Marco Rodari, il clown che porta gioia in guerra

A Bachmut, nel febbraio 2023, il clown Marco Rodari ha trasformato un rifugio sotterraneo in un momento di magia per Anghelina e altri bambini nascosti dalle bombe.

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Autore: Redazione ,
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Nelle cantine di Bachmut, città martoriata dell'Ucraina orientale, mentre le bombe cadevano senza sosta nel febbraio 2023, una bambina di nome Anghelina ha vissuto un momento impossibile. Tra il fragore della guerra e la paura che stringeva lo stomaco, ha visto entrare dei soldati nel rifugio sotterraneo dove si nascondeva con la nonna. Ma uno di quegli uomini, in pochi istanti, si è trasformato: via il giubbotto antiproiettile e l'elmetto, dentro un cappellino colorato e un naso rosso. Quello che stava per diventare un altro momento di terrore si è trasformato in magia pura, grazie a Marco Rodari, clown professionista che da oltre trent'anni porta sorrisi nei luoghi più devastati del pianeta.

Cinquant'anni, originario di Leggiuno in provincia di Varese, Rodari ha fatto della clown-terapia nelle zone di guerra la sua missione esistenziale. Con il nome d'arte Claun Il Pimpa, ha fondato l'associazione Per Far Sorridere il Cielo, attraverso cui porta spettacoli di magia, laboratori creativi e sostegno psicologico ai bambini traumatizzati dai conflitti. Il suo impegno gli è valso la nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana da parte del presidente Sergio Mattarella il 31 marzo 2023. Pochi giorni dopo la cerimonia ufficiale, Rodari era già in Iraq, poi in Siria, Ucraina e nella Striscia di Gaza, dove ha vissuto per diversi anni anche sotto i bombardamenti.

La vocazione è sbocciata prestissimo, quando aveva appena dodici anni e faceva divertire i coetanei dell'oratorio. A diciotto anni già girava per le zone critiche del mondo, e da allora non si è più fermato. Dodici missioni in Ucraina negli ultimi quattro anni, ognuna della durata di un mese o più, testimoniano un impegno che va ben oltre l'occasionale gesto di solidarietà. "È importante dedicare del tempo a questi luoghi, perché sono quelli dove è più difficile entrare in relazione con le persone", spiega Rodari, che non ha mai fatto distinzioni politiche: i suoi spettacoli sono per tutti i bambini, palestinesi e israeliani, senza discriminazioni.

Un bambino al quale hai regalato la meraviglia diventerà portatore sano di pace

La metodologia di Rodari si basa su un principio apparentemente semplice ma profondamente efficace: creare momenti impossibili. Nei contesti di guerra, dove i bambini si spengono, si chiudono in sé stessi e perdono persino il colore negli occhi, l'arrivo improvviso di un clown che fa magie rappresenta una rottura così inaspettata della realtà quotidiana da riaccendere la loro umanità. "La meraviglia in guerra esiste se tu crei cose, situazioni, momenti impossibili", racconta. "È questo che riporta i bambini a essere bambini".

L'approccio non è puramente ludico: oltre agli spettacoli, Rodari porta sostegno alimentare e medico, crea scuole di magia e laboratori per bambini e adulti. Ma l'aiuto più importante, sottolinea, è quello psicologico. La clown-terapia allevia il dolore e permette ai piccoli di dimenticare temporaneamente l'orrore che stanno vivendo. Ci vuole tempo per costruire questa fiducia: tempo per entrare in relazione con la popolazione locale e con i soldati, fino al punto che questi ultimi, nel mezzo di una battaglia, decidano di portarti a Bachmut proprio perché lì ci sono bambini che hanno bisogno di sorridere.

Il gesto finale di ogni incontro è un piccolo gioco fatto con un foglietto grande quanto un post-it, che Rodari lascia ai bambini come ricordo tangibile di quel momento magico. Quando ha ritrovato Anghelina mesi dopo, ormai rifugiata con la nonna in un campo profughi dopo essere riuscita a scappare dai bombardamenti, la bambina conservava ancora quel foglietto. Un minuscolo talismano di normalità e speranza in mezzo al caos, testimonianza concreta che la meraviglia può sopravvivere anche all'orrore della guerra.

Nella Striscia di Gaza, dove Rodari ha lasciato ragazzi che continuano a far divertire i bambini seguendo il suo esempio anche nei giorni più terribili, l'eredità del clown varesino continua a moltiplicarsi. "Vado dove mi chiamano o dove sento che c'è bisogno di me", afferma con la semplicità di chi ha trasformato una vocazione infantile in una missione umanitaria che dura da oltre tre decenni, dimostrando che a volte un naso rosso può fare più di mille parole per restituire dignità e futuro ai più piccoli.

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