Mamma di Federica tentò di calmare Claudio

La suocera ha incontrato l'uomo la sera prima del delitto, quando aveva accompagnato il figlio dai nonni. Gli aveva manifestato preoccupazione per la separazione.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Un tentativo di dialogo fino all'ultimo, una promessa di non lasciarlo solo, parole di conforto pronunciate appena ventiquattro ore prima che tutto precipitasse in tragedia. La madre di Federica Torzullo, la donna di 40 anni uccisa a coltellate dal marito Claudio Carlomagno nella villetta di via Costantino ad Anguillara Sabazia, ha ricostruito ai carabinieri di Bracciano gli ultimi contatti con il genero, rivelando dettagli che gettano nuova luce sul femminicidio avvenuto lo scorso 9 gennaio. Le sue parole agli investigatori tradiscono tutto il dolore e lo sconcerto di chi pensava di conoscere quell'uomo come un membro della famiglia.

Roberta Virgulti, questo il nome della donna, ha incontrato Carlomagno la sera dell'8 gennaio, quando l'uomo aveva accompagnato il figlio di 10 anni dai nonni. In quell'occasione il quarantanovenne le aveva manifestato profonda preoccupazione per la separazione imminente dalla moglie. La suocera aveva cercato di tranquillizzarlo con parole che ora suonano drammaticamente profetiche: "Non ti lasceremo solo", gli aveva detto, ribadendo che Federica non aveva alcuna intenzione di allontanare il bambino dal padre.

L'accordo tra i coniugi, di fatto separati in casa da anni, prevedeva infatti una soluzione che avrebbe dovuto tutelare soprattutto il minore. Il figlio avrebbe continuato a vivere nella villetta familiare, mentre i genitori si sarebbero alternati nella gestione quotidiana, una formula di custodia condivisa che sulla carta sembrava rispettare le esigenze di tutti. La madre di Federica aveva confermato al genero che la figlia era determinata a procedere con la separazione legale, ma che il legame con il bambino sarebbe rimasto intatto per entrambi.

Non ti lasceremo solo, aveva promesso la suocera

Eppure qualcosa in questa ricostruzione non coincide con la versione fornita da Carlomagno stesso dopo aver confessato l'omicidio. L'uomo ha raccontato agli inquirenti di aver reagito a una lite violenta durante la quale la moglie lo avrebbe minacciato di portargli via il figlio, un movente che contrasta nettamente con quanto riferito sia dalla madre di Federica che da una sua amica intima. Secondo le testimonianze raccolte, non c'era alcuna intenzione da parte della vittima di privare il marito del rapporto con il bambino, anzi l'accordo trovato sembrava andare proprio nella direzione opposta.

Gli investigatori hanno inoltre appreso che Carlomagno si opponeva fermamente alla separazione e aveva già fatto saltare un primo appuntamento con un legale per definire i termini della separazione consensuale. Un atteggiamento che rivela come l'uomo non fosse disposto ad accettare la fine del matrimonio, nonostante le rassicurazioni ricevute sulla possibilità di mantenere un ruolo centrale nella vita del figlio.

"Non posso credere che l'abbia uccisa", avrebbe ripetuto più volte Roberta Virgulti ai carabinieri durante la deposizione di giovedì. La donna considerava Carlomagno parte integrante della famiglia, una presenza costante nella loro vita, rendendo ancora più incomprensibile la violenza esplosa in quella mattina di gennaio. Il ritratto che emerge è quello di un dramma familiare dove le apparenze celavano tensioni profonde e una incapacità di accettare il cambiamento.

Le indagini proseguono per chiarire diversi aspetti ancora oscuri della vicenda. Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire con precisione la tempistica del delitto e verificare se Carlomagno abbia agito da solo o se qualcuno possa averlo aiutato nelle fasi successive all'omicidio. Un punto cruciale riguarda il ritrovamento dell'arma del delitto, il coltello utilizzato per colpire ripetutamente Federica, che l'assassino avrebbe gettato in un canale dopo aver nascosto il corpo della moglie.

I carabinieri stanno setacciando un canale nei pressi della via Braccianese Claudia, dove secondo i dati GPS dell'auto di Carlomagno sarebbe stato abbandonato il coltello. Il recupero dell'arma rappresenterebbe un elemento fondamentale per confermare definitivamente la dinamica dell'omicidio e chiudere il cerchio sulle responsabilità penali dell'uomo, ora in carcere con l'accusa di femminicidio aggravato.

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