Insegnanti di sostegno, l'Italia viola i diritti

Il Consiglio d'Europa condanna l'Italia: il sistema di sostegno scolastico viola i diritti degli insegnanti precari e degli alunni con disabilità.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Il sistema italiano di sostegno scolastico agli studenti con disabilità è nel mirino del Consiglio d'Europa. Il Comitato europeo dei diritti sociali ha infatti stabilito che l'Italia viola sistematicamente i diritti fondamentali, non solo degli insegnanti di sostegno costretti a lavorare in condizioni di perenne precarietà, ma anche degli alunni con disabilità che vedono negato il loro diritto a un'istruzione inclusiva di qualità. Una doppia violazione che mette a nudo le fragilità strutturali di un sistema che fatica a garantire continuità educativa proprio alle persone più vulnerabili.

La condanna arriva in risposta a un ricorso presentato nel 2021 dall'Anief, l'Associazione Professionale e Sindacale che tutela i diritti dei docenti. Secondo il Comitato, un'elevata percentuale di insegnanti di sostegno viene assunta con contratti precari, mentre il 30% dei docenti non ha potuto seguire la formazione specialistica necessaria per svolgere questo delicato ruolo educativo. Una situazione che compromette gravemente la qualità dell'insegnamento destinato agli studenti con bisogni educativi speciali.

I numeri fotografano una crescita impressionante ma disordinata del settore. Dall'anno scolastico 2010/2011 a quello 2022/2023, gli alunni con disabilità sono aumentati del 243%, passando da 139mila a 338mila. Parallelamente, gli insegnanti di sostegno sono cresciuti del 248%, salendo da 94.430 a 234.460. Tuttavia, questa espansione quantitativa non ha risolto il problema della qualità e della stabilità: secondo dati Istat del febbraio 2024, un insegnante di sostegno su tre non ha completato la specializzazione richiesta.

Un insegnante di sostegno su tre non ha completato la specializzazione richiesta per svolgere questo ruolo

Il Governo italiano ha difeso la propria posizione sottolineando che il ricorso a contratti a tempo determinato nel settore dell'istruzione, e in particolare nel sostegno, sarebbe "in parte inevitabile" data la difficoltà di prevedere le esigenze specifiche. Variabili come il numero di alunni con disabilità che arrivano o lasciano la scuola, le richieste di trasferimento, i congedi per malattia e i pensionamenti renderebbero impossibile una pianificazione stabile. Un'argomentazione che però non ha convinto il Comitato europeo, che ha esaminato la situazione fino al 19 marzo 2025.

A dare voce alle famiglie e alle persone con disabilità è Vincenzo Falabella, presidente di Fish Ets, la Federazione Italiana per i diritti delle persone con disabilità. "La realtà attuale è caratterizzata da una forte discontinuità nei percorsi educativi, spesso dovuta al ricambio annuale dei docenti di sostegno", ha spiegato Falabella a Vanity Fair. Per mitigare questa criticità è stato introdotto il Decreto 32, che consente alle famiglie di richiedere la conferma del docente di sostegno dell'anno precedente, ma si tratta di una soluzione tampone che non risolve il problema alla radice.

Secondo Falabella, per rendere effettivo il modello inclusivo delineato in Italia sin dal 1977 serve una riforma strutturale ben più ampia. "Solo attraverso un organico stabile, preparato e radicato nelle scuole sarà possibile garantire ai ragazzi con disabilità percorsi educativi solidi, efficaci e in piena coerenza con la tradizione inclusiva che l'Italia ha inaugurato quasi cinquant'anni fa", ha sottolineato il presidente di Fish. La sfida è istituire cattedre di sostegno stabili, assegnate a docenti specializzati che operino in organico in modo continuativo, andando oltre le conferme annuali che rappresentano solo un palliativo.

Resta dunque una discrepanza significativa tra il numero di posti assegnati e le esigenze effettive sul territorio. Nonostante gli aumenti degli ultimi anni, la copertura rimane insufficiente e la qualità dell'insegnamento continua a essere compromessa dalla precarietà contrattuale e dalla mancanza di formazione adeguata. Una situazione che priva gli insegnanti del diritto "a guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso" e nega agli studenti con disabilità l'accesso a un'educazione davvero inclusiva, tradendo così la pionieristica vocazione italiana all'integrazione scolastica.

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