La lebbra torna in Europa: sintomi e cure

Romania e Croazia segnalano nuovi casi di lebbra dopo decenni: per la Croazia è il primo dal 1993, per la Romania dal 1981. Le autorità rassicurano la popolazione.

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Autore: Redazione ,
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Il ritorno della lebbra in Europa dopo decenni di assenza ha riacceso i riflettori su una malattia che molti consideravano ormai relegata ai libri di storia. Romania e Croazia hanno confermato nuovi casi di questa patologia infettiva antica: per la nazione balcanica si tratta del primo episodio dal lontano 1993, mentre per il paese dell'Est Europa addirittura dal 1981. Una notizia che ha il sapore della cronaca storica più che dell'emergenza sanitaria, ma che merita comunque un'attenta analisi per capire cosa stia realmente accadendo e quali siano i rischi concreti per la popolazione.

Le autorità sanitarie locali hanno immediatamente rassicurato: i pazienti affetti dal morbo di Hansen – nome scientifico della lebbra – sono stati presi in carico e sottoposti a trattamento, e non esiste alcun pericolo di diffusione nella popolazione generale. La lebbra, infatti, non è affatto quella malattia iper-contagiosa dell'immaginario collettivo che ha alimentato secoli di stigma e isolamento sociale. La trasmissione avviene esclusivamente attraverso le secrezioni respiratorie e richiede contatti stretti e prolungati con persone non ancora in terapia: i contatti occasionali, brevi o casuali non rappresentano alcun rischio significativo.

Causata da micobatteri che colpiscono principalmente pelle, nervi periferici e mucose delle vie respiratorie superiori, la lebbra fa parte delle cosiddette malattie tropicali neglette. I suoi sintomi iniziali comprendono chiazze cutanee con riduzione o perdita della sensibilità, formicolii, intorpidimento e, nei casi più avanzati lasciati senza cure, danni ai nervi con conseguente debolezza muscolare e deformità. Il vero problema della patologia è il suo lunghissimo periodo di incubazione: da alcuni mesi fino a oltre dieci anni, un lasso temporale che rende complessa la diagnosi precoce.

Una volta iniziata la terapia antibiotica combinata, il paziente diventa rapidamente non contagioso e può guarire completamente

Ma perché la lebbra sta ricomparendo in paesi europei dove era considerata praticamente eliminata? La risposta è nella mobilità internazionale e nei flussi migratori dai paesi dove la malattia è ancora endemica. Persone provenienti da aree del mondo in cui il morbo di Hansen circola ancora possono sviluppare i sintomi anni dopo l'arrivo in Europa, proprio a causa di quei tempi di incubazione estremamente lunghi. Non si tratta quindi di una nuova diffusione della malattia sul territorio europeo, ma di casi sporadici importati, uno scenario già visto con altre patologie infettive sostanzialmente eradicate dal Vecchio Continente.

La buona notizia è che oggi la lebbra è una malattia perfettamente curabile. Il trattamento standard consiste in una terapia antibiotica combinata che utilizza più farmaci, somministrati per un periodo variabile tra sei e dodici mesi a seconda della forma clinica. L'efficacia è altissima e, soprattutto, una volta iniziato il trattamento il paziente diventa rapidamente non contagioso, eliminando il rischio di trasmissione ad altri. La guarigione completa è la norma quando la diagnosi è tempestiva.

E in Italia? La situazione è rassicurante: la lebbra è estremamente rara nel nostro paese. Negli ultimi decenni i casi segnalati sono stati quasi esclusivamente importati e diagnosticati in persone provenienti da paesi endemici. Non esistono focolai autoctoni e il sistema sanitario nazionale è perfettamente in grado di riconoscere e trattare tempestivamente eventuali nuovi casi. Il rischio per la popolazione generale resta davvero molto basso, praticamente trascurabile.

Nonostante l'impatto simbolico e mediatico della notizia – comprensibile data la storia millenaria di questa malattia e le sue implicazioni culturali – la ricomparsa di pochi casi isolati non rappresenta un'emergenza sanitaria. La lebbra è poco contagiosa, oggi curabile con protocolli consolidati e ben conosciuta dai servizi di sanità pubblica europei. L'attenzione dei sistemi sanitari resta comunque alta sulla diagnosi precoce e sul tracciamento dei contatti, ma senza alcun reale motivo di allarme sociale o preoccupazione per la salute collettiva.

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