Manovra 2026: arriva la tassa di 2€ sui pacchi online

Il governo introduce una tassa di due euro su tutte le microspedizioni fino a 150 euro, sia dall'estero che nazionali, per evitare conflitti con le norme UE sui dazi.

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Autore: Redazione ,
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Il governo italiano si prepara a introdurre una tassa di due euro su tutte le microspedizioni di valore fino a 150 euro, senza distinzione tra pacchi che entrano nel Paese o che vengono spediti all'interno dei confini nazionali. La scelta di non limitare il prelievo ai soli arrivi dall'estero risponde a precise ragioni giuridiche: un'imposta riservata esclusivamente ai pacchi provenienti da fuori Unione Europea configurerebbe di fatto un dazio, materia di competenza esclusiva di Bruxelles e quindi non disponibile per i singoli Stati membri. Si tratta di uno degli emendamenti governativi alla legge di bilancio che stanno prendendo forma in queste ore in commissione Bilancio al Senato.

L'ondata di e-commerce generata dalla pandemia ha moltiplicato il traffico di pacchi e spedizioni in Italia, rendendo questa misura potenzialmente molto redditizia per le casse dello Stato. Tuttavia, il contributo fisso di due euro per ogni consegna rischia di accendere nuove polemiche tra i consumatori, abituati ormai a ordinare online prodotti di ogni genere. L'intervento governativo non va confuso con il cantiere europeo sulla fine dell'esenzione dai dazi per i pacchi di modesto valore provenienti da Paesi extraeuropei, dossier che tornerà nei prossimi giorni sui tavoli dei ministri delle finanze a Bruxelles ma che non diventerà operativo prima della metà del 2026.

Insieme alla tassa sulle microspedizioni, l'esecutivo ha predisposto un altro intervento fiscale di portata ancora maggiore: il raddoppio immediato della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie, che passerà dal 2 al 4 per mille sui mercati non regolamentati e dall'1 al 2 per mille su quelli regolamentati. L'aumento scatterà già dal 2026, senza il percorso progressivo triennale inizialmente ipotizzato dagli emendamenti di Fratelli d'Italia. Considerando che l'attuale struttura della tassazione sulle operazioni finanziarie garantisce entrate per 546 milioni di euro all'anno secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, il raddoppio dell'aliquota potrebbe portare circa 1,5 miliardi di euro in tre anni nelle casse dello Stato.

Questi due provvedimenti sono stati studiati per compensare la cancellazione della doppia tassazione sui dividendi, con la nuova regola basata su soglie alternative del valore della partecipazione fissate al 5% o 500mila euro. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha chiarito fin dall'arrivo del disegno di legge a Palazzo Madama che i saldi complessivi della manovra rimangono invariati, e gli emendamenti governativi sono stati congegnati proprio per autocompensarsi senza bisogno di coperture aggiuntive.

I saldi della manovra rimangono invariati nonostante le modifiche

Il fascicolo dei correttivi dell'esecutivo risulta molto più snello rispetto alle oltre 80 proposte di intervento presentate nei giorni scorsi dai diversi ministeri. L'obiettivo principale è eliminare gli aspetti più problematici del provvedimento approvato a metà ottobre, mentre in commissione sono confluiti inizialmente 5.742 emendamenti parlamentari, successivamente ridotti a 414 segnalati per l'esame. Le decisioni entreranno nel vivo dalla metà della prossima settimana, quando si potrà iniziare concretamente a votare.

Sul fronte degli affitti brevi, il governo ha trovato una soluzione di compromesso per sedare le polemiche divampate nella maggioranza. L'aliquota resterà al 21% per la prima casa concessa in locazione turistica, salirà al 26% per il secondo appartamento, mentre lo status di attività d'impresa scatterà dal terzo immobile anziché dal quinto come previsto attualmente. La modifica risponde soprattutto alla necessità di ripristinare gli equilibri politici nella coalizione di governo su un tema che accende invariabilmente le discussioni quando si interviene sulla fiscalità immobiliare.

La sostanza economica più rilevante della revisione della manovra riguarda però la tassazione delle imprese. Holding industriali, Sim, Sgr e Sicav verranno escluse dall'aumento di due punti percentuali dell'Irap, che rimarrà riservato esclusivamente a banche e assicurazioni. Gli emendamenti riformulati dal governo tradurranno in norma i contenuti dell'accordo bis con istituti di credito e compagnie assicurative, chiamate a versare altri 600 milioni in tre anni attraverso un ulteriore taglio alla deducibilità delle perdite pregresse.

Per le compagnie assicurative, inoltre, non scatterà l'obbligo di riversare all'Erario i dieci punti di differenza tra l'aliquota della tassa RcAuto del 12,5% e quella per danni al conducente del 2,5%. L'allineamento all'aliquota più alta si applicherà soltanto alle polizze sottoscritte dal primo gennaio 2026 in poi, salvaguardando così i contratti già in essere.

Le risorse recuperate attraverso questi interventi verranno destinate a misure di supporto per le imprese. In particolare, le aziende potranno continuare a compensare i bonus fiscali agevolativi come quelli per la Zes o per la transizione 4.0 e 5.0 con i contributi dovuti a Inps e Inail. Inoltre, sarà possibile ricorrere allo sconto dell'iperammortamento fino al 30 giugno 2028 per i nuovi investimenti produttivi, una misura particolarmente apprezzata dalle imprese manifatturiere per incentivare l'ammodernamento tecnologico.

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