionisti – può essere paragonata a una lunga partita di calcio in cui, nonostante l'impegno profuso per anni, tutto può essere ridefinito da un singolo episodio controverso.

Il magistrato ha comunque difeso la sua decisione del 2009, quando scelse di assolvere Stasi in seguito alla richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa. All'epoca, gli indizi raccolti dalle indagini non fornivano un quadro completo di quanto accaduto nella casa di Garlasco dove fu trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi. Vitelli ha definito il caso emblematico per il concetto giuridico di ragionevole dubbio, pilastro fondamentale del sistema penale italiano che impone l'assoluzione quando le prove non sono sufficienti a stabilire la colpevolezza oltre ogni dubbio.

A me quella telefonata "puzza"

Ma è sul finale della trasmissione che sono arrivate le dichiarazioni più sorprendenti. Durante la puntata è stata riascoltata la famigerata telefonata al 118 con cui Stasi, quasi arrivato in caserma dei carabinieri, avvisò di aver trovato il corpo della fidanzata. Vitelli ha raccontato un aneddoto significativo: ai tempi del processo fece ascoltare quella registrazione a un amico completamente estraneo al clamore mediatico del caso. "Lui ci sentì ansia e paura", ha rivelato il giudice, per poi aggiungere una frase che ha gettato nuova ombra sulla vicenda.

"Pochi minuti dopo a Stasi fu misurata la pressione arteriosa dall'ambulanza perché lo vedevano agitato. Su cosa avesse nell'animo, non si può dire. A me quella telefonata 'puzza'", ha dichiarato Vitelli, lasciando intendere che, a distanza di anni, nutre perplessità su quell'elemento della vicenda. Un'ammissione che suona quasi come un ripensamento a posteriori, considerando che fu proprio lui a disporre l'assoluzione in primo grado.

La sentenza di Vitelli fu infatti completamente ribaltata nel processo bis, che si concluse con la condanna definitiva di Alberto Stasi per l'omicidio di Chiara Poggi. Nel 2009, quando Vitelli pronunciò l'assoluzione, il rito abbreviato poteva ancora essere richiesto anche per reati punibili con l'ergastolo, un'opzione che la difesa di Stasi scelse strategicamente di fronte a un quadro indiziario considerato lacunoso.

Le parole del giudice riaprono ferite mai del tutto rimarginate in una delle vicende giudiziarie più controverse della cronaca italiana recente, un caso che ha diviso l'opinione pubblica e che continua a sollevare interrogativi sulla valutazione delle prove e sull'interpretazione del dubbio ragionevole nel nostro sistema giudiziario. Il caso Garlasco resta un esempio di come un singolo processo possa segnare non solo la vita degli imputati e delle vittime, ma anche quella dei magistrati chiamati a giudicare in situazioni di estrema complessità.

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