Le galline non sono affatto stupide come si pensa: già a tre giorni di vita, i pulcini dimostrano capacità cognitive sorprendenti, riconoscendo i compagni con cui hanno avuto esperienze positive e preferendoli a quelli associati a ricordi negativi. A dimostrarlo è Maria Loconsole, ricercatrice dell'Università di Padova, che ha appena vinto un prestigioso bando dell'European Research Council (ERC) da quattro milioni di euro per un progetto che studierà la mente dei polli e la loro reazione ai cambiamenti ambientali. Un investimento che potrebbe rivoluzionare il modo in cui trattiamo l'animale più sfruttato al mondo negli allevamenti intensivi.
Il progetto, che impegnerà la ricercatrice per i prossimi sei anni, va ben oltre la semplice curiosità scientifica. «Lo scopo non è solo indagare il loro cervello, ma porre le basi per un approccio più etico alla gestione di animali ampiamente sfruttati negli allevamenti intensivi», spiega Loconsole. I bandi ERC sono tra i più competitivi a livello europeo e finanziano esclusivamente ricerche altamente innovative che richiedono la creazione di gruppi di lavoro internazionali.
La particolarità dello studio sta nell'approccio interdisciplinare: la ricercatrice italiana collabora con un collega conosciuto a Cambridge, specializzato nello studio del bucero, un uccello del Sud-est asiatico a grave rischio di estinzione. «L'idea era mettere insieme conoscenze e competenze trasversali», racconta. «Il mio collega lavora negli zoo, quindi studia il comportamento degli animali con un approccio più naturalistico. Io lavoro in laboratorio, in un ambiente più controllato. Entrambi abbiamo a cuore l'aspetto del benessere».
La scelta di concentrarsi sulle galline non è casuale. Loconsole, ricercatrice post dottorato al Dipartimento di Psicologia generale dell'Università di Padova, si occupa di psicologia comparata, una disciplina che parte dal presupposto che gli esseri umani siano una delle tante specie animali e che le nostre capacità cognitive si siano evolute per affrontare sfide ambientali. «Studiare la cognizione in altre specie permette di capire se processi come il riconoscimento dei volti, la memoria degli eventi passati o la pianificazione del futuro siano condivisi anche da animali non umani», spiega.
Il collegamento tra galline e bucero può sembrare bizzarro, ma ha una logica precisa: entrambe le specie subiscono pesantemente l'intervento umano sulle loro vite. Il bucero rischia l'estinzione, mentre la gallina è l'animale più sfruttato al mondo negli allevamenti intensivi. «L'obiettivo è capire come migliorare le loro condizioni», sottolinea la ricercatrice.
Le applicazioni pratiche della ricerca potrebbero essere rivoluzionarie. Un esempio concreto riguarda il fenomeno diffuso negli allevamenti intensivi in cui le galline si strappano le penne a vicenda. «Vogliamo capire come imparano questo comportamento: osservando le altre, per stress, depressione o sovrastimolazione. Individuare le cause può aiutarci a prevenirlo e a creare ambienti più adatti alle loro esigenze», chiarisce Loconsole.
Il progetto coinvolgerà diverse razze, dalla gallina padovana al pollo selvatico, fino a quello da carne. L'approccio è rigorosamente etico: gli animali vengono tenuti per il minor periodo possibile, riducendo al minimo l'impatto sulla loro vita. Al termine dello studio, le galline non verranno abbattute ma donate ad allevatori locali selezionati, che garantiscono un trattamento adeguato e rispettoso del loro benessere. Una dimostrazione che ricerca scientifica d'avanguardia e rispetto per gli animali possono andare di pari passo.
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