Il proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana, Jacques Moretti, ha affrontato ieri dieci ore di interrogatorio davanti ai magistrati svizzeri incaricati di fare luce sulla tragedia di Capodanno che ha provocato 40 morti e 120 feriti. Una strage che ha sconvolto l'opinione pubblica internazionale e che ora cerca responsabilità precise. Ma il 47enne imprenditore ha respinto ogni addebito, dichiarando ripetutamente: "Non ho colpe, sulla sicurezza ho fatto tutto quello che dovevo fare". Una linea difensiva che ha sollevato immediate reazioni dalle parti civili presenti in aula, rappresentanti delle famiglie delle vittime.
Secondo la ricostruzione di Moretti, nulla lasciava presagire un disastro di quelle dimensioni. L'imprenditore ha sottolineato che tutti i controlli effettuati negli anni dalle autorità comunali erano andati bene, con prescrizioni che definisce "marginali". Una versione che sarà ora sottoposta al vaglio degli inquirenti, che stanno valutando anche una ricostruzione virtuale dell'incendio per determinare con esattezza la dinamica degli eventi e le eventuali responsabilità nella gestione degli spazi e delle norme di sicurezza.
Un punto cruciale dell'interrogatorio ha riguardato le bottiglie di champagne con candele scintillanti, ritenute dagli investigatori una possibile causa scatenante del rogo. Moretti ha scaricato la responsabilità sul personale: "Era una cosa che faceva lo staff, non l'ho mai deciso io, ma non l'ho nemmeno vietato". Gli inquirenti ipotizzano che proprio le scintille di queste decorazioni abbiano raggiunto i pannelli fonoassorbenti del soffitto, materiale che si è rivelato altamente infiammabile e che avrebbe contribuito alla rapida propagazione delle fiamme.
Anche sulla questione della pannellatura ignifuga, il proprietario del Constellation ha respinto ogni responsabilità diretta. Ha spiegato di aver acquistato i pannelli fonoassorbenti senza essere informato della loro pericolosità e di aver specificato al fornitore che sarebbero stati installati in un locale aperto al pubblico. Durante i controlli effettuati fino al 2019, secondo Moretti, nessuna autorità aveva sollevato obiezioni sui pannelli installati. Un'affermazione che dovrà essere verificata attraverso l'analisi della documentazione tecnica e dei verbali delle ispezioni precedenti.
L'imprenditore ha continuato a deviare le criticità su comportamenti di terzi: la sedia che avrebbe ostruito un'uscita l'avrebbe posizionata un cliente il giorno prima dell'incendio, mentre la porta al piano terra trovata chiusa a chiave non sarebbe stata un'uscita di sicurezza ma una semplice porta di servizio. "Era chiusa sì, ma non so perché", ha dichiarato, cercando di minimizzare l'importanza di un elemento che potrebbe aver compromesso le vie di fuga durante l'evacuazione.
Nel corso dell'audizione, Moretti ha pronunciato una frase che ha suscitato immediate reazioni: "Anche noi siamo vittime di quello che è successo", riferendosi a sé stesso, alla moglie Jessica e alla famiglia, pur precisando "non vittime sullo stesso piano dei morti e dei feriti". Le parole hanno provocato la protesta degli avvocati delle famiglie delle vittime presenti come parti civili, che hanno contestato l'equiparazione tra la posizione dell'imprenditore sotto inchiesta e quella delle persone decedute o rimaste gravemente ferite.
Dopo le estenuanti dieci ore di interrogatorio, Moretti ha chiesto di interrompere l'audizione, dichiarando: "In carcere non mangio e non dormo, sono stanchissimo. Non me la sento di proseguire domattina". I giudici hanno accolto la richiesta, rinviando il seguito a data da destinarsi. Oggi sarà ascoltata in Procura la moglie Jessica, che potrebbe fornire ulteriori elementi sulla gestione del locale e sulle procedure di sicurezza adottate.
Parallelamente, la difesa di Moretti attende una decisione sulla richiesta di scarcerazione dietro cauzione, fissata a 200 mila franchi svizzeri, somma che sarebbe già stata depositata. Gli inquirenti proseguono intanto gli accertamenti, approfondendo anche la situazione patrimoniale della coppia per valutare eventuali profili di responsabilità economica. Le prossime settimane saranno decisive per determinare se le misure di sicurezza adottate nel locale fossero effettivamente conformi alle normative vigenti o se, come sostengono le accuse, la tragedia poteva essere evitata con una gestione più rigorosa degli standard di sicurezza.
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